“Scrivere e pubblicare in un mondo senza lavoro.” Appunti dal festival di Internazionale 2014

David Randall: consigli ed esperienze in salsa british da un angolino del festival di Internazionale a Ferrara.

Festival Internazionale Ferrara, foto ricordo David Randall

Se desiderate far scomparire quella malsana impressione di essere i soli a voler vivere della propria penna e ricevere qualche consiglio pratico e diretto, David Randall è la persona che fa per voi. Ha sessantatre anni, una lunga carriera di giornalista alle spalle e ha la capacità e la voglia di trasmettere le sue conoscenze. Quale miglior occasione per imparare se non dall’esperienza di un altro?

“Badare ai fatti non alle opinioni”: è uno dei leit motiv dei tre giorni di incontri mattutini. Capelli bianchi e piglio britannico, David ama raccontare fatti, che messi insieme diventano storie.

“Prendiamo un esempio.”

Dice, mentre percorre avanti e indietro il breve spazio tra le sedie e la cattedra.

“Mettiamo il caso che dobbiate intervistare Cecilia,” David punta il dito verso una ragazza seduta poco dietro di me “che ha assistito allo scoppio di una bomba in stazione ed è ancora sotto shock. Che cosa le chiedete?”

Lo sguardo acuto sorvola gli astanti, mentre si siede sulla cattedra accavallando le scarpe bianche da golf.

“Se è ancora sotto shock e le chiedete ‘ma cosa è successo?’ probabilmente darà informazioni confuse. Vi dirà, ‘c’era un uomo ferito lì, la bomba, ha fatto crollare tutto e poi là c’era un altro uomo a terra, penso che fosse morto, oddio…’ ma voi con questo tipo di informazioni potete fare poco. Allora, la cosa che dovete fare è dirle, ‘Cecilia, non ti preoccupare, calmati. Dov’eri prima che accadesse tutto?’ E lei vi dirà che era, per esempio, davanti alla caffetteria. Poi le farete, ma solo a questo punto, la domanda più importante per un giornalista: cos’è successo, dopo?”

Così, con la semplicità degli aneddoti, David dà al suo piccolo uditorio un consiglio importante: bisogna ricostruire narrativamente, secondo una linea temporale, e per farlo è necessario collezionare tutti i dettagli possibili, anche i più insignificanti. Un giornalista è uno storyteller, racconta storie che sono composte di fatti reali. Evitate di scrivere banalità, i vostri lettori non sono stupidi.

Il festival di Internazionale si è chiuso Domenica 5 Ottobre, e così anche il workshop con David Randall, in corso Ercole D’Este 37, a Ferrara, nelle aule della facoltà di Giurisprudenza.

Se il modo garbato e incoraggiante con cui condivide la sua esperienza contrasta con l’idea burbera che si ha del mondo giornalistico, l’amore per i fatti è qualcosa che di certo, per lui, non si perde in fumose apologie. Il messaggio che lascia è un pacchetto sintetico di consigli pratici e l’incoraggiamento a osare. “People become how they think of themselves”. Il raggiungimento dei propri sogni, dice Randall, dipende da quanto provate a metterli in pratica. Dovete volerlo con il cuore e soprattutto: “knock! Don’t sit out of a door hoping for someone on the other side to open it for you. Knock. Knock. Knock!”.

David scrive su Internazionale da alcuni anni, è senior editor del settimanale londinese The Independent on Sunday. In Italia ha pubblicato Tredici giornalisti quasi perfetti (Laterza 2007) e Il giornalista quasi perfetto (Laterza 2004). Ha intervistato Paul MacCartney, ama giocare a golf, fotografare farfalle ed è nato, racconta, in una casa con soli tre libri: è lo storyteller che vorreste incontrare se siete all’inizio di un lungo e faticoso percorso nel mondo della scrittura.

Marta Pellegrini

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