«Infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso». Concordia tra scena politica e cronaca

Ogni storia porta con sé una forma di ragionamento implicito, indipendentemente dai temi che tratta e dalle figure di cui si riveste. Spesso rassicuriamo gli amici con una storia corroborante che non li riguarda, ma nella quale possano grossomodo riconoscersi. Ciò che permette questo riconoscimento, è che nella storia ci sono dei posti, distribuiti dalla logica degli eventi narrati, che è possibile spogliare delle occorrenze concrete per far brillare come semplici partecipanti a un’azione.

In semiotica, chiamiamo schema narrativo canonico la struttura formale che esibisce le relazioni posizionali di un fatto narrato e che ci permette di cogliere la logica implicita al modo in cui il discorso presenta gli eventi.

Il concettino è utile per esplicitare le argomentazioni politiche che le narrazioni dei grandi eventi telegiornalistici sono suscettibili di veicolare. La nostra ipotesi è che l’epopea della Costa Concordia non avrebbe mai suscitato tanto interesse se non fosse stata così adatta a legittimare le trasformazioni politiche in atto.

In principio, fu il naufragio. La nave veniva condotta troppo vicino alle coste per compiacere il desiderio dei turisti da un capitano irresponsabile, vulnerabile al fascino femminile e, infine, vigliacco. Solo la fermezza del comandante di terra, devoto alle proprie funzioni istituzionali, competente e coraggioso, permette di evitare il peggio, prendendo il controllo delle operazioni di salvataggio.

Copertina Chi

Contemporaneamente, il Premier Berlusconi si dimetteva, dopo esser stato bacchettato da una lettera della BCE. Vi si sosteneva che l’Italia era a rischio ed esigeva riforme liberiste, mentre il governo era naturalmente impegnato a votare norme per regolare le vicende giudiziarie del Premier (anch’esse velate di pruderie). Monti, sobrio, determinato, competente, viene nominato nuovo Presidente del Consiglio da Napolitano, che gli dà l’incarico di formare un governo per “risanare” l’economia del paese.

Temi e figure diverse, eppure la stessa struttura narrativa. Un traditore è sollevato dall’incarico per la sua indegnità da un destinante che lo sanziona negativamente e assegna il comando al vero eroe, che ne riparerà le mancanze senza cancellarne l’onta. Berlusconi sta a Schettino come il comandante De Falco sta a Monti. E la nave, naturalmente, sta all’Italia.

A questo punto lo schema narrativo canonico prevede che l’eroe esegua la performance alla quale il suo mandato lo assegna. I telegiornali si occupano quotidianamente di raccontare le gesta degli eroi politici: sappiamo tutti che l’attuale governo Letta è stato formato su una dichiarazione di sostanziale continuità – più volte sottolineata dal capo del governo – con “la cura” Monti. L’Italia è sofferente: bisogna fare dei sacrifici. In questo senso vanno le misure di austerity che il nostro Parlamento continua a votare in nome della ripresa.

Ci eravamo dimenticati però, almeno fino a pochi giorni fa, della performance di risanamento dello scandalo Concordia! Grazie ad essa, “l’Italia che ci piace” recupera la nave, dimostrando la competenza ch’era mancata a chi l’aveva fatta naufragare. Il recupero è applaudito da ogni parte: l’eroe ottiene la sanzione positiva della società, completando l’arco narrativo della storia.

Governo

Venti mesi dopo, infatti, eccone il cerimoniale:

Si è rialzata lentamente. Con un’operazione immaginata da 11 persone che era considerata “follia”. Gli “11 uomini d’oro”, come li ha chiamati il capo della Protezione civile Franco Gabrielli. Sono stati loro, insieme a una squadra di 500 persone, a riportare in verticale la Costa Concordia. Un’operazione costata 600 milioni di euro, a carico della compagnia Costa. Seicentodieci giorni dopo il naufragio il gigante è di nuovo dritto (cit. Repubblica.it 18/09/3013)

Il Premier, puntualissimo, s’affretta a tradurre il raddrizzamento della Concordia nel tema di una ripresa italiana, mettendosi nella posizione del sanzionatore dell’impresa. E cinguetta, da Twitter, a proposito dell’articolo di Repubblica: “Ho appena telefonato a Franco Gabrielli al Giglio. Gli ho detto che coloro che stanno lavorando lì sono un grande orgoglio italiano”.

Con un solo, elegantissimo gesto, Letta prolunga la sovrapposizione tematica tra crisi e naufragio per dare l’occasione agli italiani di godersi, in altra forma, quel successo politico che le sue misure d’austerità continuano a non avere.

Carlo Andrea Tassinari, Davide Puca

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2 risposte a “«Infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso». Concordia tra scena politica e cronaca

  1. Mi sembra che il “raddrizzamento” della Concordia abbia anche un significato simbolico molto forte: la politica italiana e l’intero paese sono bravi in una cosa: il RIBALTONE

  2. Pingback: RAGEMAG | Costa Concordia, entre scène politique et fait divers·

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