Carl Warner e Bodyscapes. Giochi di spazio e percezione

Carl Warner, classe ’63, nato a Liverpool, è un fotografo noto per la sua abilità nel creare insoliti paesaggi. Tra i suoi successi troviamo infatti Foodscapes, in cui l’artista si è servito dei cibi più disparati per rappresentare vedute paesaggistiche e costruzioni architettoniche, come il Ponte di Rialto di Venezia.

Il suo ultimo lavoro si intitola Bodyscapes. Questa volta, Warner ha osato di più: le forme paesaggistiche, come valli o deserti, che l’occhio del pubblico vede, sono in realtà corpi umani. Corpi nudi, fatti posare in maniera contorta, o solo delle parti di essi, come le ginocchia o la schiena, che, grazie a un’illusione ottica, sembrano dar vita a un vero e proprio paesaggio.

Ma se Warner è ormai noto per queste insolite costruzioni paesaggistiche, la novità è che in questa sua opera, si spinge a giocare con la percezione dello spazio.

He explains that he want to focus attention on ‘one person’s body, creating a sense of place so that a body that is lived in becomes a place to live (fonte: DailyMail).

Di norma, l’uomo, con il proprio corpo, vive in uno spazio; al contrario, qui è lui stesso a diventare uno spazio da vivere. Letto in termini di punto di vista, l’uomo che solitamente è osservatore del paesaggio, ora diventa l’oggetto osservato. Riprendendo lo studio dei “giochi ottici” che Landowski fa ne La società riflessa, l’uomo, dal poter-vedere abituale, viene ora messo nelle condizioni di poter-esser-visto.

The desert of sleeping men

Sembrerebbe esserci, quindi, una sorta di strumentalizzazione del corpo: l’artista, infatti, se ne serve per rappresentare qualcos’altro. Considerando che Warner lavora anche in ambito pubblicitario, questo discorso calzerebbe a pennello, dato che media e pubblicità sono sempre più spesso accusati della sua mercificazione.

Ma a ben vedere, in Bodyscapes c’è un ribaltamento: il corpo non viene utilizzato per essere riconosciuto come tale, ma per apparire come un paesaggio.

Se pensiamo proprio alla concezione del paesaggio in storia dell’arte, inizialmente questo era definito paraergon, cioè semplice decorazione. Qualcosa da porre accanto all’ergon, la vera e propria opera. Non era il soggetto del quadro, ma un oggetto volto a decorare e abbellire la tela. A partire dal XVII secolo, invece, ci si rende conto della sua valenza espressiva e diviene un vero e proprio genere pittorico, il vero ergon di moltissimi quadri.

Insomma, in Bodyscapes Warner eleva il corpo da semplice oggetto utilizzato per secondi fini, a vero e proprio soggetto dell’opera. Costruisce un’unione tra paesaggio e corpi, che però non vengono celati completamente: anche se non nell’immediato, sono comunque riconoscibili, come testimoniano gli stessi titoli: “Il deserto degli uomini dormienti”, “La valle della gola tagliata”, “L’orizzonte senza testa”.

Il fotografo, dunque, da un lato gioca con la percezione dello spazio e del corpo umano, dall’altro mette alla prova gli spettatori stessi con rappresentazioni che richiedono di essere riconosciute.

Alice Felicani

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