Mala tempora currunt. La crisi italiana attraverso la pubblicità commerciale

Certo che in Italia siamo messi proprio male. E non lo dico certo io, né tantomeno il tg della sera, e neanche un quotidiano nazionale. Lo dice la pubblicità.

Negli ultimi tempi sono state lanciate numerose campagne che, seppur in modo diverso, tirano in ballo tutte la difficile situazione socio-politico-economica del nostro Paese.

Ceres, ad esempio, ha chiamato in causa ironicamente la scarsa lucidità decisionale degli italiani in occasione delle tornate elettorali. Fiorucci ha girato uno spot in stile reportage giornalistico in cui al centro delle pratiche di corruzione, per le quali è tristemente nota la nostra classe politica, non ci sono le proverbiali mazzette ma dei prelibati salumi. Ancora, la Honda ha creato delle affissioni dal layout grafico particolare, che sembrano esprimere i bisogni e le frustrazioni del nostro tempo. Infine, Piazza Italia, che ci ha abituato a pubblicità fortemente provocatorie, ha inaugurato la campagna “Cogito ergo exprimo”, in cui si vedono dei volti tatuati con scritte che inneggiano al disagio e alla voglia di riscatto della gente comune.

Riscatto e pubblicità

Scarso interesse alla vita democratica, malaffare, speranze di cambiamento frustrate, rivendicazioni sociali. Non manca proprio niente e a ben pensarci c’è poco da stupirsi.

Quello pubblicitario è un ambito discorsivo che per sua stessa natura riprende dal sistema sociale temi, valori, istanze e li utilizza per veicolare significati altri, legati a un prodotto o a un brand. Nel farlo, li risemantizza e li reimmette nella sfera dei discorsi sociali con una forza e una pervasività superiori a molti altri tipi di discorso, come quello giornalistico, scientifico o religioso. In questo circolo, alcuni tratti caratteristici di una cultura, di una società e di un’epoca vengono cristallizzati e in seguito proposti agli stessi soggetti che li hanno “messi in scena”. In questo modo, la pubblicità può incidere concretamente sul sentire comune di una collettività e su forme di comportamento socialmente condivise.

Detto questo, se le campagne Ceres e Fiorucci potrebbero strapparci un sorriso (amaro), le affissioni della Honda ci fanno storcere un po’ il naso: con il loro piccolo tranello visivo, infatti, strumentalizzano, banalizzandoli, temi e aspirazioni che vanno ben oltre uno scooter. Un discorso a parte merita Piazza Italia. Il suo tentativo di dare voce alle persone comuni ha suscitato non poche polemiche. Come già accaduto in passato (vedi l’accoppiata Benetton-Toscani), si accusa l’azienda di appropriarsi di tematiche e valori sociali e di sfruttarli per obiettivi meramente commerciali, mettendo in discussione il valore etico di un’operazione del genere.

D’altra parte, la recente presa in carico da parte della pubblicità di temi sociali e politici può farci sorridere, riflettere o indignare, ma di certo non ci lascia indifferenti. E i pubblicitari lo sanno bene, perché se è vero che la pubblicità è un po’ lo specchio dell’anima di una società, rimane pur sempre l’anima del commercio.

Antonio Laurino

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Una risposta a “Mala tempora currunt. La crisi italiana attraverso la pubblicità commerciale

  1. i pubblicitari dovrebbero essere messi tuttu nelle case di riposo, dovrebbero aprire delle strutture apposta per farci vivere i pubblicitari, così stanno tra di loro, si inventano le loro belle campagne, i loro bei slogan e noi viviamo più sereni e tranquilli!!

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