Un curriculum in pillole contro la malattia sociale del lavoro

Il copywriter Jon Ryder ha creato un curriculum in formato medicinale subito diventato virale. Un foglietto illustrativo con tanto di scatoletta e pillole.

La prescrizione spiega come il copywriter-medicinale sia un instancabile e provetto soddisfatore di clienti, per quanto “drinking alcohol with Jon Ryder will not cause any adverse effects”.

Copertina Matteo

Dieci minuti dopo essermi domandato quanto possa costare la stampa di simili curriculum, sono passato oltre e ho cercato di comprenderne l’effettivo potenziale.

Partiamo dal livello figurativo. La prima categoria che ci verrebbe in mente di esaminare per comprendere il significato è l’evidente opposizione cura vs malattia, dove il curriculum assume l’aspetto di mezzo magico in grado di risolvere il problema del cliente (o direttore creativo) malato tout court.

Il gioco finzionale rende il messaggio un vero artefatto mitologico, conteso fra due mondi, due semiosfere perennemente in polemica tra loro: la malattia e il lavoro. Così, costruito com’è su una tale opposizione, sembra ottenere il suo effetto obliquo nel momento in cui associa alla dimensione del contratto fra chi offre le proprie competenze e chi decide se accettarle un’inversione di status: il disoccupato diventa temporaneamente medico-farmacista capace di garantire una sanzione positiva al suo referente: gli offre un oggetto magico – che altro non è se non la sua stessa competenza – che è cura. Il tutto attraverso il ratto dell’attante far fare, cioè diventando destinante del suo destinante reale. J.R. sovverte i ruoli, e forse dovrà ben presto essere curato.

Nel frattempo non dimentichiamo la dimensione plastica, vera colpevole della diffusione virale di Jon Ryder. Calcolando anzitutto l’originale posizione dell’opposizione fra contenente vs contenuto, il curriculum-medicinale sovverte ogni lettura standard offrendo, al posto di un piatto freddo e bianco (digitale o cartaceo che sia), un’attività di scoperta a scatola cinese in grado di rafforzare la dimensione ludica dell’intera manovra persuasiva e spiegando inoltre l’aspetto legato all’impatto dei primari psicologi (giallo e rosso) in pillole. Opposti agli acromatici (bianco e nero) di scatola e bugiardino, rinnovano la sorprendente efficacia del disimballo. Cosa sono allora queste pillole che J.R. lascia ai suoi clienti o futuri capoufficio? Metaforicamente sembrano la somma degli interventi a venire, e per ora virtuali, con cui J.R. riparerà ai malanni di volta in volta insorgenti. E quando finiranno ci sarà una nuova scatola da acquistare.

Matteo Modena

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