Da tesserati ad arruolati. L’esercito di Silvio e le strategie di risemantizzazione politica

Analizzare semioticamente un modulo di iscrizione potrebbe sembrare una proposta poco ortodossa, o addirittura priva di interesse; ed effettivamente lo sarebbe, se il modulo in questione implicasse solo l’inserimento di dati personali.

In questo caso, però, le cose si fanno più complesse e interessanti.

Da qualche tempo, è disponibile online il modulo per l’arruolamento nell’esercito di Silvio, attorno a cui si sono sollevate non poche polemiche.

Ma perché questo testo fa discutere?

Esercito_Silvio

Innanzitutto, bisogna riconoscere che richiede informazioni (nome, cognome, indirizzo, etc…), stimolando l’adesione attraverso il tentativo di coinvolgere il lettore patemicamente, ossia suscitando in lui un preciso stato d’animo.

L’arruolamento dipende, almeno in parte, dalla riuscita di questo tentativo che consiste nel guidare il candidato verso un’interpretazione specifica dei motivi della sua adesione.

È la fabbricazione di un senso dell’atto. Ma come avviene tutto ciò?

Ci viene in soccorso l’analisi semantica, ovvero l’analisi dei significati: il lessico utilizzato è quello militare, che istituisce una coerenza tra l’atto in sé e il suo contenuto teorico.

Si parla di “Guerra dei Vent’anni” (attenzione alle maiuscole!) richiamando, per assonanza, il conflitto seicentesco scoppiato tra Francia e Inghilterra. “Arruolamento”, “esercito”, “combattere” sono azioni e momenti, non di una battaglia possibile, ma di uno scontro già in corso, il cui fine principale è ben presto palesato: la “libertà”, un’“Italia libera”. Implicitamente, si concretizza l’esistenza di un nemico, la cui identità, però, è costruita e contemporaneamente tenuta nascosta.

Ma qual è la funzione di questo esercito?

Viene chiarita nelle primissime righe: “difendere il presidente Berlusconi”. Una curiosa simmetria con la funzione dell’esercito nazionale, quella di difendere la “persona” dello Stato. A ciò vengono evidentemente subordinati i motivi prima presentati (la “libertà”), non in quanto secondari, ma in quanto espressione dell’operato, del pensiero e degli ideali del primo.

Dunque, di che tipo di esercito si tratta?

Credo si possa sostenere, con sicurezza e senza alcuna polemica, che si tratti di un esercito feudale, una formazione para-militare dipendente dalla volontà di un singolo.

L’arruolamento scaturisce dalla capacità di rendere ogni porzione di realtà pertinente a questa interpretazione: è un’operazione di convincimento, ma è un’operazione legittimamente politica in senso odierno?

In questi termini, sembra pertinente, accanto alle elaborazioni semantiche appena evidenziate, la psicologia delle masse di cui Freud aveva parlato già nel 1921.

Concludo con una domanda: è coerente sostenere “che la sovranità popolare non può essere sovvertita in alcun modo tranne attraverso l’azione politica”? Su questo, Hobbes certamente avrebbe qualche perplessità; come Rousseau, d’altronde, e come i rappresentanti intellettuali delle due nazioni coinvolte nella Guerra dei Trent’anni.

Alberto Sonego

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...