House of Cards, narrazione senza scrupoli

Una serie americana, basata su una serie inglese, basata su un romanzo. Eppure Netflix ha comprato due stagioni della serie, battendo concorrenti come l’HBO e contando sulla trasmissione in streaming, fatto piuttosto nuovo.
Il protagonista é Frank (Kevin Spacey), politico frustrato dal fatto di non essere stato adeguatamente ricompensato per i servigi resi con il proprio sostegno alla candidatura del nuovo presidente e determinato a ottenere ciò che vuole, a ogni costo. Un uomo che fin dai primi fotogrammi ci spiega di essere senza scrupoli.

La narrazione si apre in medias res, subito dopo l’elezione del presidente. Uno degli aspetti interessanti è la scelta tecnica, singolare, di far dialogare Frank con il suo pubblico in modo diretto: guardando in camera. Una tecnica già usata che affonda le sue radici nel teatro, tuttavia non così usuale nel cinema e spesso ritenuta fallace, inadeguata. In questo caso però si tratta di una strategia riuscita, un mezzo ponderato e finalizzato all’ottenimento di un effetto di senso fondamentale.  Quale? Senza entrare nel merito delle possibili interpretazioni legate al sistema politico americano e senza voler in alcun modo esprimere un giudizio morale, lo scopo del discorso diretto ed embrayàto di Frank sembra, in sintesi, garantire allo spettatore la percezione della menzogna, nel momento in cui si manifesta e nel modo (sempre privato, riservato al mentitore) in cui lo fa.

House of Cards testo
Certo se ci affidiamo agli stereotipi: “tutti sanno che i politici sono mentitori professionisti”. Ma non è l’enfasi sul giudizio morale o sul livello patemico, che interessa alla serie. In House of Cards questo meccanismo menzognero non solo raggiunge alcuni vertici sottili e quasi acrobatici (lambisce, rendendone una buona idea, i confini tra la menzogna consapevole, le buone azioni a doppio fine, la psicologia del personaggio e l’esercizio machiavellico del potere, per dirne alcuni), ma ci viene direttamente spiegata. Ovvero noi, attraverso l’embrayàge enunciativo di Frank, entriamo nella sua testa. Non c’è beneficio del dubbio o spazio per interpretazioni moralistiche. Siamo tutt’uno con lui. Sappiamo cosa fa, perché lo fa e fino a che punto la sua menzogna sia consapevole.
Frank, di cui non sappiamo nulla se non quello che concerne il suo presente, mette in atto una serie di schemi strategici funzionali a un obiettivo. Pedine, di quelle che possono essere definite vere e proprie tattiche, sono le persone che occupano le cariche che gli stanno attorno e gli eventi circostanziali della politica che vanno, di volta in volta, a costituire il campo da gioco. Gioco che rimane sempre lo stesso: un gioco di posizioni.
Non si tratta unicamente, per Frank, di occupare una posizione sullo scacchiere politico, ma di manipolare altri in modo che occupino le posizioni che di volta in volta gli sono utili.

Quello che gioca è un gioco molto umano, fatto di strutture e relazioni basate sul potere. Ogni mossa ne attira un’altra di conseguenza e la menzogna (o sarebbe meglio dire, dall’altro lato dello schermo, la cruda verità?) è il mezzo che nella narrazione viene spesso privilegiato, attraverso cui questi meccanismi vengono messi in moto. Come in un gioco di scacchi, o meglio, come in un gioco di carte, esiste un numero limitato di opzioni tenute nascoste, un numero elevato di fattori sconosciuti ma calcolabili con un margine di errore e il fattore umano di comunicazione che può influenzare alleati e avversari e sovvertire la sorte della partita. La stessa doppia sfaccettatura del titolo sembra implicare il gioco delle carte, ma anche – a seconda di come venga letta la parola House, che sicuramente si riferisce in primis alla casa bianca – l’idea della bisca, con la sua segretezza e del castello di carte, noto per il suo carattere sfuggevole ed effimero.

Un intricato ingranaggio di forze contrastanti e in continuo rinnovamento, una rete di significazioni i cui contenuti sono continuamente messi in discussione in funzione della posizione di gioco dell’enunciatario.
House of Cards si delinea come una narrazione avviluppata attorno all’elaborazione sopraffina dell’arte (semiotica) della menzogna e dei suoi effetti – “Spiegare il peso semiotico di una menzogna significa capire perché e come una menzogna (un asserto Falso) sia semioticamente rilevante indipendentemente dalla Veritá o Falsitá dell’asserto stesso.“ (Umberto Eco, Trattato di Semiotica Generale, Bompiani, Milano, 2013, pp.96) – che chiaramente, come da tradizione, trova la sua ambientazione ideale nel mondo della politica.

Marta Pellegrini

Annunci

4 risposte a “House of Cards, narrazione senza scrupoli

  1. Serie bellissima ed è vero che la metafora degli scacchi rende benissimo il senso, come spieghi bene tu. A volte (o spesso a seconda dello spettatore) la strategia di Frank è così complessa che non riusciamo a coglierne il significato, che si dispiega solo col passare dei minuti o delle puntate: lui fa qualcosa sapendo che l’altro farà qualcos’altro per reazione e così via fino al suo risultato, proprio come negli scacchi. L’unica cosa che non mi è piaciuta è il calcare troppo sul discorso “faccia a faccia” tra Frank e lo spettatore. Nella prima serie lo faceva un po’ meno (almeno così mi è parso) e comunque era un qualcosa di relativamente inusuale: l’effetto su di me era intrigante e inquietante al tempo stesso. Nella seconda stagione l’abuso di questo meccanismo ha trasformato (almeno per ciò che mi riguarda) la confessione sibillina nella didascalia bella e buona. A te ha fatto lo stesso effetto?

  2. Ciao Daniele,
    innanzi tutto grazie per aver scritto le tue impressioni. Condivido le tue osservazioni, in effetti Frank è di difficile lettura, pur raccontando le sue menzogne. Solo con il susseguirsi delle puntate si comincia ad avere un quadro completo e questo bilancia molto bene l’effetto del discorso “in macchina”, che a mio parere è sia efficace che di difficile gestione. La prima serie mi sembra leggermente più bilanciata rispetto alla seconda (che però non perde l’occasione di stupire) e più densa di accadimenti che sono risemantizzati e riorganizzati, in un certo senso, ma fanno quasi sempre parte di un immaginario narrativo abbastanza consolidato, specie nei thriller giornalistici o a tema politico. In questa serie il meccanismo di embrayàge è preso dalla produzione teatrale, come mi ha fatto notare Anna Loscalzo qualche giorno fa in particolare dal Riccardo Terzo di Shakespeare, e c’è stata una cura maggiore dei dettagli, un’attenzione meticolosa per la corretta apertura della narrazione e dell’uso strategico di tecniche inusuali, in modo da costruire una sorta di framework, di scacchiera e regole di gioco che nel caso dello spettatore sono regole interpretative. Nella seconda serie la narrazione si sposta su temi, come il lobbismo, che sono di comprensione più complessa e forse anche per questo si perde il ritmo. Sbilanciandosi è possibile che anche l’effetto del discorso embrayàto di Frank resti meno sigificativo, più ridondante e per questo un pochino fastidioso. Mi pare che andando avanti nelle puntate si possa riformulare la cosa più come un contrasto di fondo tra la menzogna, così come messa in luce all’inizio e pertinente ad un piano più individuale del singolo personaggio (e per questo meglio bilanciata dal discorso diretto), e la facciata pubblica dei soggetti politici di spicco, i quali sfruttando una impressione di limpidità e trasparenza in realtà fanno il gioco di scacchi di cui sopra. Tutto questo senza apparire banali e cadere in facili clichè, ma basandosi sul lavoro portato avanti nella prima serie. E questa è la vera forza di questa produzione. C’è un rimescolamento, una sorta di spostamento molto leggero delle regole di gioco. Prima di esprimermi in modo definitivo però, aspetto con ansia di vedere la terza serie.

  3. Complimenti per questa bella recensione!!!! Mi ha dato ottimi spunti di riflessione per vedere le restanti puntate della prima serie con occhio più attento 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...