Le sentinelle in piedi: reazionari democratici?

Le Sentinelle in Piedi non sono propriamente un aggregato di razzisti o fascisti, ma attirano spesso la compagnia di questi figuri. E non è difficile immaginarne il perché. “La natura dell’uomo della civiltà” richiama un qualcosa di insindacabile, senza tempo. Anche se politicamente corretto e coperto di retorica liberal, non convince l’appello alla libertà di parola. Nel silenzio, rivolta alle dirigenze ecclesiastiche o alla popolazione intera, una questione rimane: cosa accade quando la ‘Natura’ si appella alla libertà di espressione?

Sentinelle in piedi, manifestazione

Le Sentinelle in Piedi (Les Veilleurs) nascono in seno a La Manif pour Tous, congrega di associazioni cattoliche francesi che, a partire dal 2012 in Francia, mettono in campo una serie di proteste contro l’estensione dei diritti di coppia alle famiglie lgbtq. “Apolitiche  e aconfessionali”, le Sentinelle in Piedi, rivendicano il diritto a esprimere una democratica e preventiva opposizione all’estensione di questi diritti civili, accusando il termine ‘omofobia’ (a cui evidentemente si sentono vicine) di essere pericoloso e ambiguo, se non un fittizio arnese nelle mani della “gender theory”. La violenza contro l’individuo è punita, e tanto basta. Per questo sostengono che non ci sia bisogno di alcuna aggravante repressiva nei loro confronti, semplici cittadini amanti dello status quo e non omofobi reazionari.

Le Veilleurs raccontano di un diritto naturale incontestabile che precede qualsivoglia deviazione umana: “ritti, silenti e fermi vegliamo per la libertà d’espressione e per la tutela della famiglia naturale fondata sull’unione tra uomo e donna”. Un uomo e una donna sono Natura, perché si riproducono dando vita a nuovi esseri umani. Un sillogismo, tributato alla scienza, a cui segue, a parer loro, l’altrettanto naturale processo di accudimento dell’infante in virtù delle proprietà fisiche della diade monogamica eterossessuale. Si oppongono infatti, con l’ultima manifestazione nazionale, alla “minaccia” di adozioni da parte di coppie omossesuali per “affermare che un bambino non è un diritto” ma la naturale conseguenza dell’unione fra uomo e donna vincolati, naturalmente, da leggi (sante o meno) che ne certifichino l’unione. La Natura non è una teoria o un diritto, ma un dato di fatto incontestabile. Non sono semplici amanti dello status quo, sono anche difensori della Libertà, quella naturale s’intende.

Prima considerazione: si definiscono come “metodo” per un “futuro migliore” ma glissano sui contenuti, delegati a una generica difesa della libertà d’espressione. Nel caso italiano si oppongono al ddl Scalfarotto che, insistono, rischia di equiparare le loro opinioni contro le adozioni lgbtq agli atti di violenza omofoba.

Seconda considerazione: razzisti e fascisti sono attratti come mosche da una simile elucubrazione. Oltre a censurare il mondo omosessuale (causa o effetto di un mondo considerato corrotto dal brulichio di minoranze malvagie e potentissime), si ritrova infatti un facile parallelo con la legge Mancino, che sanziona l’odio e la violenza nei confronti di minoranze razziali, etniche, religiose o nazionali. La realtà negazionista, dicono anche loro, è un dato di fatto non una violenza.

Simili leggi, ai loro occhi, aggravano semplici opinioni su individui in realtà non categorizzabili (la coppia etero lo è, quella omosessuale è solo artificio culturale). Negazione dell’esistenza di una minoranza da aggredire (‘l’omofobia non è concettualizzabile’) e affermazione della minaccia da parte di una minoranza aggressiva (‘le coppie omosessuali vogliono privare l’infante di un futuro sano e naturale’) fa pur sempre parte del delirio logico di ogni identitarismo, maggioritario o meno che sia.

Il richiamo malcelato, e proposto come alternativo e minoritario, a una Natura sempiterna, al culto della Tradizione, così come descritto da Umberto Eco ne Il fascismo eterno non ha nulla di nuovo. Ancora una volta l’argomentazione del mito naturale è privata di storia, depoliticizzata (secondo una critica barthesiana ora più che mai attuale). Inoltre, attraverso l’uso destro e strumentale del discorso volteriano (vedi le ultime buffissime dichiarazioni del sindaco Flavio Tosi a proposito dei 99 posse) è possibile prendere larga distanza dagli omofobi integralisti e riposizionarsi all’interno del mileu democratico nell’epoca dell’odio contro le oligarchie di casta e l’amore sconfinato per l’onesto Volk italico. Un ossimorico tip tap giocato, come ben dipinge Matteo Bordone, fra appelli libertari e obiettivi oscurantisti.

Il dispositivo di piazza, agito nell’orizzonte simbolico della chiamata nazionale, risulta perciò efficace e scaltro. Il presidio conservatore si appropria infatti di un linguaggio e di una pratica tipica dei movimenti di piazza: la non-violenza, il silenzio e la resistenza passiva (“non rispondete alle provocazioni!”). Così affine all’arcitipo delle manifestazioni pacifiche contro la guerra e così vicina alle occupazioni democratiche di Hong Kong, la veglia manifesta pace dei sensi, imperturbabilità, meditazione che, aggiunta al facile assenso guadagnato ultimamente dallo sfoggio testuale (“simbolo di formazione continua” rivelano gli organizzatori), rafforza la posizione logica, razionale, intelligente in grado di glissare sulle accuse di fondamentalismo religioso attraverso il valore laico del libro aperto, dell’uomo assorto nella lettura. Non ci si siede e si cerca invece di mostrare quella plasticità geometrica che solo le manifestazioni neofasciste ci ricordano per l’importanza dedicata alla cura maniacale della distanza fra i partecipanti (“a due metri di distanza l’uno dall’altro”): fa ordine, fa numero, non crea confusione se hai un’urgenza. E così non si interrompe nessuna funzione metropolitana: si tace, in spazi pedonali e pubblici, come quando si dedica il minuto di silenzio negli stadi o nelle scuole. Ci si permette pure una candelina che tanto, senza faccia di padre Pio, rimane pur sempre accessorio aconfessionale e apartitico.

Posto come un presidio in chiave velatamente religiosa (solo la ‘veglia’ ci ricorda direttamente l’originale provenienza del fenomeno), il programma di raccoglimento delle statuine richiama anzitutto la presenza degli antagonisti: li si vuole caldi, sbavanti, pure un po’ maneschi. Si cerca insomma la possibilità di essere dispersi. E così, chi pone lo sgombero forzato e urla sguaiate (dinamicità + voce) di fronte al disappunto di questa pratica a dir poco stoica è atteso come completamento, in veste di sintomo di mancata argomentazione. Appare spezzato dal cordone di polizia, come prezioso contributo del teatrino: una masnada barbara e sbavante, civiltà corrotta additata dalle Sentinelle e lì presente per confermare il luminoso appello a un futuro sempre uguale. Urla vs Silenzio.

Ma non vince nessuno. Difatti senza la vitalità degli antagonisti rimarrebbe solo il tragico mutismo argomentativo (tanto legato al simbolico della maggioranza silenziosa) in veste così edulcorata da far scordare le poche cose attraenti di questa cultura: l’uniforme, l’epicità fantasy e il generale risparmio di energie cognitive.

Glissando sulle possibilità proprie di ogni singolo e particolare contesto cittadino, nell’ottica simbolica di una manifestazione nazionale, molto più interessante sembra essere stato il contributo di un giovane disvelatore. L’espediente del ‘nazista dell’Illinois’ risulta di facile digeribilità, ma ancor più efficace perché disattende le attese delle belle statuine aggregandosi a esse, e risaltando pure a livello mediatico. Così le impassibili, ritte e impegnate sentinelle non sono più assediate ma riposizionate all’origine del loro discorso. I preparativi per il loro autodafè fatto di intolleranza aggressivo-passiva, di censura e disconoscimento indiretto dell’Altro assumono finalmente il contenuto, non  più anonimo dell’abito civile, ma fiero e ridicolmente anacronistico dell’uniforme religiosa, del bercio intollerante. Con questa linea si può immaginare di smontare un palco sorretto da inconsapevoli consensi (“ho molti amici omosessuali che la pensano proprio come me!”) e retoriche oltranziste proprie di un certo cattolicesimo 2.0.

Matteo Modena

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3 risposte a “Le sentinelle in piedi: reazionari democratici?

  1. Complimenti, bell’articolo 🙂 Ricco e puntuale. E come già hai specificato, non c’è nulla di simile alla “democrazia” o ad alla “espressione del libero pensiero” negli intenti di questi (sub)individui. Essi sono solo il frutto di una cultura reazionaria ed omofoba, che prende il peggio dal cattolicesimo, nell’impacciato tentativo di negare e “rivedere” qualcosa che ormai, da decenni, è scientificamente provato e sotto gli occhi di tutti: “l’omosessualità è naturale”.

  2. Pingback: TARANTO: TUTELA BAMBINI E FAMIGLIA, STASERA "SENTINELLE IN PIEDI" IN PIAZZA DELLA VITTORIA - Jo Tv·

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