Gli spot elettorali della campagna di Centro-Sinistra, 2013: leader, passioni ed effetti di realtà

Partiamo da SEL.
Il video si apre con il primo piano di una ragazza dalla bellezza imperfetta che, in un comizio, espone le sue esigenze e speranze, fatte proprie da un pubblico che non vediamo ma di cui ascoltiamo gli applausi. Lo spettatore è testimone di una scena in cui non viene direttamente interpellato, ma riesce comunque a sentirsi parte di un sentimento condiviso: il climax di emozioni della ragazza, la sua rabbia, la sua passione trasudano dal tono di voce e dalla trasformazione della fisionomia di un volto in cui sono scritti i suoi stati d’animo. Lo sdegno della giovane diventa sdegno e tumulto emotivo di chi è dall’altra parte dello schermo.

 

SEL

Dopo circa un minuto, si volta pagina. Appare il mezzo busto di Vendola in giacca e cravatta, su sfondo bianco. Il leader chiama in causa lo spettatore prima con lo sguardo in camera e poi  quando esplicita il fine persuasivo dell’annuncio: “vota e fai votare Sinistra Ecologia e Libertà”.

 

Il cambiamento deciso tra le due parti non crea discontinuità, ma serve a riequilibrare l’immagine del politico. Con un linguaggio più semplice e diretto del solito, Vendola presenta le sue soluzioni ai problemi posti dalla ragazza, senza scomporsi, in modo pacato. Non narcotizza l’umanità che l’ha sempre contraddistinto, ma la delega alla giovane donna in cui ritroviamo la sua istintività e il suo trasporto. Infine, la ripresa della metafora del “fiore nel deserto” e l’affermazione di un ritorno della Sinistra (quella “vera”, che mette al centro uguaglianza e libertà) garantiscono la coesione dello spot.

 

Dalla “vera” Sinistra passiamo al Centro.
Nel video di Scelta Civica, la voce off di Monti ci guida attraverso una serie di immagini e brevi sequenze filmate. Lo spot ha una struttura ciclica: le prime due scene che lo mostrano con i nipoti e insieme a dei ragazzi – belli sulla soglia dell’irrealtà – si ripetono anche alla fine. Si vuole rendere il leader più “umano”, più vicino alle persone comuni. Il discorso continua con “Mi hanno chiamato per prendere le decisioni che loro non avevano il coraggio di prendere”. Attraverso la netta contrapposizione linguistica (io Vs loro) si cerca di deresponsabilizzare il premier uscente dalle scelte che hanno costretto gli italiani a duri sacrifici.

 

monti

Nessuno di questi due obiettivi viene completamente raggiunto, soprattutto a causa di una struttura enunciativa troppo complessa. La continua alternanza di soggetti diversi (noi-Scelta Civica, io-Mario Monti,noi-italiani) rende la narrazione poco lineare e crea un effetto di disorientamento. Non si riesce a costruire progressivamente un noi inclusivo che renda lo spettatore parte di un tutto e lo metta al centro di un cambiamento che ha iniziato e di cui può farsi ancora promotore. A tutto questo si aggiunge il ricorso alla voce off e il tono inespressivo di Monti, che lo trasformano in una sorta di Deus ex machina: un soggetto distante che per di più adotta una retorica pedagogica.

 

A emergere con chiarezza, quindi, è solo la contrapposizione tra una vecchia politica responsabile della regressione e una nuova classe dirigente in grado di riformare il Paese.

 

Se al Centro troviamo l’io ingombrante di Monti, con il PD il leader si eclissa totalmente.
Protagonisti degli spot – “Il bacio” e “Il parto” – sono quattro ragazzi in cui gli elettori tra i 25 e i 35 anni potrebbero identificarsi. Il flusso di coscienza degli attori esprime una serie di preoccupazioni largamente condivise: mancanza di lavoro, difficoltà nell’ottenere un mutuo, alto costo della vita, assenza di meritocrazia.

 

Si cerca di dar voce ai problemi reali del Paese fotografando momenti importanti della nostra vita. L’effetto di realtà, però, è debole. Troppo forte, infatti, il richiamo all’estetica pubblicitaria (luoghi ed espressioni stereotipati, immagini patinate, atmosfera artefatta).
Il sottofondo musicale, inoltre, ci mette di fronte a un racconto altrui in cui non riusciamo a immedesimarci del tutto. In più, la totale assenza del leader e una lista di preoccupazioni condivise da chiunque, indipendentemente dal colore politico, rischiano di rendere il messaggio poco incisivo.

 

In tutti gli spot il tentativo di intercettare gli umori dell’elettorato e di coinvolgerlo emotivamente è evidente, ma non mancano punti deboli. Il PD si concentra sui problemi delle persone, ma è assente una figura autorevole e rassicurante che indichi le soluzioni. Al contrario, in Scelta Civica c’è un tentativo sia linguistico sia visivo di creare un noi, ma la figura di Monti rimane lontana dai cittadini e dai loro problemi. SEL è l’unico che riesce a bilanciare presenza del leader e persone comuni, coinvolgimento emotivo e proposte elettorali.

 

Antonio Laurino e Gloria Neri

 

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