South Park e il ritorno all’infanzia. Questione di satira e punto di vista

La satira è un punto di vista e un po’ di memoria

Daniele Luttazzi

Quale punto di vista migliore per affrontare la realtà, se non quello di quattro ragazzi delle elementari che vivono in una piccola città del Colorado? Sto parlando di Stan, Kyle, Eric e Kenny, scelti da Trey Parker e Matt Stone per la loro serie satirica a cartoni animati, South Park, in onda dal 1997.

Una scelta piena d’implicazioni, perché l’osservatore è un personaggio, il cui punto di vista orienta la prospettiva narrativa. Un soggetto cognitivo incaricato dall’enunciatore di esercitare un fare ricettivo ed eventualmente interpretativo. L’osservatore non è solo chi vede, ma chi sente, valuta e pensa: in South Park il mondo è visto con gli occhi, il cuore e il cervello di un gruppo di bambini di otto anni.

Il cartone ci racconta di bambini che non rispecchiano esattamente l’idea comune che si ha di loro. D’altronde, la cultura ci ha fatto dimenticare com’era essere bambini, introducendo il temine “infanzia” e attivando la porzione di enciclopedia che comprende: ingenuità, sincerità, bontà, ecc… Ma è sufficiente seguire per 30 secondi un personaggio come Eric Cartman, per ricordarsi di quanto bastardi fossimo anche noi.

Non si può dire che ci sia una rappresentazione realistica né dell’infanzia (come sarebbe possibile, non essendo prodotto da bambini?), né della società, ma i personaggi infantili sono complessi, molto più degli adulti. E i problemi che sollevano quanto mai attuali. Passate le esplosioni, gli UFO, il diavolo, le morti e le resurrezioni, alla fine di un episodio rimangono le loro domande, in attesa di una risposta, che li rendono personaggi degni di attenzione, oltre che di una risata.

South_Park

I destinatari della serie sono dichiaratamente gli adulti, quindi non si cerca una relazione di condivisione con i protagonisti, ma di comprensione. Tutti siamo stati bambini e possiamo capire quello che sentono, valutano e pensano; se una cosa la capiscono loro che sono dei bambini, figuriamoci noi! Ma quando non la capiscono, siamo sicuri che riusciremmo a spiegargliela?

I bambini sono dei non adulti: devono fare un percorso per acquisire competenze fisiche, emotive e mentali e la serie li accompagna in questo viaggio, usando una strategia che mette in risalto ogni aspetto problematico della società. Il loro approccio ingenuo e onestamente curioso a genitori e insegnanti, ai dogmi della religione, al mondo dello spettacolo e alla politica, ci fa percepire i loro dubbi come assolutamente legittimi e urgenti. L’assurdità di alcune situazioni diventa subito evidente e vengono riportati nella discussione quotidiana temi filosofici, anche complessi.

È una satira efficace, perché riduce la mediazione e l’elaborazione, anche a livello dell’espressione: nonostante l’enorme successo, infatti, mantiene un’estetica da produzione indipendente, con una grafica semplice e il doppiaggio a opera dei due creatori.

Se la satira ha una funzione critica della società e della politica, mostrandone le contraddizioni e promuovendo il cambiamento, South Park c’insegna quanto l’infanzia sia naturalmente rivoluzionaria.

Dino Michele Barone

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