“La vita di Adele” e “Il blu è un colore caldo”: tutta un’altra storia

L’arte del cinema è forse quella del furto. Dalla vita, dalla cronaca, dalla pittura, dalla letteratura, il cinema ha sempre rubato storie che poi ha tradotto sul suo grande schermo. Dalle pagine di un libro ai fotogrammi del film, il passo non è così breve e molto spesso ci capita di rimanere delusi da quello che vediamo, così lontano dalla meraviglia della nostra immaginazione.

Negli ultimi anni il cinema si è divertito a rubare anche dal fumetto, ma in questo caso ha dovuto affinare la sua tecnica. L’iconismo delle immagini è ben diverso dalla capacità evocativa delle parole e il cinema ha dovuto recuperare un atteggiamento filologico per accompagnare i personaggi delle strisce alla pellicola. È così che sono nati, per esempio, gli adattamenti da Graphic Novel come Sin CityThe Spirit o 300, oppure l’Hulk di Ang Lee.

Anche il cinema d’autore non ha saputo resistere alla tentazione. All’ultimo festival di Cannes la Palma d’Oro ha premiato La vita di Adele di Abdellatif Kechiche, adattamento dal fumetto Il blu è un colore caldo di Julie Maroh.

La distanza fra i due testi è evidente sin dai loro titoli; è singolare, in questo senso, l’uso della citazione che fa il regista: i suoi riferimenti al fumetto si trovano a un livello di lettura così profondo da rimarcare ancora l’autonomia del film. Solo il lettore che ha sfogliato le pagine de Il blu è un colore caldo saprà leggere la ridondanza, quasi ossessiva e innaturale, del blu in tutto il film; ma, allo stesso tempo, lo spettatore riuscirà a comprendere ugualmente il legame fra il colore e la protagonista, come sarà in grado di interpretare correttamente lo stesso, esasperante, uso del primo, primissimo piano e delle soggettive. Per vedere il mondo di Adele con i suoi stessi occhi, non avrà quindi bisogno di sapere che il racconto, nel fumetto, è lasciato alle parole di Clementine.

In molti casi il cinema dimostra una minore capacità trasgressiva rispetto ad arti minori, alla letteratura e, ovviamente, al fumetto. Sembra strano parlare dell’incapacità di trasgredire a proposito di un film che offre lunghe scene – incensurate ed esplicite – di sesso lesbico. Ma la trasgressione a cui mi riferisco riguarda la capacità dei testi di andare oltre gli stereotipi narrativi, di arricchire le sceneggiature canoniche di elementi nuovi, irrisolti, complessi.

È proprio sul piano narrativo, infatti, che La vita di Adele si allontana di più dal suo antenato su carta. Il fumetto racconta di un’adolescente alla ricerca di sé, che si scopre omosessuale ed entra, quindi, in conflitto con se stessa, con gli amici, con la famiglia. L’amore adolescenziale con Emma cresce parallelamente all’evoluzione di Clementine.

Clementine è una ragazza che diventa donna e per farlo deve affrontare la clandestinità della sua relazione, la lontananza dalla famiglia, la vergogna, la solitudine e, soprattutto, il peso dei propri errori e la malattia. Adele invece sembra compiere il percorso opposto, la curiosità e l’ingenuità delle sue prime scoperte adolescenziali lasciano il posto alla noia e all’ambiguità di una donna piatta e a tratti stupida.

Il blu è un colore caldo è un piccolo capolavoro proprio per la sua capacità di rompere gli schemi narrativi dall’interno, trasformando una storia d’amore lesbico in una tragedia. La vita di Adele, invece, manca di coraggio, semplifica e banalizza eccessivamente le passioni, i dolori e gli affetti di una vita intera.

Dovessi scegliere, io preferirei di certo vivere la breve e profonda vita di Clementine che la lunga ossessionata esistenza di Adele. E voi?

Anna Loscalzo

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2 risposte a ““La vita di Adele” e “Il blu è un colore caldo”: tutta un’altra storia

  1. anche se ho apprezzato il fumetto e non ho ancora visto il film (ho il timore di un’eccessiva estetizzazione e anche di un po’ di opportunismo da parte del regista, E non sarebbe cosa nuova , anche se ho amato il suo secondo film e apprezzato i due successivi). in realtà la tragedia finale è un “tòpos” della letteratura e anche della cinematografia conprotagoniste lesbiche, quindi non mi sembra poi così originale)

    • L’originalità sta proprio nel rendere una storia d’amore omosessuale una tragedia d’amore, in cui chiunque possa riconoscersi. Insomma, a mio parere, Il Blu è un Colore Caldo racconta una storia universale, il che non riesce al film.
      Quando lo vedrai sarò lieta di confrontarci ancora. 😉

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