L’amore ai tempi dei Google Glass. L’homo ludens tra amor cortese e stalking telematico

Senza crisi non c’è creazione, e ogni atto poetico ha alla base un moto di panico e terrore.
Lo sosteneva Vico nel XVII secolo, ma l’affermazione non potrebbe essere più attuale.
Lo sa bene Google, che per rispondere alla crisi economica sta lanciando sul mercato l’ultima frontiera dell’ingegneria informatica: una protesi visiva atta ad “aumentare” la realtà.
Perché se questo mondo ci fa così schifo, almeno Google ci consente di giocare in uno più bello.
A patto che abbiate i soldi per farlo!
Non bastano gli inevitabili dissidi interiori dell’uomo, ora ci si mette anche la rivoluzione telematica a complicare cose e persone.
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Con un colpo secco al dilemma atavico tra essere o non essere, dubbio e fede, “cravatta o senza”, la novità in campo di crisi esistenziale vede l’homo ludens combattuto tra reale e virtuale.
Le innumerevoli rappresentazioni dell’Io che il soggetto sperimenta nel corso della sua esperienza con l’altro hanno trovato un nuovo parco giochi, al di fuori della manifestazione fisica. E mentre se la spassano ad autocelebrarsi sui Social Network, con le sempre più originali simulazioni del molteplice, l’Io fisico si arrabatta per conciliare questa messa in scena virtuale con la piatta esistenza reale.
Per fortuna ci pensa Mr. Google alle nostre anime problematiche, con una soluzione che evoca romantici scenari cyber punk.
Google Glass – questo il nome del prodotto fin troppo innovativo – verranno immessi nel mercato alla fine di questo anno, ma Google ha già cominciato la sua campagna di promozione sul web.
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Il video ufficiale ha ben poco di straordinario, eccetto il punto di vista soggettivo di un ipotetico utente.
Eppure, è proprio alla creatività che il motore di ricerca si appiglia per suggerire l’utilità della rivoluzionaria invenzione.
La trama, complessivamente banale, è la storia di un corteggiamento.
L’“user-glass” del viral ha un obiettivo prevedibile: conquistare la sua lei, rigorosamente via web, preferibilmente in giornata.
Del resto, senza quei magici occhiali che lanciano promemoria sullo schermo, il soggetto penserebbe a tutt’altro al suo risveglio mattutino.
Ma l’Amor digitale non perdona sviste e il dispositivo ci mette al riparo anche da questo. Consente di contrastare il crescente livello di disattenzione che il soggetto sperimenta sulla rete. Lo riconduce nei binari del suo programma narrativo, senza che il fascino della serendipità lo distolga dall’obiettivo imposto.
Basta un piccolo movimento del capo a risvegliare l’apparecchio dallo standby e attivare indicazioni in tempo reale sul clima, eventuali imprevisti dei servizi di trasporto e relativi suggerimenti per raggiungere a piedi la meta prefissata, nel minor tempo possibile.
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Come molti studi neurofisiologici dimostrano, quell’essere uterino e ipersensibile, che qualcuno definisce “donna”, verrebbe irrimediabilmente attratto da esseri di sesso maschile per lo più dotati di spiccate doti creative. Le ricerche spiegherebbero così perché quattro ragazze su sei al liceo preferiscono il tipo basso, sformato e senza sopracciglia, a quello alto figo e atletico, che però non suona in una band né se la cava con l’ironia.
Perché se sai suonare il basso o inventi battute brillanti, allora si che la tua ragazza si sente al sicuro in caso di bombardamento atomico.
In ogni caso, il soggetto dello spot, per conquistare l’amata, ha optato per una web performance dal vivo, complici gli occhiali: una serenata in ukulele. Peccato che lui l’ukulele non lo sappia suonare.
Poco male. Ci penserà l’irrinunciabile protesi a suggerirgli la libreria più vicina in cui trovare l’oggetto adatto: un corso per imparare a suonare lo strumento in un giorno. Così come indispensabile sarà il suo aiuto nel connettere il soggetto con l’amico/adiuvante che gli suggerirà il luogo in cui trovare il panorama più ameno.
Con le competenze e il sapere acquisiti, il soggetto può esibirsi sul tetto di un edificio, in videochiamata. L’utente domina il tramonto dorato sulla città con lo sguardo. Un’immagine che lascia supporre il concept su cui potrebbero fondarsi i futuri spot ufficiali. Nel frattempo la donzella, con un sorpreso “It’s beautiful”, sanziona positivamente la performanza del soggetto.
Come nella migliore tradizione cortese, la donna incarna quello stesso Amore che ha destinato il proprio cavaliere a compiere la sua “missione”. Operazione del resto imprescindibile dall’aiuto degli occhiali.
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Il video ha avuto una notevole risonanza. A confermarlo sono gli svariati virali di risposta che in tono ironico evidenziano gli eventuali disagi che il dispositivo potrebbe generare.
Primo fra tutti il problema della privacy.
La parodia in questione riprende il tema del corteggiamento, ma il soggetto (il ragazzo, enunciatore visivo del discorso) e l’oggetto di valore perseguito (una sconosciuta che tenta di rimorchiare) sono figurativizzati in maniera decisamente più attuale.
Lui, con l’aiuto dei Google Glass, può svolgere il suo ruolo di stalker in maniera ancor più efficace. Gli occhiali, infatti, gli consentono il reperimento istantaneo di informazioni la cui ricerca è suggerita dalla stessa interlocutrice. Lo stereotipo del maniaco telematico descrive in modo più lucido le aspettative e i comportamenti degli utenti sulla rete. Al punto che la fanciulla, a prima vista ignara di essere oggetto di stalking, si rivela a sua volta un soggetto dotato dello stesso poter fare del suo interlocutore. Nel caso della ragazza, l’oggetto magico non sono gli occhiali di Google, ma un dispositivo analogo che, in maniera del tutto plausibile, la Apple potrebbe lanciare sul mercato in risposta a Big G.
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I Google Glass, al di là di tutto, potrebbero condizionare in maniera incisiva l’evoluzione “virtuale” della nostra cultura. A suggerirlo è quel pesce di Aprile, in apparenza innocente, che il motore di ricerca ha fatto ai suoi utenti: Olezzo, un programmino in grado di percepire tramite smartphone svariati odori.
Uno scherzo in cui sono cascati in molti. Spinti più dalla curiosità che dalla sprovvedutezza. Ci si augura. In ogni caso, è un gioco che getta le basi per l’abile costruzione di un nuovo bisogno ludico.
Perché in fondo l’olfatto resta il senso maggiormente coinvolto nel corteggiamento umano.
Fabiana Mercadante
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