Se la Grande Bellezza fugge da Roma: il video sugli scontri del 12 aprile

Se qualcuno dovesse chiedermi la ricetta perfetta per un video virale, consiglierei due cose: gatti e bambini. Suggerirei di riprendere i primi, meglio se obesi, mentre, appollaiati su supporti improbabili, si tuffano convinti verso qualcosa di invisibile; i secondi, altrettanto grassottelli, sarebbe meglio ridessero di gusto e senza un motivo.

Voilà: il video virale sarebbe pronto per propagarsi in rete, alla velocità di un click.

Tuttavia, esiste una variante: sostituire a gatti e poppanti una buona dose di violenza.

Da circa una settimana un breve filmato gira in rete: rimbalza su siti, social, blog. Nessun gatto obeso che salta nel vuoto ma ordinaria guerriglia urbana a base di petardi e manganelli, ripresa da Dina Lauricella, inviata di Servizio Pubblico.

Siamo in Italia, a Roma, capitale della Grande Bellezza. È il 12 aprile e diecimila manifestanti si radunano, attorno alle 15 e 30, presso Porta Pia per protestare contro le riforme predisposte dal governo Renzi. Il corteo procede ordinato e pacifico fino a quando si blocca e, dalla testa, si stacca un gruppo di manifestanti che inizia a scontrarsi con la polizia.

A questo punto la telecamera della Lauricella si accende.

http://www.serviziopubblico.it/2014/04/guerriglia-a-roma/

Nella prima inquadratura la giornalista cammina e spiega cosa sta accadendo: il narratore è, quindi, presente in scena. La sua è una voce in che, nel corso delle riprese, diventa voce fuori campo, quando l’enunciatore non è più inquadrato ma rimane facilmente collocabile accanto alla telecamera.

“Stanno cominciando a caricare sotto il ministero del Welfare dove c’era il blocco. La polizia ha reagito. Sono petardi”. Queste le iniziali battute cui segue un repentino cambio di registro; mentre la telecamera inquadra la prima carica e la folla si muove, la Lauricella dice: “Occhio, occhio”, “Merda!”, “Ahia!”.

L’enunciatore riveste, quindi, due ruoli tematici diversi ma non distinti: c’è una giornalista che cerca di contestualizzare le immagini (“È partita un’altra carica, su stanno chiudendo tutto e la gente sta defluendo verso Via del Tritone, che è la parte del tragitto autorizzato”. “L’aria è irrespirabile: fumogeni e lacrimogeni”.) ma c’è anche una donna che, nel mezzo di violenti scontri fra polizia e manifestanti, teme per la sua incolumità, impreca, ha paura, scappa (“Merda”, “Ahia”, “Porca miseria”).

In corrispondenza degli snodi narrativi ed emotivi lo spettatore avverte, quindi, il passaggio da un ruolo tematico all’altro.

L’enunciazione, in questo caso, è un tipo particolare di interpretazione: grazie all’alternarsi di diversi punti di vista, al continuo passaggio dal un ruolo tematico all’altro, l’evento non è più oggettivo ma diventa soggettivo.

Proprio nella sequenza finale, climax narrativo ed emotivo, lo spettatore avverte il sovrapporsi e il fondersi dei due ruoli: un gruppo di agenti e manifestanti si azzuffa. La Lauricella esclama: “Porca miseria, ragazzi. Hanno reagito. Manganellate a tutti. Due gli hanno spaccato la testa qua sotto: esce sangue”.

Il passaggio è completo: i due ruoli si fondono, creando un effetto di senso quasi straniante.

Chi sta parlando? La donna? La giornalista?

E, probabilmente, entrambe avrebbero preferito filmare gatti, gatti e ancora gatti.

Alessia Parrini

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