Le primarie del PD a colpi di slogan: belli, confusi e (in)decisi a cambiare

Ormai lo sappiamo tutti che domenica 8 dicembre si vota per scegliere il nuovo segretario del PD tra Gianni CuperloMatteo Renzi e Giuseppe Civati. Ce l’hanno detto e ridetto e io, a tre giorni dal voto, voglio fare un esperimento. Voglio dimenticarmi chi sono e immedesimarmi in una cittadina lontana da un po’ dalle urne che, vista la situazione del Paese, questa volta vuole impegnarsi. Vuole tornare a votare.

Non c’è tanto tempo per raccogliere informazioni, però. Navigo un po’ in internet e, dopo avere letto alcuni post già scritti in merito, arrivo ai tre slogan elettorali. Mi fermo, li fisso e mi perdo tra le mie riflessioni.

Matteo Renzi

1

Effettivamente, “L’Italia cambia verso” fa sorridere: dopo queste elezioni, muggiremo come mucche, grugniremo come maiali, miagoleremo come gatti o cinguetteremo come uccellini? Ok, forse ho esagerato: dato che il contesto interpretativo è quello elettorale, si sta ovviamente parlando di cambiare direzione, di prendere una strada nuova, diversa, migliore, che riporti l’Italia in carreggiata. Ma qualcosa non mi spinge a intraprendere questa nuova carreggiata. C’è qualcosa in quella “R” di Renzi che non va.

Si parla di cambiamento, di nuove direzioni, ma trasformare il cerchio della “R” in una freccia che rimanda a sé stessa non è stata la scelta migliore. Il cerchio è simbolo di ciclicitàdi qualcosa che si ripete sempre uguale a sé stessa (pensiamo banalmente al ciclo della vita); è un richiamo al loop che in informatica indica la ripetizione continua di una medesima funzione, in musica di una stessa traccia. Il cerchio indica ricorsività, è negazione del cambiamento e, ciliegina sulla torta, quando diciamo “Sono andato/a in loop” significa che ci siamo incartati, che non sappiamo più come tirarci fuori da un problema. Insomma, ancor prima di leggere il programma, Renzi si contraddice: verbalmente afferma il cambiamento, ma visivamente lo nega nel suo stesso nome.

Gianni Cuperlo

2

Bé, che altro dire se non ripetere le considerazioni di chi ci ha riflettuto prima di me: bello e democratico chi? Cuperlo? Bello non direi (poi son gusti personali, si sa), democratico forse sì. E se si riferisce invece al PD: che c’entra la bellezza? Ah, forse parla del Paese, dell’Italia. Insomma, cosa vuol dire questo signore? Se Renzi si contraddice, Cuperlo non si fa nemmeno capire.

 Giuseppe Civati

3

Mi sembra ovvio, ma fingo che non lo sia. La grandezza del font concentra l’attenzione su “cambiandole”, verbo scelto, così come ha fatto Renzi, per porre l’accento sulla volontà di trasformazione dello status quo – aspetto, per esempio, non esplicitato da Cuperlo. Scelta giusta del verbo, ma non del modo. Al di là della cacofonica ripetizione dello stesso termine su quattro parole – soluzione forse adottata per facilitare la memorizzazione dello slogan – il gerundio esalta la processualità e la duratività nel tempo di un’azione: come se con Civati iniziassimo un percorso senza vederne il traguardo.

Quali cose sono da cambiare? Il PD, l’Italia, la politica o tutto questo e molto altro? Se è vero che spesso la generalità viene scelta in nome della sua inclusività, si cade in errore quando la si trasforma in eccessiva vaghezza. In fin dei conti, i più maligni potrebbero pensare che anche Civati vuol “cambiare tutto per non cambiare nulla”.

Ritorno alla realtà, un po’ frastornata dall’accozzaglia di pensieri; decisamente confusa. Cosa faccio? Voglio andare a votare e ci andrò. Ma per chi voto? Il problema è serio, ma forse è meglio farci su una risata (amara), nella speranza che ancora una volta la notte – o il segreto dell’urna – mi porti consiglio.

Gloria Neri

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Una risposta a “Le primarie del PD a colpi di slogan: belli, confusi e (in)decisi a cambiare

  1. I giochi di specchi, i processi ricorsivi, di cui il moltiplicarsi all’infinito dell’immagine di un oggetto tra due specchi piani paralleli è un esempio. Sono alla base dell’intelligenza, del genio. Così come si è manifestata in Gesù di Nazaret, Leonardo da Vini e Michelangelo Buonarroti. I loro stessi volti nella maturità erano simili, come in una camera degli specchi. Cfr. ebook (amazon) di Ravecca Massimo. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

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