“Extravolti”: il genio italiano intrappolato in una scatola

La sperimentazione è quella spinta mentale che fa rotolare una pietra vogliosa di manifestarsi su tutti i lati possibili, e una pietra che rotola “non fa mai muschio”.

Davide Iodice

I volti dei maggiori esponenti dell’attuale panorama culturale italiano intrappolati su cornici a scatola e relegati sullo sfondo di un’oscurità claustrofobica.

È la formula con cui Davide Iodice, giovane artista torinese, racconta, nel suo progetto “Extravolti”, il futuro sempre meno luminoso della cultura italiana.

Il progetto installa la metafora di uno spazio inesistente, come denunciano i ritratti fotografici di Alba Rohwacher, Lucio Dalla, Antonio Albanese, Caparezza e molti altri artisti italiani compressi e deformati da una lastra di plexiglass.

extravolti

Immobilità e frustrazione sono, dunque, i valori che i soggetti rappresentati incarnano, all’interno di un contesto storico, sociale e politico in cui la presunta necessità dei tagli alla cultura è diventato un mantra, lì dove espressioni come “di cultura non si mangia”, proferita dall’ex ministro Tremonti, continuano a essere declinate nelle forme più prevedibili.

L’installazione del giovane fotografo mette in campo gli elementi di un conflitto che lo spettatore è chiamato a risolvere.

“Extravolti” è la storia dell’opposizione tra le energie incaricate di dare voce alla cultura italiana nel suo dinamico divenire e quelle che ristagnano sugli allori di un passato culturale che ha smesso da tempo di rappresentare il nostro Paese.

È questo conflitto che impedisce ai produttori culturali di confrontarsi con gli elementi che intervengono a definire l’attuale cultura italiana, senza la mediazione di stereotipi obsoleti.

“La costante necessità di attenersi alle tendenze, piuttosto che produrle è ciò che rende l’arte italiana oggi poco appetibile”: noiosa nella misura in cui ripropone se stessa, o un surrogato di modelli collaudati, suggeriti da sistemi culturali esterni al nostro Paese.

Il genio italiano appare allo spettatore circoscritto in una dimensione invivibile, incapace di manifestare liberamente la sua originalità, schiavo di codici comunicativi con cui nessuno trova più divertente giocare.

All’interno dell’installazione si inseriscono le interviste realizzate a critici, galleristi e mecenati: riflessioni sull’arte e la creatività. Voci che suggeriscono scenari in cui l’arte e i suoi produttori sono parte integrante e funzionale al progresso civile del Paese.

Un progetto che chiama direttamente in causa il pubblico, investendolo del suo legittimo ruolo di destinante nel processo di sperimentazione artistica.

È lui, infatti, il motore che stimola nell’artista la curiosità e la spinta a captare gli umori collettivi, a reinterpretarli. Ed è lui il reale interlocutore con cui tale artista è chiamato a interagire, contrattando nuove regole discorsive che mantengano viva e vigile la capacità critica di entrambi.

A lui il curatore di Extravolti chiede di liberare il genio intrappolato, di riconoscere quella fame d’aria e cambiamento sociale, a cui destinante e soggetto della ricerca artistica partecipano.

Fabiana Mercadante

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