Russia, oggi. Non è un paese per gay

Gogol, Chaikovskij, Diagilev, Nuriev, Esenin. Cosa unisce questi uomini oltre alla loro genialità e alla loro nazionalità?
Erano gay. Ed erano gay in un paese dove tutt’ora è meglio non dichiararlo.
 
Chaikovskij
Mentre Stati Uniti, Spagna, Francia e Inghilterra fanno passi avanti verso il riconoscimento dei diritti degli omosessuali, la Russia ricade nel Medioevo: i gay sono sempre più emarginati per colpa di leggi di stampo vetero-sovietico.
Dall’ascesa di Putin al potere, nel 2000, ci sono stati numerosi tentativi, sia a livello regionale che federale, di ricreare la legge anti omosessualità promulgata nel 1934 e che è rimasta in vigore fino al 1993. Leggi di questo tipo sono state già approvate in 11 su 46 delle regioni della Federazione Russa.
La legge 6.131 (anti propaganda omosessuale), ribattezzata in Germania “la legge dell’odio“, è stata approvata dalla Duma in prima lettura il 25 gennaio scorso: 388 deputati a favore, un contrario e un astenuto. Lavorando a stretto contatto con la Chiesa Ortodossa russa, il regime di Putin ha ripetutamente usato i metodi dell’estrema ignoranza, della semplificazione e della banalizzazione di concetti complessi.
Questa legge vieta la diffusione dei film, dei libri e delle riviste con contenuti di carattere omosessuale e l’uso della bandiera arcobaleno – il simbolo del movimento LGBT. Addirittura, proibisce ai media ogni riferimento allo stile di vita omosessuale.
Inoltre vieta agli omosessuali di svolgere certe professioni, come il politico o l’insegnante. Sembra ridicolo ma d’ora in avanti un bacio in pubblico fra due uomini potrebbe venire considerato come propaganda dell’omosessualità: e la pena massima prevista è una multa fino a 13 mila euro.
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Questo provvedimento è solo uno dei tanti con cui il governo limita molti dei diritti fondamentali, dalla stampa al voto. La maggioranza conservatrice della popolazione è sprofondata nella totale ignoranza e nell’odio. Molti russi vedono l’omosessualità come una perversione o una malattia. Le recenti statistiche rivelano che la metà della popolazione è contraria ai matrimoni gay e ritiene che gli omosessuali dovrebbero essere sottoposti al trattamento psichiatrico obbligatorio o essere isolati dalla società. E per molti anni solo una piccola parte liberale del paese ha cercato di combattere la discriminazione, la corruzione, la stagnazione e l’autocrazia del regime putiniano.
Non ci sono stime attendibili di quanti gay e lesbiche vivono in Russia, e solo poche grandi città come Mosca e San Pietroburgo hanno discoteche, bar o palestre gay.
Tuttavia neanche lì possono ritenersi al sicuro dal momento che l’aggressione contro gli omosessuali è tollerata dalla polizia. Durante le proteste contro questa legge, nel dicembre 2012, il fondatore dell’Associazione per i diritti dei gay, Samburov, fu attaccato con lanci di uova. Durante le proteste del gennaio scorso venti persone sono state arrestate e almeno 3 hanno perso il posto di lavoro (un giornalista televisivo  e due insegnanti).
In linea di principio, al soggetto non viene negata la possibilità di esistenza, ma in maniera più subdola lo si blocca negandogli ogni possibilità di azione.
Dal punto di vista di un’analisi di tipo semiotico-culturale, si potrebbe dire che tanto il singolo gay quanto l’intera comunità omosessuale non riescono a perseguire i propri programmi narrativi.
Infatti, non possono dichiarare la propria situazione, cosicché il soggetto cade nell’oblio, diventando, per la società in cui si trova, nient’altro che uno spettro. Quasi una forma di vita in decadenza perché la legge pone in essere una morale dominante in contrasto con l’essere del soggetto.
Formalmente non è illegale l’omosessualità, ma lo è tutto ciò che le è connesso.
Dei tabù e delle procedure di esclusione all’interno della società aveva del resto già parlato Foucault nel suo L’ordine del discorso, riferendosi a quegli argomenti che vengono accuratamente evitati, pena la condanna pubblica. Pena che, nel caso in questione, non è solo morale ma lede il soggetto con sanzioni previste dall’ordinamento giuridico.
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michelfoucault
In questa dinamica lo stato russo si pone come destinante di un modello e contemporaneamente come soggetto direttamente in gioco; proprio per questo ha vita facile all’interno di questi schemi rigidamente imposti. Le critiche stesse sfociano immediatamente in violazione delle regole poste e sono così immediatamente sanzionate. Lo scontro, la rivolta, in questi casi è inevitabile perché si pone come unico mezzo di visibilità per il soggetto interdetto.
Le istituzioni non sono l’unico colpevole in questa eliminazione del diverso. I russi hanno una concezione dell’omosessualità viziata dai pregiudizi e dalla disinformazione. C’è una maggioranza che assume se stessa come prototipo dell’universale rifiutando il contatto con l’altro. La Russia diventa così incapace di leggere l’altro.
E forse non è neanche interessata a farlo.
Yulia Gordeeva, Roberto Molica
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