Gaga Feminism. La fine del mondo del sesso e del normale

Rah-rah-ah-ah-ah-ah!
Roma-roma-mamaaa!
Ga-ga ooh-la-la!
Want your bad romance

Lady Gaga, Bad Romance

Cantante, artista, performer, attrice, filantropa, designer e stilista. Nessuna di queste definizioni riesce a esaurire la poliedrica personalità di Lady Gaga che, prima di tutto, è un fenomeno culturale: «Pop culture was in Art, now ART’s in POP culture, in me» canta nel nuovissimo Applause. Il riferimento è chiaramente al suo nuovo lavoro ARTPOP, ma anche a quel background musicale e artistico in cui Gaga è immersa, che continuamente cita, a cui continuamente si ispira.

La sua influenza è tale che il termine gaga è entrato di diritto nei dizionari di inglese; come se in Italia la Treccani dovesse aggiornare il lemma ferro con definizioni quali malinconico, strappalacrime e sdolcinato.

In questo caso, si parla di follia, di eccesso: gaga può significare tutto, ma per lo più ciò che va oltre le categorie, oltre quello che ci potremmo aspettare e oltre quello a cui siamo abituati. Non si tratta semplicemente di pazzia o di anticonformismo, ma di un atteggiamento libero, ludico, infantile e mai inconsapevole.

gaga volto

È questo il punto di svolta: dimenticatevi tutto ciò che sapete sul sesso, sul genere e sul desiderio; Lady Gaga segna la fine del normale e di tutto quello che sappiamo. A dircelo è J.J.Halberstam, Professore presso la University of Southern California che, nel suo (quasi) saggio “Gaga Feminism”, cerca di mostrare come l’essere gaga ci porti verso una nuova forma di femminismo, capace di rispondere alle esigenze di definizione dei tanti problemi culturali e di genere che stanno attraversando la nostra società. La musica e le performance di Lady Gaga sarebbero capaci di minare i modelli che finora hanno accompagnato le nostre esistenze, per arrivare a un concetto che comprenda in sé tutti i corpi e tutti i generi, costringendoci a riconsiderare completamente il modo in cui conosciamo e valutiamo il mondo intero.

La rivoluzione parte da Telephone, il video di Gaga in cui il duetto con Beyoncé diventa una storia di vendetta spietata, degna del miglior Tarantino. L’allegoria di comunicazioni interrotte e rapporti falliti fa emergere un femminismo nero, che va contro la violenza domestica, il sistema patriarcale e persino contro la legge. Ma basta tutto questo per dichiarare la fine degli uomini? Secondo Halberstam, ovviamente, sì: Gaga risponderebbe agli interrogativi della società americana sul bisogno del maschio con una cornetta sospesa, con un bel «no, grazie».

Secondo me, tutto questo ancora non basta. Se vogliamo stabilire la fine del normale, dobbiamo andare verso una nuova genesi. In tre parole, Born this Way.

Nei sette minuti di pura fantascienza del suo video, Gaga ridisegna l’intera umanità. Tutto viene rovesciato, stravolto e ridiscusso: non c’è spazio per il maschio, sia esso genitore, seduttore, figura forte. Tutto è dominato dalla donna, o meglio dalle diverse declinazioni di donna possibili. La Gaga Scheletro, per esempio, è sicuramente di sesso femminile, ma non direi altrettanto del suo gender: il suo atteggiamento, le suo movenze, che ricordano quasi un rito di seduzione, sono maschili. La coda di unicorno è una tipica acconciatura femminile, ma l’unicorno è di per sé simbolo fallico. Gaga Scheletro è, quindi, un termine complesso (come diciamo in semiotica) che riunendo in sé gli opposti ci porta verso un indistinto, una specie originaria in senso platonico. Oppure, verso il gaga gender.

unicorn

Anna Loscalzo

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3 risposte a “Gaga Feminism. La fine del mondo del sesso e del normale

  1. Bello spunto per un bel tema. In genere non amo fare seeding, ma 2 anni fa avevo scritto un articolo sul tema, in occasione del travestimento maschile di Gaga e della “creazione” di Jo Calderone. http://goodbyezero.wordpress.com/2011/08/31/pop-travestitismo-e-ruoli-di-genere/
    In sintesi, Gaga è l’unica cantante di oggi che sta portando avanti quella funzione del pop di ridefinire il gender, ribaltando i canoni e proponendo nuove configurazioni di genere: pensa a Elvis con le sue movenze lontane dal country rigido e mascolino, Bowie e i suoi personaggi androgini. Oggi le bad girls poppettare si rifanno a Rihanna, che al massimo può rappresentare (ma in minima parte) un target lesbo, mentre Katy Perry si appiattisce sullo stereotipo della caramellosa bambolina americana. Staremo a vedere cosa succederà con il nuovo ARTPOP. Io ho paura che Gaga possa appiattirsi troppo sul concept della cantante “pop art” (a cui rimanda non solo il titolo dell’album, ma anche il testo del singolo e in particolare il ritornello “Applause-plause” che tiene insieme la dimensione dello show pop e quella critica d’arte) trasformando in regola il furore e diventando una macchietta. Ma per ora è solo un sentore, aspettiamo che il corpus cresca (ovvero che l’album esca) 🙂

    • Ho letto il tuo pezzo e non posso che essere d’accordo con te.
      Spero proprio che ARTPOP si riveli la conferma di Gaga come cantante e come performer: le sue esibizioni sono sempre provocatorie ma intelligenti. Aspetto con ansia i VMA ovviamente!

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