Serie tv e postmodernità. Nuovi modelli per un mondo complesso

Abbiamo urgentemente bisogno di nuovi modelli per fare fronte a un mondo, questa sì è la post modernità che, contrariamente a quanto Baudrillard ha scritto, non è più riconducibile alla precessione del simulacro, ma alla fine, alla crisi di tutti i simulacri attraverso i quali la modernità si è costituita. E i nuovi modelli da dove possono arrivare? Soltanto dalla letteratura”
Franco Farinelli

E noi, che invece di leggere libri a lume di candela, abbiamo i volti illuminati dallo schermo del computer, dove possiamo cercare nuovi modelli?

Nelle serie televisive statunitensi!

Breaking Bad, Game of Thrones e The Walking Dead sono tre delle serie più apprezzate e conosciute degli ultimi anni. Le serie statunitensi hanno raggiunto un notevole grado di maturità, con personaggi complessi; realizzate e pensate per un mercato più ampio possibile, cercano di evitare troppi riferimenti alla realtà interna, trattando temi culturali delicati ormai globali, quindi condivisibili.

Breaking Bad narra di un professore di chimica che non prende bene la crisi di mezza età e, assetato di vita, travolge tutto ciò che ha intorno.

Breaking Bad

Game of Thrones ci trasporta in giro per un regno fantastico, sconvolto dalla guerra tra famiglie per la successione al trono.

In The Walking Dead facciamo compagnia a un gruppo di sopravvissuti in un mondo invaso dagli zombie.

All’apparenza non hanno niente in comune, ma basta una breve analisi per rendersi conto di come i sistemi di valori, proposti da questi mondi, non sono poi così diversi.

In tutte le serie è preponderante l’isotopia della famiglia, il nucleo più importante da mantenere a ogni costo. Che si tratti di un professore, un nobile di Westeros, o un poliziotto in lotta con gli zombie, l’oggetto di valore, attorno al quale ruota la vita, è la famiglia. Lo scopo principale è dare un futuro ai figli; l’unica speranza è la discendenza.

Il mondo è ingrato e ostile, fatto di continue lotte di potere. Non c’è salvezza al di fuori della famiglia e la violenza e le armi sono il modo più efficace per proteggerla.

La buona vecchia società non esiste più, o è sempre stata una semplice illusione; qui vince chi è più forte o più furbo. I continui tradimenti sottolineano come non ci si possa fidare di nessuno e i rapporti con gli altri sono solo un mezzo per guadagnare potere.

Queste serie rappresentano mondi in fase di transizione, figurativizzano il disagio contemporaneo, causato dal fatto che i modelli che hanno funzionato finora sono evidentemente diventati inadeguati e, oggi, l’unico da seguire sembra essere la lotta per la sopravvivenza.

Allo stesso tempo, però, emergono anche voci discordanti che mettono in dubbio che esista solo questa possibilità: credono che ci possano essere anche altre motivazioni, che sopravvivere non sia la più importante. Alcune volte sono degli attanti che si manifestano in sfumature della personalità dei protagonisti, più spesso in veri personaggi: sono tossici, eunuchi, nani e disadattati che del resto erano già ai margini della società precedente.

Tutto questo ci fa chiedere se i nostri modelli siano mai stati adatti, se questa crisi non sia solo una crisi di quelli attuali, travolti dalla complessità del mondo.

Dino Michele Barone

Annunci

4 risposte a “Serie tv e postmodernità. Nuovi modelli per un mondo complesso

    • House of Cards, è ancora nella cartella da vedere, ma finirà presto in quella dormire non serve. Quindi posso darti qualche spunto, ma non posso fare un’analisi.

      1- È una serie trasmessa per la prima volta nel 2013.
      2- Da Netflix.
      3- Ha attori e registi Hollywoodiani.
      4- Parla di politica.

      Bastano questi pochi elementi per tentare una spiegazione del suo successo.

      1- È nata da poco, e oggi le serie non sono più solo un format per riempire ore di spazi televisivi spendendo poco. Sono maturate. Hanno la stessa qualità della pellicola, e tanti vantaggi dati dalla maggiore durata. Mi concentro su quello che ritengo il più importante: il rapporto con il fuori dallo schermo. Le serie fanno parte della nostra vita. Creazione di senso partecipata. Di cui i produttori sono consapevoli dagli esordi di Beautiful. Il mondo della finzione continua a vivere nelle nostre chiacchiere. E se la serie è considerata di qualità, facciamo pure la figura degli intellettuali. Vantaggio sociale a seguirla.
      2- Non è uscita su un canale televisivo ma su un servizio di streaming. Che si differenzia per un elemento sostanziale: la possibilità di scelta. Mi sono cercato questa serie perché mi interessa, non perché non sapevo cosa fare il martedì sera. Sono proprio un intellettuale.
      3- Il protagonista non è l’attore che fa da spalla al Commissario Rex. Tanto importante che viene cambiato regolarmente e talmente bravo che mi chiedo se sia Rex a formarlo. Il regista non dirigeva pubblicità di materassi. Chi faceva film, oggi fa serie. Allora è proprio di qualità!
      4- Una volta a Bologna si diceva che tutti volevano fare i musicisti, da qualche anno si dice che tutti vogliono fare i politici. La politica è diventata pop. Non che sia veramente più vicina al popolo. È una strategia di comunicazione. O di sopravvivenza.
      Aggiungici che Obama, è un fan dichiarato della serie. Quale migliore pubblicità?

      Ora vado a vedere un’altra serie che piace a Obama, True Detective
      …solo otto episodi? Da un’ora? Che coincidenza, giusto le ore che avrei dormito.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...