Ripercorrendo la mostra di Zurbarán a Ferrara

Lo scorso 6 gennaio si è conclusa la mostra su Francisco de Zurbarán al palazzo dei Diamanti di Ferrara. Una rassegna che ha ripercorso la storia artistica di uno dei massimi pittori spagnoli del ‘600, secolo glorioso per la Spagna, comunemente ricordato come il Siglo de Oro.

Senza troppe pretese, vorrei riprendere alcune delle opere ammirate in questa mostra e proporre alcune ipotesi di analisi. La poetica di Zurbarán, infatti, fornisce molti spunti dal punto di vista semiotico, in particolare riguardo all’enunciazione visiva, ai suoi effetti di inscatolamento e alle reazioni che questi provocano negli osservatori.

Che Zurbarán possa essere analizzato da un punto di vista semiotico lo dimostra l’analisi di Omar Calabrese riguardo a un tema ricorrente di questo autore: il velo della Veronica, il panno nel quale è impresso il volto di Gesù.

veronica

Il saggio di Calabrese sottolinea l’importanza di queste opere, classici esempi di enunciazione enunciata. Esse rappresentano infatti il velo della Veronica, sul quale vi è a sua volta impresso il volto di Gesù. Calabrese nota inoltre che nelle numerose repliche di questo tema si assiste a una progressiva intensificazione dei tratti del velo (enunciazione enunciata), seguita da una graduale sparizione del volto (enunciato enunciato).

La motivazione filosofica proposta da Calabrese è che Zurbarán, attraverso questo espediente, volesse comunicare che il divino, rappresentato in maniera sempre più irreale, si manifesta sopra e attraverso il reale, l’umano. Da qui, il paradosso tipico dell’atto di fede: “infatti, accade che più vedo sul piano materiale, meno vedo su quello spirituale. Ma, meno vedo sul piano materiale, più vedo su quello spirituale(Calabrese, 1995).

Tenendo sempre a mente la categoria reale/irreale, che si potrebbe in questo caso tradurre anche in umano/divino, prendiamo in considerazione altre tre opere molto interessanti da questo punto di vista.

Anche nel S. Serapio, per esempio, l’iperrealismo del santo stona con il cartiglio attaccato sulla destra, che spiega chi è il soggetto della rappresentazione. Ci troviamo quindi davanti a spazi e tempi diversi, ma che condividono la stessa tela. Il santo inoltre è appeso a due fili che provengono dagli angoli alti dello spazio rappresentato, proprio alla maniera in cui Zurbarán dipinge le varie versioni della Veronica.

s serapio

Ancora, nel Cristo crocifisso con un pittore, troviamo il simulacro dell’enunciatore che si fa protagonista all’interno dello spazio rappresentato, intento a dipingere una crocifissione. Di nuovo due scene distinte ma in continua traduzione tra loro, che prendono posto in uno spazio irreale a sfondo nero, come se spazio e tempo non ci fossero ancora. Forse un attimo prima che avvenga il debrayage, con il suo dispiegamento di spazi e tempi.

crocifisso

Ritornando al tema dell’enunciazione enunciata, il S. Nicola di Bari inscatola ben tre scene diverse: nello stesso spazio, infatti, sono rappresentati la figura del S. Nicola (1), l’enunciazione enunciata di una natività (2) e un miracolo del santo, intento a resuscitare i tre bambini (3). Questo è un momento passato che prende vita nella finestra che si apre alle spalle del santo: è lì, in contemporanea, a giustificare la santità del S. Nicola in primo piano.

S.nicola particolare

Federico Bellentani

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