Condividi una Coca Cola con *

Da 127 anni, se la memoria non mi inganna, Coca Cola ci ha abituati a campagne pubblicitarie imponenti e nella maggior parte dei casi riuscite (a parte quando decise di cambiare gusto).

Con l’ultima ha voluto superarsi: via il logo, anche se non completamente, da bottiglie e lattine. Al suo posto, i 150 nomi più comuni d’Italia e alcuni appellativi per amici e conoscenti. Per la felicità di fan e amministratori della pagina Facebook “Chiamarsi Bomber tra amici senza apparenti meriti sportivi”.

Si potrà obiettare che non ci vuol poi molto a far fruttare un prodotto, con uno statuto identitario come quello della Coca Cola, che da anni si vende quasi da sola. Come direbbe Floch, non c’è più bisogno di una pubblicità “sostanziale”, che punti sul prodotto in quanto tale, sulle sue qualità uniche, come il gusto e la freschezza.

Siamo ormai di fronte a un piccolo mito quotidiano.

Ma analizziamo nello specifico il messaggio della campagna: “condividi questa Coca Cola con xxx”

Il claim è apparentemente semplice: tu, soggetto, condividi la bevanda con chi vuoi. Un imperativo che crea un rapporto destinale tra la marca “consigliera” e l’acquirente, ovvero il soggetto del fare che dovrà mettere in moto la condivisione.
Ma al soggetto donatore viene lasciata libertà sulla definizione di tale rapporto: sta a lui decidere se condividere la bevanda con il Lorenzo o il Marco di turno e se l’altra persona si chiama Evaristo, potrà optare per un più anonimo, ma pur sempre efficace, “amico”.

Condividi questa Coca o va' all'infernoIn ogni caso, si fa perno sulla dimensione passionale del processo comunicativo e si cerca di includere il più possibile gli affetti del consumatore in una tendenza soggettivizzante.

La particolarità di questa campagna sta nel fatto che non è importante chi acquista la Coca Cola, ma che questo/a la condivida con qualcun altro/a. Il messaggio non dice “questa è la Coca Cola di Mario”, piuttosto “Mario, hai questa lattina, non berla da solo, condividila con chi vuoi”.

Si instaura, così, una dialettica variabile tra due o più soggetti che, condividendo la bevanda, diventano elementi di una relazione incentrata sulle passioni.

Le possibilità narrative sono infinite e lasciate all’inventiva del donatore. Che serva a consolidare un’amicizia o magari a riallacciarla, l’imperativo è sempre uno: CONDIVIDI.

Peccato, però, che la Coca Cola di questa campagna non sia una bevanda per gente sola.
Ma se mi trovo in un sudicio monolocale di Milano in cerca di lavoro, con chi diavolo dovrei condividere la mia dannatissima lattina?
A meno che non venga stampata la versione condividi questa Coca Cola con le muffe del tuo bagno, allora ho poco da stare allegro.

Roberto Molica

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3 risposte a “Condividi una Coca Cola con *

  1. Pingback: Coca-Cola sperimenta ancora la con-divisione | Sguardo Strabico·

  2. Pingback: Coca-Cola. Credi in un mondo migliore, ma non chiederlo agli italiani. | SemioBo·

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