ANAR contro i maltrattamenti infantili. Un messaggio che non tutti sono all’altezza di vedere

Un messaggio segreto celato dietro un cartellone pubblicitario. Questa sembra essere la principale caratteristica di un’affissione creata dall’organizzazione spagnola ANAR. Una fondazione nata nel 1970 per aiutare bambini e adolescenti in pericolo.

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In particolare, la campagna #contraelmatratoinfantil è stata pensata per aiutare le vittime di violenze e abusi. Ma il problema che sembrano essersi posti i creativi è: come far arrivare il messaggio ai bambini, mentre sono accompagnati dagli adulti? Dai loro potenziali aggressori? Magari, proprio mentre sono tenuti per mano da colui/colei che, chiusa la porta di casa, si trasforma in un mostro violento.

La genialità di questo cartellone pubblicitario sta nel suo essere, a dir poco, dinamico. Costruito sulla base di un particolare dispositivo ottico, all’altezza ideale dell’adulto (1.75 m) mostra un’immagine che, all’altezza ideale di un bambino under 10 (1.35 m), cambia.

Due differenti Lettori Modello ai quali vengono indirizzati due messaggi profondamente diversi.

All’adulto viene mostrato un semplice volto di un bambino, che non ha ancora subìto alcun sopruso; quando lo spettatore-destinatario cambia e diventa un bambino, si passa all’immagine dell’avvenuto abuso: un bambino con una gota arrossata e il labbro sanguinante. In termini semiotici, siamo di fronte a un meccanismo che ci fa passare dall’aspetto incoativo, o iniziale, a quello terminativo, ovvero finale, dell’abuso.

Ma la cosa ancora più interessante è che il messaggio pubblicitario, attraverso questa strategia, crea due ruoli attanziali differenti. Un semplice Destinante per l’adulto, che diventa un vero e proprio Aiutante per il bambino. A cambiare, infatti, non è solo l’immagine e la figurativizzazione dell’abuso, ma anche il messaggio testuale che compare in contemporanea.

Quello che legge il bambino è una vera e propria offerta di aiuto: “Se qualcuno ti fa del male, chiamaci e ti aiuteremo”. Compare, infatti, anche un numero dedicato alle vittime di maltrattamenti.

Il cartellone visto da un bambino

Forse è un aspetto riconoscibile solo a posteriori ma, in realtà, questo meccanismo segreto trapela già dal messaggio indirizzato agli adulti: “Talvolta, il maltrattamento infantile è visibile solo da bambini che lo subiscono”.

Il cartellone visto da un adulto

Siamo di fronte a una pubblicità che giocatra l’essere e il non sembrare, quindi su un segreto, ma soprattutto tra il vedere e il non esser visto. Volta a raggiungere un lettore con un messaggio preciso, che non deve essere colto dall’altro Lettore Modello. Il problema è delicato e ANAR dimostra di voler aiutare e al contempo tutelare i minori.

La pubblicità ammonisce il lettore adulto con un’accusa, una sorta di sanzione di un Destinante che, al contempo, gli chiede di prestare più attenzione ai bambini e alle violenze che spesso subiscono.

Ai bambini, invece, viene offerto un vero e proprio aiuto. È un Aiutante che gli parla e che solo loro possono vedere. Una sorta di angelo custode proprio uguale a loro: un bambino che li guarda con i loro stessi occhi, che ha subìto violenze come loro, che come nessun altro può capirli e… aiutarli.

Qualcuno potrebbe dire che, per fortuna, non tutti i minori al di sotto dei dieci anni subiscono o hanno subìto violenze e la lettura del messaggio potrebbe solo ferirli emotivamente.

Ma alla base di questa critica ci sarebbero ben due errori: in primis, una buona strategia nasce quando si ha ben chiaro il destinatario al quale ci si rivolge. E in questo caso sembra essere ben definito: sono i bambini vittime di abusi. Qualora il lettore fosse un bambino che fortunatamente non ha mai vissuto esperienze di questo tipo, potrà chiedere al genitore il perché di quell’immagine con quel labbro sanguinante così da essere più informato.

Quindi, più di un messaggio, più di un Lettore Modello, ma soprattutto più di un motivo per considerare efficace e riuscita questa pubblicità: un’ottima strategia capace di aiutare e tutelare i propri destinatari.

Alice Felicani

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