Freegans. Tutto il buono della spazzatura

La sostenibilità dell’alimentazione è un problema sempre più attuale nella nostra società. La soluzione per una dieta variata, eco-compatibile ed economica, arriva dall’unico posto a cui mai avremmo pensato: la spazzatura. È davvero possibile pensare che i rifiuti possano essere ancora utili risorse?

FreegansSe pensate che il crudismo vegano sia la linea di confine fra l’alimentazione e lo sport estremo, allora dovete ancora fare i conti con il freeganism, stile di vita anticonsumista, che si basa sul consumo consapevole e moderato e su pratiche quotidiane come la condivisione delle risorse, recupero degli scarti.

Ma, nel concreto, che cosa fa un freegan? Principalmente combatte contro lo spreco dello risorse alimentari della società in cui vive e, per farlo, rovista nella spazzatura. Già, la spazzatura. Dopo anni passati a combattere le multinazionali responsabili di violazione dei diritti umani, abuso di animali e delle risorse naturali, gli attivisti hanno realizzato che il problema non si limita alle compagnie che combattevano, ma all’intero sistema e all’intera società, basata su materialismo, competizione, conformismo e avidità. L’unico modo per combattere questa battaglia, e vincerla, era cambiare campo da gioco.

Così nasce il dumpster diving, sport estremo delle filosofie alimentari, ovvero il recupero di prodotti alimentari scartati, o più volgarmente, buttati nella spazzatura. Quella che può sembrare la più folle delle pratiche ha delle sue motivazioni e regole molto precise. Non tutti possono essere divers: servono un preciso equipaggiamento (luce, guanti, lozione antibatterica e un kit di pronto soccorso), l’adesione a un codice etico (non si rovista nel cassonetto del vicino) e a regole di buona educazione (non si lascia in disordine!) e, soprattutto, una buona dose di coraggio. Con tutto questo si può scoprire che supermercati, panifici, negozi di giocattoli e non solo gettano via, ogni giorno, veri e propri tesori.

I freegans quindi mangiano quello che gli altri buttano via. Se alle mancinità alimentari siamo quasi abituati, questa particolare filosofia supera le altre e ci obbliga a pensare il cibo in un modo completamente diverso. Il freeganism non mette in discussione solo le pratiche di produzione, come succede nei regimi alimentari biologici o cruelty-free, o le pratiche di consumo, come nel caso dell’alimentazione vegan e vegetariana, ma l’intero sistema che è così completamente sradicato e sostituito. Il cibo non si compra, né al supermercato né dal fruttivendolo; il cibo si produce da sé o si cerca fra la spazzatura.

In una società come la nostra in cui è sempre più evidente che il cibo è denaro, tutto questo appare come una rivoluzione. Il rifiuto, ovvero lo scarto, l’avanzo, quello che abitualmente pensiamo come non più edibile, torna con un semplice gesto ad essere risorsa e alimento.

Le pratiche dei freegans, però, non si limitano al recupero degli scarti alimentari. Con i Free Markets e i Freestores si impegnano a ridurre la produzione di rifiuti; con il bike-sharing cercano di promuovere una mobilità sostenibile; attraverso il Couchsurfing e lo Squatting promuovono una cultura dell’abitare sostenibile e gratuito mentre con la Guerrilla Gardening promuovono uno stile di vita verde.

In Italia qualcosa di simile è nato grazie alle Social Street, il buon vicinato 2.0 che cerca di ricostruire i legami di quartiere sulla condivisione di risorse e conoscenze, il recupero degli spazi verdi comuni e la riduzione dei rifiuti grazie al riuso.

Gli spaghetti dalla spazzatura, per adesso, non sono cosa da tutti.

Anna Loscalzo

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