Una guida alla sensibilità: il Piccolo Principe e le scelte interpretative

Il mio amico non mi dava mai delle spiegazioni.
Forse credeva che fossi come lui.
Io, sfortunatamente, non sapevo vedere
le pecore attraverso le casse.
Può darsi che io sia un po’ come i grandi.

Un piccolo libro di grande complessità, il Piccolo Principe ha da poco compiuto settant’anni. E ancora oggi ci si interroga su cosa sia realmente: un racconto per ragazzi o una guida alla sensibilità per adulti? Una storia di pura fantasia oppure un vero e proprio percorso di educazione sentimentale? Una fortunata invenzione o un racconto autobiografico?

Tradotto in 250 lingue e dialetti, nominato in Francia miglior libro del ventesimo secolo, il Piccolo Principe è prima di tutto una storia sul valore dell’amicizia, sulla fragilità dell’amore e sul senso sfuggente della vita.

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A causa di un guasto al motore, il narratore, un pilota di aereo, precipita nel deserto. Lontano mille miglia da qualsiasi abitazione, cerca di risolvere il problema per poter ripartire. Il giorno dopo l’incidente, incontra un bambino venuto da un piccolo pianeta lontano. Tra i due nasce subito un rapporto di amicizia.

L’isotopia dell’amicizia e del suo ruolo nella vita umana caratterizza tutto il testo sin dalle prime righe.

L’opposizione sul piano dell’espressione tra adulti e bambini rimanda, sul piano del contenuto, all’opposizione tra la rigidità e la sensibilità, tra il vedere con gli occhi e il vedere con il cuore, tra l’immaginazione e la sua mancanza. Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano. Ognuno di noi nasce sensibile e con l’innata capacità di sognare, ma molti, nel corso della vita, non sviluppano queste abilità, o le perdono del tutto.

Il racconto attua virtualmente tutto quello che la nostra cultura, o meglio il grande insieme di sottoinsiemi culturali, conserva sul valore dell’amicizia.

Non è richiesta alcuna particolare capacità al lettore perché il testo venga pienamente attualizzato nel suo contenuto potenziale. Pur essendo piena di straordinarie metafore e di concatenamenti continui tra embrayage e débrayage, l’opera è strutturata in modo estremamente semplice e si adatta a qualsiasi lettore, indipendentemente dall’età, dall’istruzione e dall’appartenenza sociale.

Ma semplicità non vuol dire affatto banalità. Il testo, infatti, offre, in termini echiani, due diverse possibilità di lettura: una ingenua e una critica.

Nel primo caso abbiamo un racconto per ragazzi, una favola sull’amicizia tra un adulto e un bambino persi nel deserto; nel secondo c’è una vera e propria storia di scoperta, un percorso di crescita che un adulto intraprende accompagnato da un bambino, capace di influire profondamente sul suo modo di vedere le cose: il Piccolo Principe è un vero e proprio Destinante del cammino verso la sensibilità.

L’opera sembra andare oltre le intenzioni dell’autore e oltre il Lettore Modello che Antoine de Saint-Exupéry prevedeva. Il lettore vi proietta qualcosa che nel testo non c’è e attiva tutto un insieme di abiti interpretativi e di punti di vista possibili.

Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi…. dice l’autore, lasciando decidere al lettore quale tra le molteplici possibilità interpretative senta davvero sua. È un testo letterario sempre aperto e suscettibile di una pluralità di letture e di interpretazioni. Allo stesso tempo, ci ricorda che i valori fondamentali della vita, come l’amicizia, restano sempre gli stessi e che la capacità di sognare è un dono che spesso non sappiamo conservare, né trasmettere.

Yulia Gordeeva

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