Pina Bausch: quando non bastano le parole. Teatrodanza come attante collettivo

Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti, ma ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza
Pina Bausch

Vincitrice di numerosi premi, musa di Fellini e Almodovar, amica intima di Wim Wenders, Pina Bausch è stata una dei più importanti coreografi di tutti i tempi. Ha rivoluzionato il mondo del teatro, dando vita a una visione intima della coreografia, nella quale i danzatori sono chiamati a interpretare l’opera teatrale a partire dalle proprie emozioni.

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Negli anni’ 70 Pina Bausch introduce il termine teatrodanza, inventando così un nuovo genere artistico che si differenzia dal balletto e dalla danza moderna. Gli interpreti della compagnia Bausch sono spesso chiamati i danzattori: incarnano al contempo il ruolo di attore, danzatore e autore dell’opera, racchiudendo in sé le tecniche del teatro e della danza. Recitazione, canto e danza si fondono in un’azione continua, senza alcuna divisione dei ruoli.

I movimenti e le espressioni non sono mai impostati dal coreografo ma nascono dai danzatori, gli assoluti protagonisti e i veri creatori del dramma. Le coreografie sorgono da un’istanza reale e dai problemi attuali.

All’espressione corporea è rivolta attenzione particolare, poiché è il mezzo per comunicare con il pubblico.

Il soggetto enunciatore – il ballerino – appare come una persona reale, con la sua personale sensibilità, che attraverso la danza racconta i suoi sentimenti e le sue emozioni. Tutti i movimenti, le coreografie e le parole nascono con spontaneità e naturalezza, nell’istante stesso della rappresentazione.

Il palcoscenico è parte integrante dell’opera. Non solo i costumi e gli oggetti, ma anche le forme, i colori, le sensazioni uditive, olfattive e tattili sono estremamente importanti. La ribalta ha così il potere metaforico sulle immagini rappresentate: evoca, suggerisce, rimanda lo spettatore oltre le mura del teatro e, al contempo, lo avvolge in una fruizione multisensoriale.

Il Teatrodanza di Pina Bausch porta in scena emozioni pure. Il fare persuasivo della troupe si accompagna al fare interpretativo del pubblico. Lo spettatore non ha un ruolo passivo, ma insieme al palcoscenico e ai ballerini forma un attante collettivo: è la loro interazione a dare vita agli spettacoli.

Le opere di Pina Bausch nascono da una lotta tra fragilità e forza, fra particolare e universale, fra complessità e semplicità, tra caos e armonia. Il teatrodanza – frutto della fusione tra teatro, balletto e arti figurative – è una forma di danza allegorica, fatta di simboli e metafore, dove la strutturazione narrativa è trattata in modo assai insolito.

Insomma, quando non bastano le parole…danzate, danzate, danzate.

Yulia Gordeeva

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4 risposte a “Pina Bausch: quando non bastano le parole. Teatrodanza come attante collettivo

  1. Mi sono perso 😉 Perché scrivi che “Lo spettatore non ha un ruolo passivo, ma insieme al palcoscenico e ai ballerini forma un attante collettivo: è la loro interazione a dare vita agli spettacoli”. Credo che questo sia vero per l’arte in genere. Intendi dire che nella danza o nel teatro classico il pubblico è passivo? Inoltre non mi torna come mai parli di “attante collettivo”…

    • Grazie per il commento!
      Gli umori dei visitatori del Louvre non influenzano in nessun modo la Gioconda: avrà sempre la stessa faccia e sempre il solito sorrisino. Lo spettatore qui, al mio parere, ha un ruolo passivo: contempla e basta. Mentre nel teatrodanza l’atmosfera in sala influisce (e come) la rappresentazione in atto. Il ruolo dello spettatore non si limita alla sola contemplazione dell’opera: se il pubblico piange, o se ride, o se urla, o se lancia sul palcoscenico dei pomodori marci, l’opera teatrale avrà un sviluppo diverso. Nel teatrodanza, dove gli attori non recitano le frasi imparate a memoria ma improvvisano nel momento stesso della rappresentazione, gli umori del pubblico sono importanti più che mai.
      Per lo stesso motivo parlo di “attante collettivo”: lo spettacolo non può avere luogo senza 3 elementi fondamentali e cioè il palcoscenico, il pubblico e la troupe. Può valere per qualsiasi tipo di teatro, ma soprattutto per il teatrodanza, dove sia lo spettatore che il palcoscenico (e lo spiego nell’articolo) hanno un ruolo molto più rilevante che nel balletto o nella danza classica.
      Spero di aver risposto in modo chiaro ed esauriente…

  2. Aaah ok 😉 Quando scrivi “Nel teatrodanza, dove gli attori non recitano le frasi imparate a memoria ma improvvisano nel momento stesso della rappresentazione, gli umori del pubblico sono importanti più che mai.” colgo il punto che avevo mancato di comprendere nell’articolo 😉 Però quando fai il paragone con la Gioconda sono meno d’accordo eh! Innanzitutto perché quello che dici allora è vero per tutta l’arte perfomativa, che la rende diversa da quella plastica-figurativa. E poi perché credo che l’umore e l’interpretazione di un quadro ne costituisca il senso, che non è dato a priori ma si dà nell’atto di interpretazione. Detto ciò, sono dettagli, il grosso della spiegazione sta in quel passaggio che non avevo colto. Grazie a te della risposta.

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