Storia e antistoria di una finale di Coppa Italia

Un macello. Non credo esista parola più appropriata per descrivere la giornata della finale di Coppa Italia, Fiorentina-Napoli. Un macello con tanto di spari, sangue, fumo, grida. E carogne.

Un macello che ci mostra la differenza tra “fatto” e “notizia”, oltre che l’intreccio tra la realtà e il livello simbolico che la investe.

L’inizio di questa storia sta nei colpi di pistola che raggiungono Ciro Esposito, circa tre ore prima della partita, durante quello che sarà poi definito l’assalto di un “commando”, guidato da un ultras romanista, ai tifosi napoletani e avvenuto nelle vicinanze   ̶ teoricamente blindate   ̶ dello Stadio Olimpico di Roma. Qualcosa di così sconvolgente che non può che essere considerato un fatto.

Fiorentina Napoli Coppa Italia scontri

Ma facendo un rapido giro tra i notiziari e i titoli di giornale, scopriamo la notizia: la partita era nelle mani degli ultras, anzi, del loro capo Genny ‘a carogna, di fronte al quale “lo Stato” si è dovuto inchinare. E tra il fatto e la notizia si intrecciano una miriade di altri elementi, dei più disparati: televisioni, fumogeni, t-shirt, il Premier, Alessandra Amoroso, l’isterismo dei telecronisti RAI, la camorra, l’estrema destra romana, la campagna elettorale.

Abbiamo assistito a un vero e proprio cortocircuito mediatico, in cui i simboli e i ruoli, amplificati dalle telecamere (e delle elezioni che si avvicinano), hanno finito per collassare sulla logica reale e convulsa degli eventi.

Certo, fa impressione vedere un omone tatuato, dal nome che è tutto un programma, a cavalcioni sulla cancellata della Curva Nord, che zittisce i napoletani mentre decide concitatamente con Hamsik le sorti della finale. Fa impressione specie se, nelle inquadrature che si susseguono, dopo Genny ‘a carogna vediamo le espressioni impotenti del Presidente del Consiglio, del Presidente del Senato, del Presidente della FIGC, del Prefetto. Le immagini ci mostrano, impietose, una realtà che riduce le più alte cariche nazionali, sportive e non, a semplici spettatori. Come è stato detto, ci si trovava in un’emergenza e, si sa, nei casi di emergenza le etichette saltano.

Ed è qui che si scatena il cortocircuito, così potente da oscurare l’eccezionalità della sua stessa origine.

Genny diventa, così, una figura che vive di un doppio statuto, un attore in cui si sincretizzano due ruoli in contraddizione. Da un lato, infatti, riassume in sé tutti tratti del Cattivo: è capo ultras e figlio di un condannato per affiliazione alla camorra; scavalca fisicamente i limiti dello spazio consentito; indossa una maglietta che parla chiaro; è, insomma, il referente di una comunità antagonista per definizione e continuamente negata dal mondo del calcio “ufficiale”.

Il segno dell’anti-sistema per eccellenza.

Dall’altra, però, è l’unico reale strumento di mediazione tra ultras e istituzioni, universi che si escludono reciprocamente. Le Istituzioni riconoscono a Genny il ruolo di parte in causa e se ne servono per tenere la situazione sotto controllo. Salvo poi misconoscerlo già la sera stessa, dopo aver realizzato che un gesto simile ha significato il riconoscimento del Nemico.

Genny ‘a carogna va, quindi, punito per ripristinare l’ordine simbolico delle cose.

Va punita la sua maglietta, il suo essere ultras e, quindi, criminale: lo Stato nega il segno, un attimo dopo averlo istituito. I fischi dei tifosi all’inno nazionale non fanno che sottolineare come lo statuto semiotico dell’intera serata sia stato violato. Ribadiscono che, mentre si svolge questo teatro delle maschere, c’è un fatto reale che rischia di venir rimosso, cioè un ragazzo quasi ammazzato nei dintorni dello stadio.

Come tutte le narrazioni, anche questa racconta una storia nascondendone un’altra: quella in cui una festa si era già tramutata in tragedia, ben prima dell’inquadratura su Genny. Un’anti-storia altrettanto emblematica, il cui protagonista è ancora una volta un Cattivo e dove, dietro alla rivalità calcistica, si profila l’ombra inquietante del razzismo, l’esaltazione e la cattiva politica.

Lorenza Accardo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...