Il derby degli abbonamenti. Gol e autogol nelle campagne pubblicitarie di Genoa e Samp

Se vivi a Genova sono due le domande che ti senti fare più spesso. “Ma tu dove abiti?”, con un ‘ma’ iniziale che lascia intendere lo spirito della domanda e che, soprattutto, preannuncia l’inevitabile: “E che cosa tifi?” Dopo essere stato collocato in uno dei quartieri, ora devi essere messo di qua o di là: bibini o ciclisti, Genoa o Sampdoria.

Anche se ultimamente il Derby della Lanterna non vale neanche la dignitosa metà classifica delle squadre di provincia, in città il clima non è cambiato. In questi giorni di calciomercato e di squadre in ritiro, la partita si gioca fra tifosi. È il derby degli abbonamenti. Quasi simultaneamente Genova è stata invasa dai manifesti delle due società per la campagna abbonamenti 2013/2014.

Il Genoa confeziona campagne di impatto, generalmente belle, come quella dello scorso anno; gli elementi ricorrenti sono quasi sempre gli stessi: tradizione calcisticacittà e storia. Anche quest’anno, Rule Genoa!, chiaro riferimento a Rule Britannia!, ribadisce lo stretto legame con le origini del football e celebra i 120 anni dalla fondazione del Club.

Genova si è così trasformata nella Hall of Fame dei volti più noti del calcio rossoblu. Non servono nomi per riconoscere la grinta del capitano Signorini, i baffi dell’O Rey Pruzzo, la pipa di Spenseley. Quando si è fra amici ci si conosce: sono loro, tutti insieme, miti, calciatori, società e tifosi a essere fieri di essere il Genoa da più di un secolo.

La strategia è quindi marcatamente inclusiva, come confermano gli stessi elementi grafici che convergono verso il centro dell’immagine.

Rule-Genoa

La Sampdoria, invece, punta sulla passione, motivo su cui ritorna da tempo, con una campagna che ha un sapore edipico: le tre fasi della vita e un’unica costante, la fede calcistica. Doriani si nasce, si diventa e si… è per sempre. La Passione di tutta una vita è raccontata da tre diversi soggetti che si alternano: un bimbo, una coppia di fidanzati e un anziano tifoso.

Il primo è talmente abusato dalla pubblicità da diventare irrilevante; i secondi invece sono sicuramente più interessanti: la ragazza tira a sé il giovane con una sciarpa della Samp, lui è rivolto verso di noi e sembra dirci: «Parigi val bene una messa», o giù di lì. Il longevo tifoso, invece, è così longevo da non essere sampdoriano da una vita: se infatti Pietro ha 104 anni, allora è nato quasi 40 anni prima della stessa società!

In ogni caso, la scelta dei soggetti sminuisce l’importanza dell’Oggetto di Valore Sampdoria. Persino di quei colori magici che fanno venire i brividi rimane ben poco. Il bianco sovrasta e ingloba tutto: la maglia blucerchiata, unica nel suo genere, è sostituita da un’indistinguibile casacca da trasferta, che per di più si perde nello sfondo. L’uso ridondante del bianco finisce per azzerare la dimensione passionale, fulcro della campagna.

Sampdoriani-per-sempre

Inoltre, Rule Genoa è visibile alle fermate dell’autobus, mentre Sampdoria. Passione di una vita su grandi supporti sulle facciate dei palazzi. Dettagli irrilevanti? Non proprio.

Nel primo caso, il fruitore è ovviamente il pedone, che instaura con il cartellone un rapporto uno a uno, in cui i volti dei soggetti e lo sguardo dello spettatore sono alla stessa altezza: la grandezza fisica e sportiva dei personaggi, a confronto con le umane dimensioni del fruitore, non fa che alimentare l’isotopia del mito.

Nel secondo caso, il fruitore è l’automobilista e l’osservazione quindi è più veloce e distratta: se questo non comporta errori di interpretazione nella parte visiva, altro discorso è per quella verbale. La difficoltà di lettura ha ancora una volta un effetto disforico e svalutativo, come non hanno tardato a sottolineare i genoani: sembra che si possa diventare sampdoriani per soli 50€.

Anna Loscalzo

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21 risposte a “Il derby degli abbonamenti. Gol e autogol nelle campagne pubblicitarie di Genoa e Samp

  1. Bell’articolo…se non fosse pieno di errori.I cartelloni pubblicitari blucerchiati sono anche alle fermate del bus,te lo posso assicurare.
    Inoltre i soggetti della campagna non sono solo quelli citati ma anche 2 ragazzi,di cui uno veste la prima maglia blucerchiata e l’altro la sciarpa.
    Inoltre il signore anziano,se è nato 40 anni prima della samp,non sta a me ricordarti storicamente cosa è successo in quei 40 anni prima.Se non te lo ricordi impara la storia.

  2. Bell’articolo… se non fosse fatto da una genoana.
    Le campagne della Samp sono sempre messe sotto processo. Chissà come mai però la Samp fa più abbonamenti del Genoa, chissà come mai la Samp fa più spettatori del Genoa. Questo magari, per rispetto di chi si adopera per fare le campagne pubblicitarie, doveva essere inserito, almeno con un asterisco in fondo all’articolo…

    • Chissà come mai però la Samp, come abbonamenti e come biglietti in generale, incassa molto meno del Genoa. Sarà mica che i 3×2 del botteghino contano più della passione, ma valgono meno?

      • mi hai tilto la parola di bocca… con i trexdue e gli abbonamenti/biglietti regalati come loro avremmo 35.000 abbonati….. ma quando lo capiscono….;)

  3. Lei scrive molto bene, la seguirò spesso.
    Sono curioso di sapere se la fede calcistica influisce anche sugli altri suoi lavori o se è l’argomento ad averla condizionata.
    Cordiali saluti
    Davide

  4. L’articolo NON dice che le campagne della samp non sono sulle pensiline dei bus, ma che le campagne della Samp non sono PENSATE per supporti così piccoli, infatti il claim “Sampdoria. passione da tutta una vita” è molto piccolo e non si legge. Per il resto tutto vero, la campagna Samp è piena di autogoal. Una volta si diceva “Puoi cambiare fidanzata, ma non puoi cambiare nè madre nè squadra di calcio”. Beh, la NOSTRA samp ha ribaltato il concetto, sbagliando campagna.
    Come del resto sta facendo da “L’UNIONE calcio Sampdoria”, in poi

  5. Si tratta di un’analisi prettamente tecnica delle due campagne, scandagliate dal punto di vista dell’impostazione e della capacità d’impatto, e come tale andrebbe commentata. I discorsi sulle presenze allo stadio di Genoa e Samp in questa sede lasciano un po’ il tempo che trovano, in primis perché il numero di spettatori e abbonati dipende solo in parte (secondo me in minima parte, ma è un parere personale) dalla pubblicità, ed è invece legato a un’infinità di altre variabili (prezzi praticati dalle due società, soddisfazione o meno dei tifosi in rapporto ai risultati recenti delle rispettive squadre, situazione economica generale e personale con relativa possibilità di acquistare biglietti o sottoscrivere abbonamenti…), in seconda battuta perché la superiorità blucerchiata in tema di “riempimento” dello stadio non mi pare affatto un dato “definitivo” ed epocale, in quanto l’anno scorso è andata effettivamente così, ma mi pare che nelle stagioni precedenti le cose siano state leggermente diverse…
    Non ho poi capito il riferimento di un commentatore qui sopra al quarantennio che ha preceduto la nascita del sodalizio blucerchiato. In quei quarant’anni, il Genoa (per un breve periodo Genova 1893) fu semplicemente uno dei club più vincenti e rappresentativi del nostro football, e anche dopo l’ultimo scudetto rimase per anni su ottimi livelli, con una serie di buonissimi piazzamenti fino a prima della seconda guerra mondiale. Se invece il riferimento è di natura politica, va da sé che è fuori luogo, in questo contesto.

  6. Purtroppo, quando si trattano questi temi, è normle cadere nella passione “da bar” soprattutto a Genova. Resto il fatto che tutto ciò che è scritto è verissimo. Il genoa sta facendo campagne molto belle e soprattutto centrate. La campagna della samp andrebbe bene (o male) per qualsiasi team, mentre quella genoa (anche l’anno scorso era così) poche altre squadre in italia avrebbero potuto farla… genoa samp 1-0 su autogol “alla Bovo” per i blucerchiati . PS i riferimenti al periodo 1906-1946???

    • Naturalmente è un caso che l’articolo riceva il plauso di una parte, quella che fa meno abbonati per intenderci, e il dissenso dell’altra, quella che fa più presenze allo stadio, per intenderci. Tutto questo non le fa sorgere il dubbio che l’articolo possa suscitare qualche perplessità?
      Cordiali saluti
      Davide

      • Puoi avere tutte le perplessità che vuoi, ma l’articolo esprime giudizi reali e suffragati da argomentazioni razionali. Come spiegato sotto, se sei la squadra “con la maglia più bella del mondo”, “più vincente”, “più conosciuta in Europa”, “con i giocatori storici più forti” e fai una campagna dove domina il bianco, dove il 99% della gente ha la maglia BIANCA (solo il ragazzo a sx ha quella blucerchiata)… se l’unica cosa che il Genao ha più dite sono gli anni (120 quest’anno) e fai una campagna dove parli di STORIA.. se ti accusano di non essere passionali e fai una campagna dve dici “per amore cambio squadra, ci risparmio anche il 50%”… beh, allora hai appena fatto un autogol (anzi 3) alla Bovo

      • C’è un dettaglio della discussione che non va sottovalutato. Sembra che tutto vada pensato e rapportato alla campagna di qualcun altro. E non intendo l’ovvia rivalità cittadina. Le campagna vengono pensate per la propria tifoseria e non per altri. Dunque mi risulta molto difficile giudicare una campagna basandomi sull’idea che possono farsene i cugini.
        QUalcuno scrive “se vi accusano di non essere passionali”.
        Ma chi? I tifosi dell’altra squadra? E veramente a qualcuno potrebbe importargliene qualcosa? Oppure mi dici di non puntare alla nostra storia perchè viene ritenuto, a torto, un monopolio altrui?
        E’ una discussione senza senso.
        Dal punto di vista tecnico invece è effettivamente curioso chiedersi come mai quest’anno si sia scelto uno sfondo bianco a differenza del passato. Probabilmente volevano sperimentare soluzioni nuove. E su questo effettivamente un esperto in materia fa bene a discutere, visto che l’argomento di studio è quello.
        Trovo morboso questo interesse continuo da parte di altri tifosi per quello che facciamo e per come viviamo la nostra passione.
        Dite che uno studio di semiotica su questo argomento potrebbe essere interessante?
        Buon lavoro a tutti.
        Davide

    • Pensi che Apple e Samsung (per citare una concorrenza tra brand in grado di dividere i consumatori in “tifoserie” come il calcio) non facciano campagne basate anche sull’altro? Il “mercato” delle squadre di calcio è così, mi ricordo ancora la campagna genoa “per chi ha scelto di esserci”.. E comunque l’articolo spiega che la samp ha sbagliato in assoluto, non solo se paragonata al genoa: claim poco leggibile, richiamo alla storia (non certo il plus della tifoseria di riferimento), poco spazio alla maglia “ciù bèla du mundu”, una grafica fredda ed il tutto per veicolare SOLO un messaggio commerciale (da 50€)… e non ho citato gli altri..

      • Davide, capisco il suo punto di vista ma non posso che dare ragione a lucarouge.
        Prendiamo il caso di Apple e Samsung, proprio come Genoa e Samp si rivolgono ai propri consumatori/fan ma lo fanno sempre strizzando l’occhio al diretto competitor. Il perché lo spiega molto bene il mio collega Marcello in questo post di qualche settimana fa.
        L’esempio è calzante perché nel caso analizzato sopra consideriamo i due club come brand più che come squadre, questo significa che le campagne dovrebbero essere costruite per esaltare l’Oggetto di Valore come il migliore possibile,
        Per quanto riguarda il suo suggerimento d’analisi, non escludo di rifletterci in futuro, potrebbe essere davvero divertente! 😉

      • Ho letto il post del suo collega, ma continuo ad avere perplessità sulla vostra chiave di lettura. Nel caso Apple vs Samsung c’è sempre la possibilità che un potenziale consumatore si orienti da un “brand” all’altro. Nel caso delle squadre lo escludo a priori.
        Un ultima cosa : personalmente la figura di nonno Pietro mi è piaciuta moltissimo, visto che la sampdorianità in famiglia arriva per l’appunto da mio nonno, che avrebbe pressappoco la stessa età se fosse ancora con noi. Per cui può ricordare sia la storia “eroica” della nostra tifoseria siaun volto familiare per molti di noi. L’orgoglio di essere sampdoriani nasce proprio da quella storia, da quella scelta di “opposizione” che ci ha portato dove siamo adesso. Una battaglia vinta, grazie alle generazioni del tifo, che non ci sarebbe stata senza la generazione di Pietro.
        Un aspetto che trovo grave non avere considerato, se si vuole analizzare l’impatto della campagna.
        Per il resto, felice di averle suggerito un argomento di studio divertente 🙂 Tornerò a leggerla e magari a commentarla.
        Buon lavoro.

  7. Il claim “Sampdoriani per sempre” o “da una vita” non può essere confusa con la data di fondazione della Sampdoria. Prima esisteva la Sampierdarenese oltre all’Andrea Doria che hanno vita, per l’appunto, alla Sampdoria. Tralascio ogni commento circa la presunta criticità della signora.

  8. Prima di tutto vi ringrazio per i tanti commenti e per le visite: per un piccolo blog come il nostro è davvero un successo! Grazie a nome mio e di tutta la nostra redazione.

    Come giustamente avete tutti sottolineato, è ovvio che anche io io sia una tifosa, altrimenti non avrei scelto certo questo tema!
    Preciso però che l’analisi semiotica, di qualunque tipo di testo, nasce tenendo fuori la dimensione personale. Il fatto che la campagna del Genoa sia tecnicamente migliore di quella della Samp, non vuol dire che io tifi Genoa. Riconosco, se mai, un miglior lavoro all’agenzia di comunicazione che ne ha curato la creazione.

    Pur riconoscendo questo merito, concordo pienamente con voi: le presenze allo stadio non sono influenzate da un cartellone pubblicitario. Come è stato detto, sono i successi della precedente stagione e la campagna acquisti a entusiasmare le tifoserie.

    Un’ultima precisazione sulla questione dell’età del tifoso Pietro e dell’anno di fondazione della Samp.
    Definisco questa scelta un errore perché sminuisce il valore della Società, soprattutto nel confronto con gli avversari. L’unico vero punto di forza del competitor Genoa è l’anzianità del club, di cui proprio quest’anno ricorrono i 120 anni dalla fondazione. Uno scivolone del tutto evitabile, con un po’ di attenzione.

    n

  9. Complimenti all’agenzia del Genoa credetemi erano anni che non si vedevano campagne così belle come negli ultimi anni,potremmo conoscere l’agenzia?

  10. scusate ma sul fatto che la campagna della doria fosse debole per non dire proprio brutta credo possa dirlo chiunque abbia un minimo di esperienza di marketing e non solo, senza tirare per forza in ballo la partigianeria e indipendentemente da paragoni con quella del Genoa che personalmente non ho trovato entusiasmante ma almeno coerente. Che svelasse un inferiority complex così grave è però francamente sorprendente. Merito dell’agenzia, o di chi gli ha dato il brief e ha approvato la campagna?

  11. l’unica città in cui una tifoseria continua a credere di essere in maggioranza e con l.altra squadra in Serie B fa medie spettatori inferiori e si riduce a dover regalare gli abbonamenti per farne un centinaio in più

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