La prima Leopolda di Governo: mutazioni di un brand

Cosa è cambiato dalla prima alla quinta edizione dell’incontro fiorentino?

Si è da poco conclusa la quinta Leopolda, il dibattuto incontro fiorentino che ha portato negli anni a modificare il panorama politico italiano.

È stata, questa, la prima Leopolda di governo, la prima di partito (anche se nessuna bandiera è stata esposta) e per questo ha sollecitato ancor più interesse e polemiche.

La tre giorni fiorentina si apre con un garage. Dopo aver provocato un secondo big bang, dopo aver individuato e raggiunto tappe, sempre in attesa della fermata successiva, ecco un garage in cui nascono nuove idee e si prova a far ripartire un’auto rimasta ferma troppo a lungo. Paradossalmente il popolo della Leopolda, con l’animo del conquistatore, ora si racchiude in un luogo per cercare di riparare e rimettere in moto questo paese. È sempre chiaro il messaggio d’apertura a idee e volti nuovi, ma siamo pur sempre in un garage che, nonostante la sua eco americana, non riesce ad accogliere tutti. Non saranno come i dinosauri da distruggere, ma i gufi devono rimanere fuori, come tanta altra gente costretta a seguire l’evento dagli schermi esterni. Disseminati ovunque ci sono poster e messaggi di chi nella storia non ha capito il futuro, di chi non ha compreso potenzialità e talenti giudicandoli obsoleti e permettendogli così di raggiungere una fama sempre maggiore. Anche da questi emerge una discrepanza. Dal palco viene continuamente ribadita l’apertura, la necessità di nuove idee e di un confronto, ma non tutti possono capire e interpretare il domani.

La prima Leopolda di governo mostra contrarietà anche tematiche e di svolgimento.

Da una parte vi è uno spazio maggiore dedicato ai tavoli tematici di confronto, con a capo persone in condizione di farsi portavoce delle proposte all’interno delle istituzioni, e dall’altra vede sul palco il susseguirsi di belle storie dell’Italia che ce l’ha fatta. Sono rari gli interventi interrogativi e ancor più rari quelli che auspicano l’azione della politica e delle istituzioni su questioni di rilevanza.

Non credo che la tre giorni di Firenze sia una semplice manifestazione. La Leopolda, da brand di rinnovamento della sfera politico-istituzionale italiana, rischia di diventare solo un luogo di autocelebrazione con una netta demarcazione tra chi è dentro, e perciò va avanti e vede il futuro, e chi rimane fuori, magari solo perché dentro non c’è abbastanza spazio.

Laura Dall’Omo

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