Sedotti e abbandonati. L’odi et amo per i Menù di Benedetta, questione di sapere o di effetto di realtà?

Cucinare in televisione è una cosa seria. Masterchef ce lo insegna. Un piatto mal riuscito può essere pericoloso: vuoi che muoro?

In mezzo a tanti chef sempre più master, tanti critici sempre più raffinati e cibi sempre più ricercati, Benedetta Parodi rischia la figura della pasticciona, di quella che non sa cucinare.

Ma davvero nei programmi tv si cucina?

Oltre agli insulti, che tanto appassionano gli spettatori, ai fornelli del piccolo schermo va di moda sfidarsi, come succede in Cuochi e Fiamme o nell’ibrido la Prova del Cuoco, basato proprio su un game show britannico. Ma ce n’è ancora. Dai dilettanti che si improvvisano professionisti, ai professionisti che si fingono dilettanti: Cucina con Ale è lo spettacolo del “barman dei fuochi”, dove, fra battute, colpi di padella e camicie a quadrettoni, l’intrattenimento è servito.

L’intrattenimento, appunto.

Se vogliamo imparare qualcosa sull’arte culinaria dobbiamo migrare verso canali sperduti nella paytv: sono qui gli chef veri, quelli che con toque e divisa sfornano segreti e prelibatezze. Belle, buonissime ma difficili da realizzare.

Benedetta Parodi è riuscita a ritagliarsi uno spazio tutto suo. Ogni elemento de I Menù contribuisce alla creazione di un format che si distingue dai precedenti. Ne troviamo gli ingredienti già nel logo: i merletti, lo scolapasta, il font, tutto ricorda il tradizionale mondo delle cucina famigliare, quella delle nonne, dei grembiuli a fiori e delle conserve in barattolo.

I-Menù-di-Benedetta-logo

È il trionfo del fatto in casa, tanto che lo stesso studio è una cucina, con gli elettrodomestici che tutti abbiamo in casa, con le tendine alle finestre, i disegni dei bambini sul frigo, i canovacci Ikea e il disordine che fa da padrone. Le persone che passano di qui non assomigliano all’ospite televisivo, ma all’amico di famiglia: si cucina un piatto insieme, si assaggia dalla pentola e si scambiano consigli e ricette. Non mancano gli esperti, ma anche loro sono lontani dagli stereotipi televisivi: l’esperto di ciccionate è uno studente universitario, l’esperta di dolci è la pediatra di famiglia e l’esperto di pesce è il pescivendolo di fiducia. Nessuno assomiglia a Joe Bastianich, per fortuna.

È così che si figurativizza la principale opposizione valoriale, professione vs passione, ben visibile anche nel personaggio Parodi: vestita da conduttrice tv, rispetta le regole della regia, ma non manca mai di condire i suoi piatti con qualche «Urca!», «Che buono!» o piccoli errori. Emerge la spontaneità, segreto del successo di Benedetta, ben lontana dalla perfezione richiesta nell’alta cucina proclamata da tanti programmi. Ecco il vero cuore de I Menù di Benedetta, dove non si cucina ma si fa da mangiare – espressione che usiamo per definire la passione per i fornelli ma anche per il cibo, per lo stare in cucina e a tavola, tipico della cultura italiana.

salvacena2

L’oggetto di valore quindi è un sapere culinario che, attraverso la dinamica del dono, circola fra i soggetti: Benedetta Parodi lo trasmette ai suoi spettatori, fino a raggiungere la massima complicità nel Salvacena. La tipica situazione in cui si trovano tutte le mamme che, tornate tardi dal lavoro, devono inventarsi la cena in quattro e quattr’otto.

E 8 sono i minuti a disposizione, pochi per cucinare, ma sufficienti per mostrare le debolezze del programma. In aiuto dell’eroica Benedetta intervengono proprio tutti. L’isotopia della famiglia si fa davvero ridondante: la mamma, i figli, la sorella, il marito; peccato che siano personaggi del calibro di Cristina Parodi e Fabio Caressa. Adesso provate a identificarvi.

Non possiamo lamentarci della cucina di Benedetta: lei non vuole essere uno chef da competizione, ma un’amica che ci dà una ricettina che è la fine del mondo.

Se proprio vogliamo avercela con lei, dovremmo arrabbiarci perché ci illude. Ci illude di entrare nella sua cucina, dove tutto ci sembra spontaneo e famigliare, vicino a noi, proprio come se accadesse nella nostra. Ma è troppo bello per essere vero: la famiglia della Parodi è un po’ come quella degli Incredibili. Una normale famiglia di supereroi televisivi.

Alice Felicani e Anna Loscalzo

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6 risposte a “Sedotti e abbandonati. L’odi et amo per i Menù di Benedetta, questione di sapere o di effetto di realtà?

  1. Voglio una Benedetta più casalinga della porta accanto. Basta con trucco perfetto, capelli in ordine, vestito da sera e tacchi vertiginosi! Le vere casalinghe cucinano spettinate, in ciabatte e con una tuta grigia di almeno due taglie in più. Se fa una puntata così io la eleggo reginetta della reality tv

  2. La sua famiglia non sarà come tutte le altre, ma certamente anche lei, a casa sua, avrà un pigiama di due taglie in più per cucinare. In televisione – per fortuna – non tutto è permesso!
    Una Parodi spettinata e struccata non sarebbe esagerata?

    • Ciro, sicuramente in molti saranno d’accordo con te. Uno fra tutti, Simone Rugiati!
      Noi però non abbiamo la sua esperienza e in cucina ce la caviamo, per carità!, ma siamo sicuramente più forti con la semiotica.
      Per questo non ci siamo concentrate sulle capacità culinarie di Benedetta Parodi. Con gli strumenti a nostra disposizione, abbiamo analizzato il suo programma tv per cercare quale sia la sua strategia e come questa venga realizzata. Ci siamo spinte fino ad un paragone con altri programmi di cucina, ma sempre da un punto di vista semiotico.
      Non ci permetteremmo mai di sanzionare…almeno prima dovremmo assaggiare 😉

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