L’epifania degli 80,98 € di Renzi. Iniezione di speranza post-ideologica

La voce “Credito DL 66/2014” inserita nella mia busta paga prevede l’accredito di 80€ disposti dal governo Renzi. La voce espressa alla fine del cedolino, dopo innumerevoli trattenute estremamente esose, stringe con il lavoratore un contratto non soltanto di veridizione, ma un vero e proprio contratto passionale.

Dopo due pagine di ritenute fiscali, abbiamo il segno positivo (+) a suggellare lo stipendio; che dire: “detto e fatto ma quanto è bravo il premier …”.

Gli 80,98 € ci sono. È un fatto? È un oggetto? È un soggetto? È un processo? Che cos’è?

Se non ci va di pensare, lo rubrichiamo come un fatto connesso a una manovra economica e politica nuova, non sottrattiva e quindi la valutiamo come un oggetto di per sé favorevole; ideologicamente magnifichiamo il segno positivo e narcotizziamo tutto il resto: visto da questa prospettiva, consideriamo l’accredito nella sua componente manifesta, quella autoevidente.

80 euro Renzi

Non credo che il governo Renzi creda davvero che gli 80,98 € siano risolutivi, se non per un’imboscata con prole in un McDonald’s due volte in più al mese, ma credo che emerga da questa manovra politica la sicurezza che le modalità del cosiddetto fare di oggi, data l’ipermediazione di un pubblico sempre connesso, non possano che essere rette da una sintassi della certezza piuttosto che dalla densità delle proprie scelte politiche, in altri termine dal proprio corredo ideologico.

Dato il supernetwork in cui viviamo, l’essere sbugiardati è la norma, l’eccezione è reggere la discorsività sociale che i propri gesti inaugurano: l’accredito in busta paga, puntuale, ha un indubbio valore veridittivo che orienta le possibili interpretazioni sul fatto e lo incasella in un contesto in cui il movimento critico o inferenziale però è meno libero; il governo di Renzi intraprende un programma d’azione e l’accredito testualizzato nella busta paga ne rappresenta l’autosanzione positiva.

È una Storia come altre.

Il senso si organizza narrativamente, tanto in una saga epica quanto in un resoconto asettico, qualcosa si acquisisce e qualcosa si deve lasciar cadere. Il senso si costruisce così, con perdita e acquisizione. Allora spuntano i lavoratori a partita IVA e i disoccupati: essi sono il ritaglio perso della selezione post-ideologica del Governo attento alle attese digitali dei propri elettori e dimentico dei bisogni più profondi degli stessi.

Si sceglie tra contingenze: il cedolino con gli 80€ è il risultato di una scelta, è un modo di dire qualcosa e nel mentre un modo di costruire chi lo dice, giusto o sbagliato che sia. Il Governo esibisce così le proprie scelte politiche e l’accredito ne rappresenta una traccia, funzionale alla circolazione di narrazioni strategiche che servono al sistema per situare se stesso in relazione agli altri.

L’accredito insegna a sperare, nel mentre si disimpara a sognare, nel mentre ci si accontenta di mangiare, la rivoluzione può aspettare: facciamo attenzione a non divenire però gregari di un potere non così innocente.

Se potessi mangiare un’idea, avrei fatto la mia rivoluzione

Giorgio Gaber

Fabrizio Binetti

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