La tecnocrazia simpsoniana. Facebook, Twitter e le loro influenze narrative

Alla luce della ricca bibliografia dedicata a questa fortunata serie televisiva, si potrebbe ritenere che trattare i Simpson da un punto di vista semiotico sia proseguire su una linea già tracciata. Tuttavia, molti dei lavori che hanno cercato di praticare un’analisi testuale di questo “documento” audiovisivo si rivelano, ad oggi, caratterizzati dalla frammentarietà e da un disaccordo sostanziale – che non riguarda il contenuto delle procedure, ma il metodo.

A questo punto, il tentativo analitico che possiamo compiere deve necessariamente tenere conto di questo aspetto e dovrebbe perciò comprendere un’indicazione – anche parziale – in merito al problema del metodo.

Come fare? Innanzitutto ricordando che i Simpson non sono una semiotica, bensì una narrazione: ciò che si vede sullo schermo non è un sistema di segni, ma la manifestazione di questo sistema attraverso enunciati audiovisivi. Questi enunciati formano dei testi – gli episodi – che, al pari di antichi documenti, saranno per noi funzionali alla ricostruzione di un codice.

Di questi testi, tuttavia, dobbiamo organizzare i saperi: isolare, cioè, classi di oggetti da analizzare successivamente. Ad esempio, gli oggetti tecnologici: questa classe, che chiameremo T,  comprenderà gli strumenti e le tecniche informatici, i dispositivi elettronici e in generale l’ambiente virtuale, escludendo ciò che ne è riflesso (economia, politica, ambiente, etc…).

Quindi, T si identifica, nei Simpson, con un sistema di oggetti: social networks, tablet, smartphone. Le questioni che possiamo porci, a questo punto, sono di due ordini: questo sistema è una semiotica? Che rapporto intrattiene T con la narrazione? Soffermiamoci su quest’ultima.

È evidente che la tecnologia si manifesti su entrambi i piani della narrazione, ossia su quello formale e su quello contenutistico. Sul primo, in termini di stile della figura: lo si nota nelle intro “di autore”, nell’uso del 3D, nei contorni più puliti del disegno; sul secondo, con l’ingresso di elementi come Facebook, Twitter, Apple.

Bart_Social_Network

A questo punto, dobbiamo scegliere quale livello analizzare per primo: dall’analisi del contenuto, si individua la possibilità di collocarlo su due assi, quello sintagmatico e quello paradigmatico. Che cosa significa questa suddivisione? In realtà si tratta, nuovamente, di una duplicità di punti di osservazione, dello sguardo “linguistico” che possiamo rivolgere a questo testo.

Se ci poniamo lungo l’asse sintagmatico, il dato per noi centrale sarà quello della sequenza narrativa, e cioè del legame che T instaura con gli altri elementi del testo. In tal caso, e a partire proprio da queste relazioni, possiamo ipotizzare che i dispositivi tecnologici che compaiono in numerosi episodi non siano semplicemente tasselli del testo come molti altri, ma proprio quelli da cui questi ultimi dipendono. Lo si noterebbe, ad esempio, nell’episodio della ventitreesima stagione in cui Lisa crea un social network, o in un’altra puntata della serie in cui Homer vince un tablet: in entrambi i casi, il focus dell’azione è T.

D’altro canto, ponendoci lungo l’asse paradigmatico, adottiamo una prospettiva storica sulla comparsa e l’evoluzione di T negli episodi dei Simpson: dalla televisione al PC, passando attraverso i videogiochi e i telefoni cellulari, la scelta dell’uno o dell’altro elemento di T altera il sintagma e allo stesso tempo consente di spostarsi verso una prospettiva semantica (i significati del lettore mp3, o dei videogiochi di ultima generazione: rilevati in absentia).

Procedendo in tal modo, un’analisi semiotica certamente non risulta compiuta; ma è lecito sperare che possa dirsi quantomeno avviata.

Alberto Sonego

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