Parlando tra me e me: Marco Baliani e l’arte di narrare

Che ci faccio qui?”

Spesso sottovalutiamo le capacità del teatro come mezzo di comunicazione e di influenza. Non solo rispecchia la vita e la società, non solo intrattiene e diverte, ma porta lo spettatore a un vero e proprio “risveglio” percettivo.

Marco Baliani è uno dei più originali esponenti del panorama teatrale italiano e fra i più noti rappresentanti del teatro di narrazione. Il suo è un teatro dove una sola persona riveste contemporaneamente il ruolo di regista, drammaturgo e attore, e dove il monologo diventa l’unico strumento di persuasione.

baliani

Nel teatro di narrazione l’autore-attore si presenta sulla scena con la propria identità, spogliandosi delle vesti del personaggio, per raccontare la storia e non per rappresentarla.

Un unico attore riveste tutti i ruoli attanziali e tutti i ruoli tematici presenti nell’opera: le individualità multiple dei personaggi si fondano nella figura del narratore.

Baliani risemantizza il termine teatro, ne estrae la vera essenza, eliminando ogni inutilità, eccessività e pomposità.

Solo sulla scena, vestito di scuro, senza alcun costume né scenografia; al massimo con una sedia. La mimica, l’espressività e la gestualità piene di forza stupiscono e incantano il pubblico. La sua abilità nell’emozionare e arrivare al cuore dello spettatore di ogni età è il frutto di un attento studio che rivela le grandi capacità espressive dell’attore.

Fra le sue opere non c’è solo lo spettacolo “cult” Kohlhaas, tanto amato dal pubblico e dalla critica, ma anche Corpo di statoL’amore buonoCorvi di lunaChe ci faccio quiPinocchio Nero, e infine Giocando con Orlando con Stefano Accorsi, che sarà in scena al Teatro Duse a Bologna dal 21 al 23 febbraio.

Il rapporto che si costruisce tra il palcoscenico e il pubblico è ben diverso da una pièce qualsiasi, perché il teatro di narrazione è soprattutto un teatro d’ascolto. L’udito diventa il senso predominante per il soggetto della percezione.

Baliani prende per mano lo spettatore e lo aiuta a rendere conto dell’effetto di senso globale dell’opera. È interessante notare come riesca a svolgere contemporaneamente tutte le funzioni del narratore previste da Genette: sia la funzione narrativa (in riferimento alla storia che narra) che la funzione di regia (rispetto al testo narrato), sia la funzione di comunicazione che quella di attestazione (in quanto testimone di quello che sta narrando) e, infine, la funzione ideologica e didattica nei confronti della storia.

“Il racconto funziona, quando è efficace” dice Baliani.

Non possiamo che essere d’accordo: l’efficacia della narrazione, unita al talento indiscusso dell’attore, fa sì che lo spettacolo riesca a emozionare e a coinvolgere anche il pubblico più distratto.

Yulia Gordeeva

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