Novità e transmedialità per una serie di successo come Glee

Mentre in questo post ho parlato di possibili strategie usate per mantenere alta l’attenzione del fan di una serie tv tra una stagione e l’altra, ora faccio qualche riflessione su una parte della strategia transmediale della serie cult americana Glee che fa leva sullestensione della performance musicale nel mondo reale.

Andata in onda per la prima volta negli U.S.A. nel maggio del 2009, Glee fu una piccola rivoluzione nel mondo seriale, in quanto risultato dell’ibridazione del teen show con il reality show e il talent show. Una vera e propria novità dal punto di vista produttivo, ma anche dal punto di vista del transmedia storytelling.

Per quanto riguarda la narrazione, possiamo pensare a Glee come a uno show parzialmente transmediale, perché da una parte, abbiamo la possibilità di seguire i personaggi attraverso diversi media, ma più spesso, la strategia transmediale enfatizza la performance, attraverso i video-canzone caricati su internet. Questi non hanno propriamente la funzione di raccontare una storia, ma la caratteristica di espandere il fenomeno Glee e, di conseguenza, il mondo seriale attraverso l’isotopia della performance, che è proprio ciò su cui si basa la serie.

La strategia transmediale di Glee, in parte, è stata quella di distribuire numerosi album online e singoli su iTunes, applicazioni smartphone, ecc. che potevano essere utilizzati dai fan per un karaoke con il cast della serie.

Ancor più significativo per l’estensione della performance è stato il reality show, che ha coinvolto i fan in modo ancora più immersivo e ha offerto loro la possibilità di vincere un ruolo nella serie stessa. The Glee Project – il reality talent show – è stato pensato innanzitutto per premiare il vincitore con un contratto di sette episodi nella serie, ma anche per essere visto da coloro che non avevano nessun background enciclopedico relativo alla serie.

Il talent è quindi servito come elemento di marketing della serie, ma anche come testo a sé stante, collegato con Glee nella concezione di estensione della performance. I membri del reality show dovevano recitare e cantare per vincere sessioni private con i personaggi della serie; in più, settimanalmente, i concorrenti partecipavano a un video, che veniva valutato dai giudici per decidere chi mandare a casa.

Glee TESTO

La strategia transmediale di Glee ha avuto successo, testimoniato anche dalla subcultura di fans che si è venuta a creare, soprannominata Gleeks. Ciò che accomuna i membri di questa subcultura non è la conoscenza di ogni singolo aspetto della serie televisiva, ma la performance, il canto e la recitazione. E Glee ha offerto contenuti sensibili di essere utilizzati secondo questo minimo comune multiplo. La serie ha spinto per un’immagine di questo tipo e ha ascoltato gli utenti per capire quali contenuti dovessero essere prodotti, al fine di creare una community forte e dinamica, proprio come quella dei Gleeks.

Simone Pardini

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