L’universalità elitaria di Twitter: odio a prima svista

La capacità di Twitter di arrivare dovunque e a chiunque è proverbiale. Ma la verità è che Twitter è un club da più di 500 milioni di membri. Certo, sono milioni, ma resta comunque un club esclusivo.

L’ingresso nella hall è riservato ai membri interni, ma, se sai dove andare, attraverso porte di servizio e un bodyguard di fiducia, puoi arrivare a spiare l’utente interessato.

Il bodyguard è Google, il tuo aiutante. A parte indicarti la via, però, non può fare nient’altro. Una volta dentro, non capisci quello che leggi. Inizi a dubitare della tua capacità di comprendere l’italiano: vedi abbreviazioni, parole scritte senza spazi, strani segni di interpunzione. Hai la sensazione di essere capitato tra gli indigeni di Cloud Atlas.

E così Twitter, che ti avevano detto ti avrebbe messo in contatto con chiunque, sembra non riesca a farti connettere nemmeno con le persone che conosci.

Se provi a fare ricorso a Google, continui a brancolare nel buio. Twitter non ha manuali di istruzione, non crea definizioni né liste per i suoi hashtag; né altri provano a descrivere e spiegare quello che sta accadendo sul Social Network. È più veloce del mainstream e della notizia. Mentre una redazione si passa i pezzi, li approva, li corregge, li pubblica, su Twitter qualcuno ha già composto una frase di 140 caratteri e il suo hashtag è diventato tendenza.

Ma per tutto quello che passa su Twitter, c’è una stessa quantità di informazione che si disperde. Per quanto alcuni utenti cerchino di raccogliere trend e tendenze, non riescono a fotografare il flusso di comunicazione che nasce, si sviluppa e si perde nella piattaforma. L’universo Twitter diventa dominio assoluto dei suoi membri interni e di chi resta connesso.

twitter

Per questo, quando e se deciderai di tesserarti al “superclub”, ti sentirai spaesato e ti si aprirà un mondo di azioni e reazioni insolite, a cui dovrai abituarti. Avrai un unico braccio destro: il tuo prezioso tempo. Possiamo prevedere che 1 ora su Twitter equivale al 10% di conoscenza; 1 giorno al 30%; 3 giorni a settimana (che includano almeno un venerdì e i suoi #FF) al 75%. Un altro 10% lo recupererai continuando ad aumentare la quantità di ore giornaliere al pc, mentre il restante 15% non lo raggiungerai mai, perché gli altri soci membri (di nome e numero variabile) saranno sempre un passo avanti a te.

In altre parole, potrai imparare a cinguettare in coro, ma dovrai aspettare sempre che il coro inizi a farlo, e seguire le sue direttive.

Insomma, che su Twitter ci siano molti milioni di utenti e che si parli di tutto e in tutte le lingue del mondo è innegabile. Che questo gruppo possa sembrare una élite, di cui tu non riesci a cogliere appieno le dinamiche di produzione dell’informazione, è un’ipotesi fondata e condivisibile.

L’universalità di Twitter è un’universalità elitaria. Dentro ci sono gli iscritti, fuori i non-iscritti. E fra gli iscritti ci sono quelli che sanno usarlo e quelli che non ne sono capaci.

L’esclusività del club, infatti, è legata al suo fare, e non al suo essere: puoi essere un utente su Twitter (perché il tesseramento è gratuito e in un certo senso indotto), ma nei fatti usarlo come fosse un surrogato di Facebook.

Questo rende la sensazione di entrare a far parte di una élite ancora più forte: non accedi all’universo Twitter solo iscrivendoti. Se ti iscrivi su Twitter (virtualizzazione), ma non ti impegni e non resti connesso (attualizzazione secondo il sapere), non farai comunque parte del club attivo (performanza mancata).

Rimarrai un uccellino fuori dallo stormo!

N.B.: Nel caso ti avessi convinto a entrare nel club, nel prossimo post ti aspettano le istruzioni per l’uso.

Francesca Venezia

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Una risposta a “L’universalità elitaria di Twitter: odio a prima svista

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