FEMEN: i nostri seni, la nostra arma. Il topless come forma di protesta

Il tuo seno che preme trionfante…
[Charles Baudelaire]
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Mentre le femministe di tutto il mondo combattono contro l’abuso del nudo femminile, le ragazze di FEMEN si tolgono le magliette. Il gruppo femminista ucraino dà voce alle proprie idee attraverso… le tette.
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Il Soggetto collettivo – gruppo di femministe – pone come obiettivo primario la ridefinizione dei confini del discorso sul ruolo femminile nella società contemporanea. Invita quindi le donne a farsi valere, a combattere per i propri diritti e a conquistare la propria dignità. Ad assumere un ruolo sociale attivo, cessando di essere donne-oggetto.
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Le spingono a lottare per trasformare i valori e i comportamenti – spesso mal interpretati – che le riguardano, attraverso un’attività sociale di produzione di senso, fatta di veri e propri processi di risemantizzazione dell’immagine e del ruolo femminile.
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Le posizioni enunciative singolari e stravaganti delle FEMEN si ancorano al corpo seminudo: quel corpo che cerca di rivedere le logiche dei processi d’identificazione e dell’apparenza culturale.
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Le FEMEN fanno tutto ciò senza l’uso delle armi e della violenza.
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La rappresentazione e l’autorappresentazione del Soggetto, a prima vista, sembrano contraddire l’idea di base: le donne vogliono farsi valere e vanno in giro col seno di fuori?
Ma questa nudità dei corpi rende evidente, sul piano dell’espressione, l’assenza delle armi e rimanda, sulpiano del contenuto, alla necessità di risolvere in modo pacifico certi conflitti e certe problematiche. Loro usano il corpo in modo estremo, perché apparire in topless durante le proteste è il modo migliore per mostrare che combattono a mani nude.
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Si servono strategicamente della propria identità e agiscono attraverso le modalità del dovere (dover fare) e del potere (poter fare e non poter non fare).
In altri termini, il Soggetto deve far sì che cresca il numero di partecipanti al movimento, che le donne si attivino per cambiare la situazione attuale, che gli avversari cambino il loro modo di porsi e di imporre un certo comportamento. Ciò viene fatto dando voce alle proprie idee attraverso il corpo. Il Soggetto non può non agire, poiché proprio l’azione e il cambiamento sociale sono alla base della sua esistenza.
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L’Antisoggetto – a cui le FEMEN si oppongono – è la democrazia miope che non rispetta i diritti delle donne e delle minoranze. Il suo percorso interpretativo non favorisce la cooperazione e non mira alla trasformazione dei significati che, in questo momento storico, costituiscono il nostro sistema culturale.
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Così, il Programma Narrativo, o piano d’azione, del Soggetto non è finalizzato unicamente ad attirare l’attenzione, ma a provocare dei cambiamenti profondi che riguardano l’intera società. Quindi, a indurre l’Antisoggetto a modificare le proprie strategie comportamentali.
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Manifestazione-Femen
Le proteste delle FEMEN aspirano alla destabilizzazione delle relazioni intersoggettive del potere e al cambiamento della valorizzazione politica ed etica della donna.
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Le manifestazioni più recenti alle quali hanno partecipato, tra le molte della loro storia, sono state: a favore dei matrimoni omosessuali, contro la partecipazione di Berlusconi alle elezioni politiche in Italia, a sostegno delle Pussy Riot, a favore delle dimissioni del Papa, contro la dittatura politica del Presidente russo Vladimir Putin.
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Le ragazze di FEMEN mostrano che il corpo è così com’è: disarmato, vulnerabile, contraddittorio. E lo rimane a prescindere dal regime politico o dalla religione; perciò non può essere negato. Come non possono essere negati i diritti fondamentali di tutti gli esseri umani, donne incluse.
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Yulia Gordeeva
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6 risposte a “FEMEN: i nostri seni, la nostra arma. Il topless come forma di protesta

  1. Interessante scomposizione del fenomeno con strumenti semiotici. Purtroppo io non condivido il metodo usato dalle FEMEN, che hanno mostrato più di una volta una totale inconsapevolezza dello strumento che usano, del messaggio che trasmettono, del contesto in cui agiscono (eloquente soprattutto la loro azione nel contesto arabo). Ho espresso il mio punto di vista qui, inclusi i commenti: http://margotbezzi.wordpress.com/2013/02/24/femminismo-controproducente/
    Sono consapevole di essere un po’ “estremista”…e non è che non vedo cose positive nel loro operato e nelle loro intenzioni, o non sia in grado di capire il loro punto di vista; semplicemente credo siano piuttosto ingenue e incapaci di cogliere e analizzare il forte potere del contesto e delle differenti culture nell’influenzare il recepimento e l’efficacia del messaggio.

    • Grazie per il commento! Essendo questo breve articolo un’analisi e non un articolo di opinione, ho cercato di focalizzarmi esclusivamente sull’uso del corpo come protesta. FEMEN è un’organizzazione molto contraddittoria e durante il mio lavoro ho avuto (e continuo ad avere) molti dubbi e perplessità. Può davvero il loro “femminismo estremo” dare risultati a lungo termine? Per ora non ho risposta. Ma visto che voglio approfondire l’argomento nella mia tesi di laurea, forse troverò una risposta ai miei dubbi.

      • Sì capisco, la tua ovviamente è stata un’analisi neutra. E comunque sì, sarà assolutamente interessante analizzare il fenomeno date le contraddizioni che si producono incrociando l’analisi del loro metodo, dei messaggi che si prepongono di trasmettere (ma che non è detto che arrivino ad esprimere con chiarezza), e i differenti contesti in cui operano, ognuno con una struttura valoriale e simbolica completamente differente per quello che riguarda concetti come corpo, nudo, femminilità, diritti…ecc.. Per me il confronto col caso arabo descritto da Le Monde è stato illuminante. In bocca al lupo!

  2. eggo a distanza di un anno e mezzo, cercavo proprio una chiave di lettura semiotica perchè questo movimento mi insospettisce e non ne capisco a pieno i valori (non etici, ma nel senso semiotico del termine, appunto) forse perchè non acccetto che le donne debbano essere rappresentate come un’istanza collettiva. forse gli uomini hanno bisogno di protestare in quanto “uomini”? perchè le donne ancora sì? non vedo perchè io mi dovrei identificare con un corpo mezzo nudo di un’ucraina bionda più di quanto lei si dovrebbe sentire rappresentata dalle mie idee e dal mio corpo. secondo me è finita da un pezzo l’epoca delle lotte collettive e sarebbe l’ora che ognuno facesse la propria lotta personale in quanto essere umano, ogni giorno. non è forse una rivoluzione anche questa? ripeto, forse.

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