Yogurt biologici: anche il packaging vuole la sua parte

Silent salesman, il packaging ha il ruolo strategico di orientare la scelta finale del consumatore e nel settore alimentare biologico rappresenta una leva competitiva decisiva.
Ecco un esempio particolarmente interessante di come si può strutturare la comunicazione col cliente attraverso questo strumento.

Spesso nel biologico la comunicazione ha il fine di far percepire il valore d’uso del prodotto attraverso una strategia referenziale. Lo yogurt, quindi, non è un fine, ma un mezzo per raggiungere qualcos’altro.

“Fattoria Scaldasole” ha ben chiaro questo punto e sfrutta il suo packaging per trasmettere un impegno etico, ambientale e sociale, che mette il consumatore al centro della creazione di valore. Lo yogurt è contenuto in un vasetto di plastica trasparente sottilissima e all’esterno e sul fondo c’è un rivestimento in cartone con su scritto “Apri, Leggi e… Ricicla”. In questo modo il consumatore viene immerso in una situazione/rito che va oltre il consumo:gli viene chiesto un impegno diretto fino allo smaltimento della confezione.
In più, i prodotti della“Fattoria Scaldasole” richiamano uno specifico immaginario della Natura, che assume forme diverse a seconda del gusto di yogurt.

  1. Natura “grezza”
    Le spighe e i colori che ricordano la canapa evocano l’assenza di qualsiasi contaminazione da parte dell’uomo; il prodotto si presenta “come Natura crea”.

 

Scaldasole-2_Natura Etnica

  1. Natura “etnica”
    L’indicazione del Paese di provenienza rende il prodotto esotico, e allo stesso tempo ne valorizza l’aspetto etico attraverso il marchio “Fairtrade”e il claim “Da commercio equosolidale”.

Scaldatole-3_Natura Territoriale

  1. Natura “territoriale”
    Questa volta l’indicazione di provenienza regionale tipica e la silhouette dell’Italia fungono da garanzia, così come il claim “Valorizziamo la regionalità!”
  1. Natura “rustica”
    Accomuna un po’ tutti i gusti “Fattoria Scaldasole”: ognuno ha i marchi di qualità Bioagricert e Demeter e la dicitura “Da agricoltura biologica” che suggeriscono uno stato produttivo pre-industriale. A questo si aggiunge il termine “Fattoria”, con tutto il suo carico semantico pre-urbano.

Se allarghiamo lo sguardo ad altre aziende presenti sul mercato, notiamo che il discorso portato avanti da “Fattoria Scaldasole” è simile a quello di altri brand, ma viene articolato in maniera decisamente più completa.
Prendiamo, per esempio, i prodotti della linea “Carrefour Bio”.

Carrefour_YoHanno lo stesso packaging da 250 gr, negli stessi materiali e la stessa logica biodinamica. Sono provvisti di certificazione Demeter e presentano riferimenti al mondo della natura “grezza” e “rustica”, come la mucca e i prati alpini. Eppure la linea Bio dell’azienda francese instaura col consumatore un rapporto basato su una valorizzazione critica: la confezione si limita a illustrare i materiali di cui si compone, con brevi cenni all’agricoltura biodinamica, per il cui approfondimento si rimanda al sito ufficiale demeter. Tutto un altro approccio rispetto a “Fattoria Scaldasole”, che per illustrare quegli stessi principi coinvolge direttamente il consumatore rivolgendogli una domanda precisa sul suo stile di vita.

Flavia Bizzarro

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