L’arte del trailer e la selezione mai innocente

Scorrendo tra le varie recensioni del film The Wolf of Wall Street, non ho potuto fare a meno di notare che nessuno ha provato a spendere due righe su quel capolavoro indiscusso che è il primo trailer ufficiale. Dialoghi brillanti, didascalie in nero su sfondo giallo e Black Skinhead di Kanye West, che si accorda benissimo a un montaggio serrato ai limiti del convulsivo. Alla fine del trailer non resta che correre al cinema per vedere il capolavoro promesso.

Nel caso del film di Scorsese le aspettative sono più o meno confermate; ma non sempre va così bene. Quante volte ci siamo sentiti traditi da un trailer magnifico di cui il film non ha saputo reggere l’hype e le aspettative create? O quante altre volte ci siamo dovuti ricredere su un film il cui trailer ci aveva lasciato indifferenti?

Impossibile trascurare la questione dell’adattamento nazionale del trailer in vista della commercializzazione in un dato paese: l’Italia, in questo senso, ha regalato parecchie aberrazioni non indifferenti, come l’esempio relativamente recente di Sping breakers di Harmony Korine (2013).
Il trailer americano e quello italiano sembrano presentare due pellicole diverse girate utilizzando gli stessi attori: basta cambiare la colonna sonora e selezionare alcune scene piuttosto che altre, ed ecco che il trailer è un prodotto completamente diverso, ipotetica anteprima deviata di un film inesistente.

Se in America la gente sarà convinta di andare a vedere una storia drammatica, in Italia il ragazzetto a cui è rivolto il trailer andrà al cinema aspettandosi di vedere un dannatissimo film con sbarbine seminude che vogliono solo divertirsi e fare baldoria durante le vacanze di primavera. Un film delle gemelle Olsen ma più trasgressivo.

Sorge quindi spontanea una domanda: come possono crearsi aspettative così differenti? Il gioco è semplice: si costruisce una data isotopia e la si segue fino a che non si hanno abbastanza elementi che veicolano in concerto una data immagine del film, di cui il trailer dovrebbe essere l’allettante e fedele anteprima.

Peccato che le cose non stiano proprio così. I trailer, pur rinviando a un film di cui dovrebbero tessere le lodi, sono in realtà prodotti mediali parzialmente, se non completamente, separati dalla pellicola di riferimento.

Sembrano brevi riassunti della storia principale, che vanno invece a condensare e portare all’estremo, presentando solo uno dei tanti, e possibilmente illimitati, livelli di lettura.

La questione della fedeltà, tanto in voga nel dibattito cinema vs letteratura, si ripresenta qui con caratteristiche simili. Come si potrà obiettare, nel caso del trailer non si pone il problema di adattamento dal testo letterale a un supporto che non sia quello della carta stampata e, a prima vista, ci troviamo di fronte alla stessa sostanza dell’espressione.

Restano numerose, però, le differenze tra i due tipi di audiovisivo: durata, ritmo, uso del voiceover, montaggio. Tutti elementi che rendono il trailer molto più simile a un video musicale che al film di cui è anteprima.

Roberto Molica

Trailer usa

Trailer ita

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...