“Un passo indietro”. Luce e astrattismo quotidiano nell’opera di Giorgio Brogi

Una grande attrice si muove da tempo sulla scena del mondo. La luce. Le sue brillanti riflessioni accecano, le sue crude rivelazioni colpiscono, la sua instancabile vitalità rincuora. Sfuggente come ogni attrice che si rispetti, raramente lascia tracce di sé, e quando lo scatto riesce a sottrarle qualche segreto, ella subito se ne riappropria, a dimostrare che ogni brandello di intimità a lei sottratto resta sempre e comunque suo. Ma come volergliene, se il suo fascino non smette di avvolgerci e il suo calore non dispensa nessuno.

E allora, grazie al sole, grazie al fuoco, grazie a Dio (?), grazie a Edison. E luce sia! Luce per gli occhi nostri, luce per il corpo nostro, luce per le cose nostre.

Ma parlare della luce, cercare di svelarne il funzionamento, non è impresa facile. In questo le arti visive mi hanno sempre colpito, soprattutto perché, dall’impressionismo in poi, si sono poste l’obiettivo di parlare del funzionamento della luce, con la luce stessa. “Un passo indietro”, l’esposizione personale di Giorgio Brogi, si colloca nell’alveo di questa tradizione. Poggiati sulle pareti affrescate di Villa Bottini (Lucca), i suoi quadri raccontano la luce dei nostri giorni: abbagliante, fredda, artificiale.

Immagine

Giorgio Brogi non lascia spazio alle figure del mondo naturale, alla possibilità di riconoscere nelle cromie e nelle eidetiche le forme di un mondo concreto. Dalle sue composizioni emergono, piuttosto, configurazioni che rinviano a temi quali la serie e il ritmo, particolarmente cari alle avanguardie novecentesche. Nella trasformazione progressiva di figure geometriche circolari, nel sovrapporsi delle tessiture cromatiche, si riconosce la stessa attenzione formale della pittura astratta. Tuttavia, quella di Brogi non è una plasticità che si consegna alle linee di forza rigide e ai confini ben delimitati di un formalismo freddo, scandito, ieratico. Anche se nella ripetizione delle figure circolari, o nella gestione della cromia, si possono ravvisare i tratti di un approccio razionale, i contorni smussati, le trasparenze, il rifiuto delle campiture, denotano lo spirito improvvisativo di chi cattura l’evento aleatorio per farlo proprio. Cosicché a emergere dai quadri di Brogi è la componente dinamica, mutevole, progressiva, della luce.

Tuttavia, l’astrattismo di Brogi appartiene alla quotidianità molto più di quello che sembra: in alcuni quadri si intravedono immagini concrete, come se gli elementi delle composizioni si articolassero organicamente per rappresentare figure del mondo naturale. Infatti la tecnica dell’artista toscano è fotografica. I suoi quadri sono la rielaborazione di scatti effettuati a distanza ravvicinata dei display che tappezzano le strade delle città. Si tratta di un’astrazione nel senso etimologico del temine, di una vera e propria decontestualizzazione, dai risvolti tutt’altro che insignificanti. Penetrando il bagliore accecante degli schermi, Brogi racconta un mondo dominato dalla materialità inconsistente del Pixel.

Luca Libertini

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