Il corpo negato. La mostra Bodies Revealed

Si è conclusa il 4 maggio scorso la mostra itinerante “Bodies revealed”, un’esposizione di veri corpi umani plastinati: “tutti i corpi e gli organi sono conservati grazie ad una speciale tecnica che permette la conservazione del corpo umano tramite la sostituzione dei liquidi con polimeri di silicone”. Un’esposizione costruita con precisi fini didascalici: mostrare come funziona il corpo, che cosa esso sia.

Eppure , passare da un esemplare all’altro non facilita il silenzio. Se quelli esposti sono dei corpi umani, sono tuttavia davvero “corpi”? Come vengono percepiti? Si è di fronte a un cadavere, ma non c’è scandalo. Perché?
Ponendosi queste domande, il visitatore si costringe di fatto a una riflessione semantica sul “corpo”; riflessione che è possibile prolungare e ampliare proprio in relazione a questo tipo speciale di “incontro ravvicinato” con l’anatomia.

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E’ possibile isolare diversi significati del termine corpo e, per ognuno, innumerevoli connotazioni. Accontentiamoci tuttavia di tre accezioni: il “corpo” come cadavere, come persona e come organismo.

Il corpo si oppone al cadavere: linguisticamente è la vita che si oppone alla morte, il body che si differenzia dal corpse.

Eppure, in questa costruzione, la morte non è necessariamente la negazione del corpo, ma la sua conservazione in uno stato altro, prima assente. Il cadavere è, come sostiene Jean Baudrillard in Lo scambio simbolico e la morte, modello per poter pensare il corpo, non già sua cessazione. “Cadavere” e “persona” si oppongono, insomma, quali interpretazioni del medesimo segno: il “corpo” appunto, di cui individuano due spettri differenti.

Parafrasando il titolo della mostra, fatichiamo a percepire il corpo rivelato come “persona”. Ciò è più profondamente dovuto a due caratteristiche:

a) la mancanza di processi di individuazione, resa possibile dallo scambio simbolico (il corpo-segno, design-ato, marchiato), quindi la negazione del processo;

b) l’assenza della pelle addetta all’individuazione, alla percezione dell’altro come umano e diverso da noi; quindi, la negazione degli elementi utili all’innescarsi del processo.

Le significazioni non sono assenti, ma è cambiata la natura del segno. Il corpo non è più animato socialmente, in quanto gli è negata un’identità sociale. Il corpo è certamente morto, si potrebbe obiettare, ma è come se non potesse essere pensato vivo. Cosa accade, quindi?
Ciò ci porta a interrogarci sul secondo significato del corpo, cioè sul modello medico del cadavere.

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Anche qui, tuttavia, si rilevano della anomalie rispetto alla proposta post-moderna:

a) le significazioni non aderiscono al modello-corpo del cadavere. Non ci sono le cause della morte, o quantomeno non vengono mostrate. Gli organi danneggiati sono letteralmente asportati, significando così la patologia alienata – non la patologia in atto.

b) Il cadavere è fissato, plastificato. Si è sotto il corpo, puro biologico che supera la significazione medica del corpo. Nel cadavere vengono arrestati i processi di degradazione e vi è perciò una negazione della morte mediante la negazione del post mortem.

c) Il cadavere così trattato è e, al contempo, non è biologico. Se ne mostra il funzionamento, ma non funziona, un po’ come un’automobile smontata.

La legge della biologia nasconde il corpo, lo subordina a significazioni per cui esso è mero supporto significante.

Si può forse parlare di una reificazione, per cui il corpo diventa il significante della legge del funzionamento a cui è subordinato, cessando di essere segno. Una reificazione, attraverso la quale il corpo è s-figurato e trans-figurato in meccanismo.

Alberto Sonego

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Una risposta a “Il corpo negato. La mostra Bodies Revealed

  1. L’ha ribloggato su Filossenoe ha commentato:
    Un bell’argomento, “il corpo”.
    L’avevo preso di petto nella mia tesi di laurea, con tutta quella teoria sull'”irrompere” del corpo nella campagna per le politiche 2008. Oggi non credo più che sia stata un’irruzione, in realtà. Penso che per motivi fisiologici e culturali, il corpo sia presente come veicolo di senso per un sacco di concetti, nel dibattito quotidiano. E’ il veicolo più immediato, del resto. Forse il più efficace. E’ una cosa che va oltre l’immagine, ovviamente. Coinvolge anche il vissuto, il linguaggio, la storia che racconta, il modo di presentarlo e il luogo mediatico in cui si presenta.

    Eppure, se c’è una cosa che ha deluso, in queste elezioni, è proprio il contatto fisico con questo corpo onnipresente. Piazze disertate, incontri ridotti al minimo, partecipazione faccia-a-faccia in declino. Da approfondire.

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