Niente Condom e Pinocchio va in bianco. Favole moderne per la prevenzione dall’HIV

È capitato a tutti di pensare “ah… no, questo non è un mio problema”. Ed è successo a tutti di doversi ricredere, purtroppo.

Su questo stesso gioco di contingenze ruota Woody, il nuovo spot commissionato da AIDES, la principale organizzazione francese per la prevenzione da HIV e AIDS.

Il video si apre in discoteca dove, in un sabato come tanti, s’incontrano una ragazza e uno strano giovane dalle sembianze di Pinocchio: i due ballano, si scambiano effusioni e vanno a casa di lei. Tutto procede per il meglio, fino a quando, poco prima di fare l’amore, la coppia ha uno scambio di battute lapidario:

Lei: “Hai un preservativo?”

Lui: “No, ma è tutto a posto non ti preoccupare”

Lei: “Sei sicuro?”

Mentre il naso del ragazzo-Pinocchio si allunga e il suo sguardo tradisce sorpresa e perplessità, compare il claim: “Qualche volta, puoi mentire senza saperlo”.

L’idea è semplice: il “nemico” da sconfiggere è l’ignoranza sulle proprie reali condizioni di salute. Ma fin qui, direte, nulla di nuovo sotto il sole.

Quante volte, però, abbiamo visto campagne che sollecitano a sottoporsi al test HIV presentare il soggetto possibile portatore del virus come il vigliacco che teme di conoscere il suo stato, il colpevole che, per paura, rischia di contagiare poveri innocenti? Guardate, per esempio, lo spot della campagna di prevenzione del 2009 promossa dal Ministero della Salute italiano. Protagonista Valerio Mastrandrea che, mentre cammina, incrocia gli sguardi freddi dei passanti, occhiate che legge come stigma, come biasimo per il suo prediligere la tranquillità del non sapere, piuttosto che la responsabilità della conoscenza.

Con Woody le cose cambiano. Non solo lo spot non fa leva su un testimonial influente – cioè su una persona che gode già di una certa fama e che dovrebbe fungere, quindi, da catalizzatore per il messaggio trasmesso – così come è abitudine italiana, ma mette in scena una situazione qualunque, in cui ognuno di noi può essersi trovato, rappresentando l’ignoranza del giovane non come  incoscienza volontaria, ma come pura ingenuità.

Escamotage semplice, è vero, ma mi sembra evidente che tutti noi siamo più propensi a identificarci con il “buono” che pecca di eccessivo candore, piuttosto che con il “colpevole cattivo” che pensa solo a sé.

Ragionando sugli effetti di lungo termine di uno spot del genere – insieme, ovviamente, a tutte le altre azioni di comunicazione della campagna – è meglio far leva sulla paura o sulla riflessione lucida?

Beh… se la risposta mi sembra ovvia, scrivere quale spot sia più persuasivo significherebbe fare solo retorica.

Gloria Neri

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...