Altri rifiuti. Le dimissioni di Benedetto XVI tra le sue parole e quelle della stampa italiana

 “Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino.”
È questa la dichiarazione del papa che ha fatto notizia in tutto il mondo, comunicata in traduzione estemporanea dalla vaticanista dell’Ansa Giovanna Chirri alle 11.46 del 11 Febbraio e che ha distolto i giornalisti italiani dalle imminenti elezioni politiche.
Un discorso breve e semplice quello di Papa Benedetto XVI. L’ha scritto di suo pugno e letto ai cardinali attoniti e sorpresi in occasione del Concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto: se vuoi leggere l’intero testo apri qui, in questo post ci limiteremo a evidenziare alcuni punti chiave:
 
1° punto (estratto riportato sopra): riconosce di essere ormai inadeguato a svolgere il ruolo affidatogli e fa riferimento al senso del dovere di cui si sente investito, a causa del quale ha dovuto interrogarsi ripetutamente davanti a Dio.
2° punto: esprime le motivazioni della sua scelta indotta da una diminuzione del vigore del corpo e dell’animo e, inversamente, da un aumento delle difficoltà di gestire “la barca di San Pietro” nel mondo d’oggi. Per primo ammette di essere consapevole della spiritualità del proprio ministero che si compie anche con la sofferenza e la preghiera e al quale tuttavia annuncia di rinunciare. Potremmo dire che excusatio non petita, accusatio manifesta: forse prima ancora del mondo esterno la fonte primaria di accuse è proprio la sua coscienza.
3° punto: definisce i termini del suo mandato e della prossima nomina. In ultimo procede con i ringraziamenti e, in virtù del senso del dovere verso tutti i fedeli e nella consapevolezza della gravità di questa decisione, porge le scuse e chiede perdono.
Cosa hanno scelto di prediligere di questo discorso le varie testate giornalistiche italiane? Riportiamo di seguito un’analisi della prima pagina di alcuni dei quotidiani nazionali del 12 febbraio.
Il Corriere della sera ha posto l’attenzione sul senso del dovere che investe un papa nel momento dell’elezione -considerata quasi irrevocabile- e sul peso che ha potuto avere la sua coscienza sulla decisione:“Non ho più le forze. Perdonatemi”.
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Infatti è la prima volta, dopo Celestino V che “fece per viltade il gran rifiuto”, come racconta Dante nell’Inferno, che un Papa rinuncia in vita al proprio ministero.
Questo atto è un unicum nella storia e molti ritengono sia un grande passo verso la modernità della Chiesa. La rinuncia di Benedetto XVI, infatti, è un’ammissione della fragilità umana. Per alcuni è un esempio di grandezza per gli uomini e per la Chiesa (vedi dopo La Stampa), per altri è la scelta di un uomo di preservarsi da una maggiore sofferenza, diversamente da come aveva fatto otto anni prima il predecessore Giovanni Paolo II mostrandosi al pubblico agonizzante a causa della malattia.
La questione concerne la dicotomia spirito/corpo, fondamento di qualsiasi discorso mistico-religioso, a cui lo stesso Pontefice fa riferimento: nel suo discorso ne neutralizza l’opposizione euforizzando il termine complesso, e quindi la necessità della compresenza di entrambi i contrari per compiere il ministero.
Considerando proprio questo aspetto la testata più irriverente è di certo Il Giornale che in prima pagina scrive: “Il papa scende dalla croce. Amen” e accanto un altro titolo “L’intellettuale che preferiva i libri al soglio”. L’attenzione va alla libertà di scelta del Papa e alla sua rinomata predilezione per lo studio e la cultura, caratteristiche che ne accentuano proprio la corporalità e l’umanità, a dispetto della spiritualità (l’effetto è maggiormente reso dall’appellativo “intellettuale”).
Diversamente, invece, la scelta de La Stampa di imprimere una connotazione positiva a questo addio storico, capace di dare ancora più forza alla stessa istituzione. Si legge negli articoli di spalla“Choc tra i fedeli: ma è la forza della chiesa” e “Ora più che mai è il successore di Pietro”, mentre il titolo d’apertura pone l’attenzione sull’aspetto temporale della decisione del papa che ha avuto inizio un anno fa.
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Sulla stessa linea si pone anche Il fatto quotidiano che annuncia “Benedetto coraggio”, con massima enfasi proprio sulla scelta del papa che ha agito “per salvare la Chiesa”.
È interessante notare come sia stato ripreso, da parte di alcune testate, lo stesso lessico biblico riferito alla  crocifissione di Cristo per descrivere un’azione sostanzialmente opposta: se 2000 anni fa era la manifestazione della sofferenza a salvare la Chiesa e l’umanità, oggi è il non-voler-soffrire a produrre lo stesso effetto. E questa scelta stilistica si pone in linea con l’affermazione del processo di modernizzazione della Chiesa e del cambiamento dei tempi di cui le stesse testate si fanno portavoce.
Come già detto sopra, Il Fatto Quotidiano e Il Corriere si esprimono in questi termini, e allo stesso modo anche La Repubblica nel catenaccio “Non ho più le forse, me ne vado per il bene della Chiesa”. Al contrario de Il Giornale che parla della croce da cui Benedetto ha deciso di scendere.
Per quanto riguarda, invece, la dimensione temporale, molti, giornalisti e non, hanno ripescato dalla memoria i sentori di questa decisione relativi già ad un anno fa. Alla base di queste previsioni gli avvenimenti che hanno gettato fango (o, per alcuni, fatto luce) sull’ambiente vaticano ed ecclesiastico. In altri casi, molti si sono appellati alla lungimiranza solidale del regista Nanni Moretti che in Habemus Papam ha messo in scena proprio le fragilità dell’uomo al cospetto di un mandato di tale importanza, conclusosi con l’abdicazione.
Anche Libero in prima pagina rivendica un’esclusiva sulle dimissioni del Papa preannunciate un anno fa con l’occhiello in cui si legge “Come anticipato da Libero” e focalizza l’attenzione proprio sugli intrighi e gli scandali che hanno destabilizzato il ruolo del Pontefice al punto da indurlo a dimettersi.
Parla solo di pochi mesi, invece, Il Messaggero, che annuncia la notizia con un “Papa choc”, sovrastampato sulla foto che figurativizza l’annunciata “sede vacante”, in stile pettegolezzo da pagina patinata. Questa testata, giocando ancora sulla notizia ad effetto, inserisce la foto del reporter Alessandro Di Meo del fulmine che il giorno dell’annuncio ha colpito la cupola della Basilica di San Pietro.
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Questa rassegna delle maggiori testate italiane, del giorno successivo all’annuncio di Ratzinger, traduce sufficientemente le dinamiche che la notizia ha messo in moto e riflette quello che in altri termini si è detto anche sul web, attraverso i social network e nelle altre testate locali e internazionali. Com’è evidente, i giornalisti si mostrano molto divisi sulla questione e allo stesso modo anche l’opinione pubblica. Dalla parte dell’accusa o della difesa, a metà fra condivisione e rispetto, al limite fra ironia e irriverenza.
 

Francesca Venezia

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