Viver Sacher e Belli. Quando testo e immagine entrano in competizione

Qualche giorno fa, sfogliando una rivista di benessere, mi sono imbattuta in una pagina in cui Marco Bianchi (nutrizionista e “scienziato della cucina sana”) persuadeva le mamma d’Italia a non offrire come merenda ai propri figli brioche confezionate, torte e ciambelloni.

Buon articolo, buon consiglio; se non fosse che la foto che compare in alto, al centro della pagina, ci mostra una bambina felice e sorridente, alle prese con un’invitante fetta di Sachertorte che le ha già pasticciato il viso!

Foto1421Mi spiego meglio. Sotto c’è scritto frutta, insalata, carote, farina integrale; sopra c’è la foto di una torta al cioccolato che fa felice una bambina.

Alle cinque del pomeriggio, seduta in biblioteca, ho pensato: beh, faccio una pausa e vado a comprare una brioche!

L’ho testato su me stessa: il messaggio che la rivista voleva trasmettere era fuorviante. C’era qualcosa in quella pagina che non andava, a prescindere dalla mia golosità e dal fatto che avevo una certa fame e nessun frutto a disposizione.

Torniamo quindi alla comunicazione.

Una regola che i comunicatori hanno preso in prestito dagli studi psicologici e fisiologici riguarda l’efficienza e la capacità comunicativa delle immagini. Da una parte la Gestalt insegna che “ogni percezione si presenta all’esperienza come un tutto unico” e che quindi non si può, o meglio non si deve, scindere tra espressione e contenuto e pensare che l’una sia più importante dell’altro.

Dall’altra è anche vero, però, che è tendenza diffusa dare un maggiore rilievo all’immagine rispetto al testo.

Proprio la fotografia, infatti, garantisce il massimo grado di iconicità delle immagini facendo percepire l’oggetto rappresentato come qualcosa di “vero”, “reale”. Pur essendo frutto di un punto di vista soggettivo, sottoposta a un processo d’interpretazione e non custodendo alcuna chiave per la conoscenza immediata, appare come un prodotto degli occhi dello stesso osservatore (ingenuo).

Ma certamente il messaggio più efficace è quello che lega tutte le sue parti insieme: nel caso della carta stampata, una buona comunicazione crea coerenza fra immagini, testo e loro relativa disposizione.

Se l’immagine che vediamo contraddice ciò che leggiamo, nasce una vera competizione: quale risulterà più attraente e persuasiva per il lettore?

Sempre nel caso specifico di cui sto parlando, prima ancora di riuscire a leggere che mangiare frutta come spuntino è il modo migliore per vivere “sani e belli”, abbiamo già visto una Sacher: sebbene un po’ fuori fuoco e non valorizzata in tutta la sua sostanza, il dolce ci ha fatto venire “l’acquolina in bocca”.

Di più. Non c’è solo la torta con il suo strato di cioccolato a persuaderci, ma c’è anche una bambina sorridente, felice e tenera.

Alla componente emotiva positiva ed euforica che porta con sé la vista di un bambino si aggiunge quella di una mano e una bocca impiastricciate.

Così l’efficacia e il coinvolgimento sono raddoppiati ed è difficile risparmiarsi un sorriso o resistere alla tentazione di correre a mangiare una bella fetta di torta.

Francesca Venezia

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