Rick and Morty, una serie educativa

Morire di morte lenta accanto al focolare, o di piacere e quindi in seguito di dolore, ma a tutta velocità? Se l’alternativa restasse una questione di preferenze morali ed estetiche personali, la scelta sarebbe libera. Non lo è più in una società che, facendo della sicurezza il suo valore supremo, non solo si adopera per assicurare la legittima protezione di ognuno contro le imprudenze o la malvagità altrui ma si fa anche carico di salvaguardarci dai rischi che possiamo scegliere di assumere nei confronti di noi stessi.

Eric Landowski

 

La coppia vecchio scienziato e timido adolescente l’abbiamo già vista. Cartoni che fanno ironia sulla famiglia media americana ne trasmettono dal 1989. Universi paralleli? Ancora? Eppure guardando questa serie a cartoni animati, sono rimasto colpito. Colpito dalle piccole differenze. La maggior parte delle cose che ci sono qui, ci sono anche altrove, ma sono leggermente differenti.

Rick and MortyDunque, Rick è un nonno, sarà saggio e vorrà proteggere il suo caro nipote Morty? No, lo sfrutta per le sue ricerche facendogli rischiare continuamente la vita. Il nipote deve ricordare al nonno che ha delle responsabilità. Non dovrebbe essere il contrario? Morty, sparando a degli inseguitori alieni, ne ferisce uno e il testo dedica un tempo insolitamente lungo a seguirne le sofferenze e le urla disperate degli astanti. Noi abbiamo attivato il frame sparatoria e ci troviamo in mezzo a un dramma.

Durante un viaggio in un mondo di tipo fantasy si ritrovano in una locanda e Morty, triste per come sta andando l’avventura, si confida con un amichevole caramella di gelatina parlante. Questa, dopo averlo rincuorato, cerca di violentarlo nel bagno degli uomini. Mentre il nonno ubriaco sta giocando a carte. Non è la tipica situazione che mi aspetto dal genere fantasy. Alla fine di un episodio Rick guarda in camera e ci saluta. Un’altra volta dice, a proposito di una situazione risolta con una scorciatoia, che non potrà succedere più di due o tre volte in tutta la serie.

La serie gioca con commutazione, diegetizzazione e, in maniera ambigua, con débrayage ed embrayage. È una specie di palestra semiotica.

Ogni nuovo testo va a modificare la nostra enciclopedia, aggiunge informazioni o crea nuove connessioni. Ma se il testo è sull’enciclopedia? La serie gioca sul meta-testo, esplicita le regole del gioco. È sottolineato anche dalla relazione tra i personaggi; Rick manipola tutti in maniera palese, al punto che non so neanche se si possa parlare di reale manipolazione o se sarebbe più corretto parlare di tentativi di programmazione. Tutto questo oltre ad assicurare un effetto comico, crea un rapporto diretto con lo spettatore, gli vengono date delle competenze, si sente coinvolto nei processi di produzione di senso del testo. Così può arrivare a non rendersi conto che sta iniziando a condividere alcune isotopie valoriali del testo. Intrappolato in questa illusione, lo spettatore non potrà che pensare che Morty sta imparando più dal rischiare continuamente la vita con il nonno alcolizzato, piuttosto che dal frequentare la noiosissima scuola. Ormai la scuola ha fallito, ripartiamo da zero. Torniamo alle origini della scuola, che inizialmente indicava l’ozio, l’occupare piacevolmente il tempo libero, insieme con Rick e Morty. Sembra la soluzione più logica. Ma è la soluzione più logica perché stiamo ragionando all’interno di un mondo fittizio, in cui ragazze e ragazzi di 14 anni hanno ancora difficoltà con le quattro operazioni. È un mondo fittizio, vero?

Dino Barone

 

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