Storia di un vampiro svedese che si trasferisce negli USA. Piccolo confronto tra Lasciami Entrare e Blood Story

Il film originale è Lasciami Entrare (Låt den rätte komma in), pellicola del 2008 diretta dallo svedese Tomas Alfredson.
Oskar, il protagonista, è un ragazzo di dodici anni, figlio di genitori separati e vittima di un trio di bulli della scuola. Il film narra del suo incontro con Eli, appena arrivata in città con il padre, sua coetanea da molto tempo: ha dodici anni da quando è diventata un vampiro.
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Titoli di testa di Lasciami Entrare

Il remake, del 2011, si intitola Blood Story (Let Me In) e il regista è lo statunitense Matt Reeves.
Qui, il protagonista è Owen, un ragazzo dodicenne, con genitori separati, perseguitato da tre compagni di scuola.
La trama, ovviamente, è molto simile al film precedente: Owen incontra Abby, appena trasferitasi con il padre in un appartamento vicino, sua coetanea solo in apparenza, essendo stata “vampirizzata” da ragazzina.

Let me in
Si tratta di due film che hanno quasi lo stesso titolo, quasi la stessa storia, quasi la stessa durata e che sono usciti quasi contemporaneamente. Quasi.
Perché anche un remake così fedele all’originale può essere un prodotto completamente diverso. Se guardare lo stesso film, in due periodi distinti della propria vita, è un’esperienza differente, quanto conta fare un piccolo cambiamento nella scelta delle inquadrature, nel colore dei capelli di un attore, o nell’intreccio?
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Nonostante i due film scorrano quasi parallelamente, scena dopo scena, nel remake statunitense – Blood Story – il regista ha scelto di iniziare con un flash forward, che ci rivela da subito la vera natura della dodicenne: è un vampiro.
La versione svedese, invece, ci fa attendere prima di svelarci chi è davvero la ragazzina, rafforzando così l’isotopia dell’ambiguità, presente a molti livelli del film. L’originale è una storia pigra, di una pigrizia voluta e ricercata. Richiede allo spettatore una notevole cooperazione, alla ricerca di un’interpretazione, spesso impossibile per le poche informazioni che il testo gli fornisce.
Per esempio, quando Eli dice di non essere una ragazza, intende dire che è un vampiro, o che è un ragazzo? Questa strategia ci fa avvicinare al protagonista, Oskar, al suo punto di vista non onnisciente.
Il remake, con una modifica proprio in questo punto dell’intreccio, prende un’altra strada e svela le carte. I punti oscuri, come il rapporto con quello che sembra essere il padre della “vampira”, viene chiarito da una foto; mentre la sessualità dei protagonisti resta indefinita, più che ambigua.
Inoltre, viene inserito un nuovo personaggio: un poliziotto che indaga su una serie di misteriosi omicidi, che si scopriranno essere i pasti della ragazzina. Una scelta testuale che suggerisce, allo spettatore del remake statunitense, una vicinanza con il genere poliziesco, rafforzando ulteriormente la struttura lineare: sembra esserci una possibile soluzione, sì orrorifica, ma simile a quella di un giallo in cui si cerca l’assassino.
Allo stesso tempo, spariscono, o diventano meno centrali, molti personaggi che abitano la città. L’attenzione, quindi, si focalizza su quelli principali. Ad esempio, le uscite del “padre” di Abby in cerca di sangue sono caratterizzate da scene più articolate, con più azione e con un peso maggiore all’interno dell’economia del film.
Nell’originale svedese, invece, i personaggi che abitano la cittadina – spariti nel remake – si riuniscono per sopravvivere in un ambiente ostile. Eli, dal canto suo, ha bisogno di Oskar per salvarsi in un luogo diventato inospitale proprio a causa del suo essere vampiro. Una natura caratterizzata da bisogni simili a quelli umani, ma comunque esterna al loro mondo. Una natura che nel remake scompare completamente.
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In entrambi i film è presente l’isotopia dell’opposizione esterno vs interno, come suggeriscono i rispettivi titoli. Non mancano, però, alcune importanti differenze. Il remake conserva soprattutto l’aspetto di separazione, la distanza tra le persone tramite pareti e finestre, o dialoghi che danno risalto all’inconciliabilità e alla differenza di aspettative. La scelta di inquadrature che mettono a fuoco alternativamente il protagonista o la madre, il protagonista o i compagni di classe, aumenta la sensazione di incomunicabilità tra il ragazzino e gli adulti, tra la vittima e i bulli. L’esterno e l’interno sono resi solo dalle richieste della “vampira” di passare dal freddo-esterno al caldo-interno.
Lasciami Entrare, film originale, esplicita invece il carattere /esterno/ della vampira, sia sul piano figurativo sia su quello emotivo. Eli è scura, mora, dominata da pulsioni animalesche e i suoi problemi derivano dalla sua condizione fisica, che è anche il motore delle sue azioni. Al contrario, Oskar è pallido, biondo, estremamente vulnerabile, incapace di comunicare forti emozioni; la socialità gli causa problemi e lo spinge ad agire.
Inoltre, qui i protagonisti stessi sembrano affascinati dalle loro differenze.
Diversamente, nel remake, i due attori sono entrambi molto espressivi e più simili anche fisicamente. Owen è affascinato dalla forza di Abby e lei sembra sceglierlo quasi solo per necessità.
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Blood Story è un film made in USA e non si vergogna di esserlo, anzi, ne fa il suo punto di forza. Tanto che la “vampira” assomiglia più alla dodicenne posseduta de L’Esorcista che all’immagine classica del re delle tenebre.
 Bambina vampiro
Piccoli cambiamenti sui livelli dell’articolazione narrativa e dell’enunciazione filmica che producono grandi differenze nell’interpretazione.
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Dino Michele Barone
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