Ti piace il programma? Dimmelo e ti dirò chi sei

Una domanda circola da sempre nel mondo dei broadcaster televisivi: “come si comporta il pubblico davanti al mio programma?”. Per rispondere il mercato televisivo si è affidato agli istituti di rilevazione come Istat o Nielsen. Oggi, però, le risposte più accurate sul comportamento degli spettatori si ottengono dall’analisi dei modelli narrativi della social tv.

La social tv rappresenta la massima espressione televisiva attuale. Avete mai inviato un tweet o condiviso un post sul vostro programma preferito? Bene, queste azioni sono il segno che qualcosa nel mondo della televisione è cambiato: la tv è diventata uno strumento alla stregua dei social network e il programma è il contenuto. In questo senso i programmi approdano, seppur in maniera semplificata, anche su Internet e ci appaiono davanti agli occhi, nelle nostre home page. Riflettendoci, siamo un po’ tutti spettatori nell’arco della giornata, e quanto contano queste interazioni nel totale degli ascolti diventa un problema rilevante: perché se alla fruizione televisiva si affianca anche quella online, allora è il caso di registrare e studiare il modo in cui avviene.

Da questo cambiamento di prospettiva sono nate società di rilevazione e analisi qualitativa delle interazioni online (come Bluefinlabs, Trendrr, TvGuide) che hanno studiato le dinamiche d’interazione sui social network per capire il comportamento degli spettatori a partire dai loro commenti. Ma in cosa differiscono questi studi da quelli precedenti? Date uno sguardo al grafico sottostante: rappresenta la quantità di tweet inviati durante l’episodio del 28 agosto 2012 di Pretty Little Liars.

IMMAGINE. Grafico delle interazioni Twitter per l'episodio 3X12 di Pretty Little LiarsLa divisione standard promossa da Anne-Marie Roussel coincide con l’inizio (primo picco), il corpo (picchi centrali) e la fine dell’episodio (picco finale). Se sovrapponiamo questo grafico all’episodio, “The Lady Killer, ci accorgiamo di come i picchi corrispondano ai momenti passionalmente più importanti della narrazione: colpi di scena, guerre, scoperte, momenti salienti e tutto ciò che ci tiene incollati al televisore.

A questo punto, qual è il valore dell’apporto semiotico? L’analisi della narrazione correlata alla quantità di interazioni, e l’analisi delle interazioni stesse (la cosiddetta sentiment analysis) per capire se gli spettatori gradiscono il programma oppure no. In questo caso l’alternanza di picchi e vallate richiama un’alternanza narrativa particolare. In molti criticano l’utilizzo di cellulari e tablet di fronte alla tv, sostenendo che utilizzandoli non ci si goda il programma, il film o la serie televisiva. Ma, di tutta risposta, l’analisi mostra come i picchi si generino nei momenti in cui la narrazione, il susseguirsi degli eventi importanti (quelli che ci fanno capire la storia), rallenta a favore di scene poco narrative ma emozionalmente forti (quelle scene che percepiamo come avvolgenti) in cui non è importante seguire cosa succede, ma percepire la sensazione che la scena ci trasmette. Volete un esempio? Guardate come hanno reagito due ragazze durante l’episodio.

Messo così, l’uso di cellulari e tablet durante un episodio non è poi così fuori dalla norma. Quanto tempo impieghiamo a scrivere un tweet? E quanto ci mettiamo ad alzarci dal divano per andare a prendere l’acqua? Presumibilmente l’orologio segnerà tempi molto simili.

Simone Pardini

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