Le pagelle di Semiobo al Vinitaly 2014. Seconda parte

Quest’anno abbiamo visitato e valutato il Vinitaly 2014 con un occhio un po’ diverso dal solito, quello della comunicazione territoriale. Non si tratta di una pagella ai vini e alle cantine, ci siamo piuttosto chiesti: qual è l’immagine che le regioni danno di sé? Gli allestimenti scelti offrono o no un’identità coerente del territorio? A che tipo di visitatori i padiglioni si rivolgono? Abbiamo stilato una pagella sintetica e, con buona pace dei malcapitati, arricchita da una buona dose di ironia. Gli esiti sono insapettati, oggi ne pubblichiamo la seconda parte.

Marche Vinitaly 2014MARCHE. C’è un forte stacco tra l’area regionale “#destinazionemarche” e il resto dell’esposizione. La prima è su due piani, a terra gli stand e sul primo piano un ampio percorso di degustazione fai da te. L’ergonomia del percorso di degustazione è buona. La descrizione accessibile dei vini, i grandi visual paesaggistici e l’integrazione con la comunicazione turistica della regione ammiccano a un utente comune e non necessariamente esperto, piuttosto che a un professionista di settore. Purtroppo fuori dall’area gli stand dei produttori sono fortemente differenziati e non riconducibili alla regione. Voto: 7.

Emilia Romagna Vinitaly 2014EMILIA ROMAGNA. Che banalità il claim “What an experience” a troneggiare la facciata del padiglione. In truzzerìa se la giocherebbe col Veneto, ma la cosa grave è che stavolta abbiamo dell’immagine coordinata studiata e probabilmente ben pagata. Infatti l’organizzazione del padiglione – contrariamente al Veneto – è completamente unificata, peccato che non tenga affatto conto delle peculiarità del settore agroalimentare emiliano. Si sarà pensato che il grigio diffuso potesse dare eleganza (anche se per una regione come l’E.R. punterei sull’informalità), ma tra espositori pacchiani più che mai, prosciutti e culatelli appesi su sfondi incolore, l’unico contenuto semantico che sfugge al nonsenso è il cattivo gusto. Voto: 4.

Sicilia Vinitaly 2014SICILIA. Ottima coordinazione, spazi ampi, luminosi e percorribili, colori tenui e mai stucchevoli, splendida la piazza centrale con le erbe aromatiche. Restano da caratterizzare in modo più efficace le sottozone territoriali, i vitigni e le cantine. E magari da produrre integrazione con carta, web, promozione turistica Voto: 7 e mezzo.

Friuli Venezia Giulia Vinitaly 2014FRIULI VENEZIA GIULIA. I due antipodi che andrebbero scongiurati in fiera sono, da un lato, il rischio di eccessiva disarmonia in cui incappano spesso regioni grandi e di peso, all’opposto, il rischio di una eccessiva omogeneizzazione che appiattisca l’identità degli espositori e dei vini. L’area regionale del F.V.G. appartiene al secondo caso. Le strutture di legno con nomi femminili (come certe poltrone, chissà perché) danno ordine e eleganza ma diventa davvero difficile distinguere una cantina dall’altra. Le immagini sono assenti. Buone le intenzioni ma, considerando i punti di forza del F.V.G. in fatto di vini, io rifarei quasi tutto. Voto: 5 e mezzo.

Lazio Vinitaly 2014LAZIO. È evidente che il Lazio non considera il vino il proprio settore strategico. Ma visto il numero misero di produttori ospitati, e visto che il Vinitaly rimane comunque una bella vetrina (non solo per il vino), ci voleva tanto a fare un po’ meglio? Siamo alla fiera 1.0. Voto: 3.

Calabria Vinitaly 2014PADIGLIONE FRITTO MISTO. Qualche regione con una produzione limitata viene tradizionalmente sbolognata in un fabbricato a sé, ai confini del mondo. Bene la Calabria, in un modulo unico ben progettato, arioso e trendy (sebbene fortemente omologante); bene la Sardegna, giusto un po’ più claustrofobizzante; Molise e Basilicata ancora da migliorare; bene anche l’Umbria, l’orientamento longitudinale col palco alla fine è aperto, informale, piace. Promossi con 6 politico.

Alto Adige Vinitaly 2014ALTO ADIGE. Si potrebbe trovare qualche difetto qui e là, ma un primo della classe bisogna pur sempre eleggerlo. Il sistema d’identità dell’Alto Adige è coerente e integrato a tutti i livelli. Dimostra che la comunicazione non è un fiocchetto da apporre ma un lavoro che parte dai prodotti stessi. La regione è presente attraverso le cornici degli stand, bastano il lettering delle insegne a capire dove siamo. Materiali, colori e forme trasudano terroir. Gli espositori sono sobri ed eleganti. La maggior parte delle cantine ha puntato – ambiziosamente – su un gusto contemporaneo e minimale che dona una spiccata riconoscibilità e un ché di gradevolmente continentale all’area. Inutile dire che carta, web e  i vini stessi viaggiano sul medesimo binario. Voto: 9.

Davide Puca

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