Semiotica della str**zata: ovvero la colonna destra di Repubblica.it

Maialini imbottiti di panetti di droga; vigili che bloccano la levitazione dei fachiri a Milano; a Giletti piace Bersani, ma solo di viso. Bambini che mangiano al rallentatore; gattini che sembrano pin-up; nozze gay alla Marvel. E ancora: le vacanze di Nicole Minetti al sole sulla spiaggia di Miami; Don Gallo mette in fuga la Minetti; Minetti assediata dai fan delle Iene. Minetti querela Santoro; Nicole Minetti in lingerie; Nicole Minetti in abito da sposa. Tette di qua; tette di là; e che pacco Beckham!

I più penseranno che la redazione di SemioBo sia impazzita.
Gli ortodossi, o secchioni, penseranno, invece, che si tratti di una recensione del libro Vertigine della lista.
Ma solo i più attenti, o meglio i più onesti di voi, avranno riconosciuto qualche cliccata qua e là, quel piacevole e peccaminoso sfogo quotidiano. Non si tratta di Youporn, che pure di visite al giorno ne ha, ma, ovviamente, del sito di notizie più visitato e referenziato d’Italia.

nicole minetti

Lungi da me l’idea di tirare un pistolotto moralista sulla Colonna Destra di Repubblica.it; si sa che i pistolotti moralisti sull’informazione infame può tirarli solo La Repubblica. A patto però, che siano puntualmente corredati con video e foto del delitto, sicché tutti possano ammirarne l’ostensione. Per completezza di cronaca, s’intende.

Una cosa che mi ha sempre incuriosito è vedere in che modo l’esistenza della Colonna Destra di Repubblica.it, ormai un genere testuale con regole compositive proprie – spesso detto ‘boxino morboso’ o ‘fritto misto’ –  riesca a convivere con la testata senza minarne l’autorevolezza.

Se in altri mercati giornalistici, quello inglese per esempio, pubblicazioni dedicate si occupano del ciarpame giornalistico (basta pensare ai tabloid), i quotidiani nostrani sembrano costretti ad arrabattarsi tra culi e crisi economica, in un equilibrio piuttosto bizzarro.

Pensate a ciò che in semiotica chiamiamo contratto veridittivo: un concetto che può includere quel rapporto di fiducia presupposta tra due interlocutori. Ora, prendiamo il caso dei quotidiani, in cui la credibilità di chi parla si basa sulla verità e sulla rilevanza di quello che dice.  Aggiungiamo che chi parla ha una statura e un’identità particolari: l’enunciatore in questione è un giornale che ha fatto delle questioni morali, a cominciare da quella femminile (che orrore annoverare la questione femminile fra i temi ‘morali’), i propri cavalli di battaglia. Tutti gli indizi sembrerebbero avvalorare l’ipotesi di un enunciatore affetto da disturbi della personalità.

Ma noi vogliamo fidarci. Tratteremo La Repubblica.it come un interlocutore sano di mente.

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Effettivamente, sulla verità di quello che dice la Colonna Destra non ci piove: a lei crediamo tutti. Cosa dire invece sulla rilevanza? Questo è forse l’aspetto più interessante. Dovendo mantenere una certa omogeneità con la colonna sinistra e situandosi in un quotidiano, la Colonna Destra sembra dover comunque rispondere a questo criterio.

Ne consegue che il piano giornalistico funge da collante e connettivo, legittimando l’effimero e il pornografico. Non è che volevamo sbattervi in faccia i culi delle pallavoliste, è che le pallavoliste si scambiavano cenni strategici dietro al sedere e noi li abbiamo fotografati. Non è che volevamo mostrarvi un bellimbusto nudo, è che ha fatto irruzione sulla passerella di Dolce e Gabbana seminando il panico.

Un guizzo, un imprevisto irrompe sul continuum dell’ordinario, segnando una discontinuità: la notiziabilità.

Ma finalmente arriviamo all’ultima frontiera, il ‘tema caldo’. La stronzata diventa grande e autosufficiente, diciamolo, meno ipocrita, apertamente convalidata dalla sua stessa ragion d’essere: click!

Davide Puca

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