Papa Francesco “mammone” e il pugno contro la satira

La frase tanto discussa del pontefice altro non è che una sorta di richiamo all’ordine: non si uccide in nome di Dio, ma questo non autorizza a prendere in giro le religioni. Ma perché su Dio non si può scherzare? Dietro le quinte della metafora del Papa ci sono le paure umane.

Papa Francesco Pugno

La mamma è sempre la mamma. Chi di noi non ha mai fatto a botte con i compagni dell’asilo per offese alla madre? Mamme, e sorelle per la verità, bersaglio preferito specialmente dai ragazzi del liceo, quando dire al tuo amico “Ieri ero a letto con tua sorella” ti fa sentire un po’ più virile degli altri.

Forse davvero è solo un residuo di un’arcaica lotta per diventare maschio alfa, forse sono scorie della nostra società maschilista e patriarcale (chi mai offenderebbe il babbo altrui per scherzo?), fatto sta che le famigliari di sesso femminile sono da sempre oggetto di battute più o meno gradite tra coetanei perlopiù di sesso maschile. Tutto questo per tornare sulla frase del Papa: “Se offendi mia madre, aspettati un pugno”.

La frase ha scatenato una pioggia di reazioni su tutto il web, accendendo la discussione sull’opportunità di una simile dichiarazione.” Che in diversi ora si debbano dare da fare a spiegare “cosa voleva dire” Papa Francesco è in realtà un’ulteriore conferma del fatto che lo ha detto male.” ha ricordato Luca Sofri sul suo blog Wittgeinstein. Riflettendoci, l’affermazione di Sofri è vera per metà.

Papa Francesco ha scatenato un polverone semplicemente perché la sua affermazione è rimbalzata su Internet, dove ci sono migliaia di pubblici differenti, ma la sua affermazione, per quanto con una premessa ecumenica, in realtà era rivolta ad un pubblico preciso: quello dei cristiani cattolici. Il richiamo alla “mamma”, metafora della religione, e quindi di Dio, è quanto di più cattolico si potesse fare. Il Dio-mamma è una figura ricorrente del pensiero di Papa Francesco, ripresa dalla visione di Papa Giovanni Paolo I, meglio noto come Papa Luciani, il primo a dichiarare “Dio è madre”.

L’uscita di Papa Francesco non a caso ha avuto grande successo tra i fedeli. La metafora usata da Francesco altro non è  che un richiamo a tutti i cattolici per difendere la dignità del loro pensiero religioso dalle grinfie della satira, è un vero e proprio appello a quello che Eco chiama “enciclopedia”, ossia le conoscenze pregresse che ci permettono di interpretare un qualsiasi messaggio. Facendo appello all’enciclopedia del mondo cattolico, Francesco lo ricompatta sotto di sé e lo guida all’azione, alla difesa della dignità religiosa.

Scalfari su Repubblica auspicava una legge in grado di punire le offese alle religioni. Ma qual è davvero il limite tra offesa e libertà di espressione? Come si garantisce la dignità alle religioni senza sconfinare in leggi contro la blasfemia?

In realtà la satira è rifiutata in toto da ogni confessione religiosa perché è profana per eccellenza, scova i difetti, li amplifica e li deride; le religioni si sentono umiliate, private della loro aura di divinità, della loro sacralità. Il Dio onnipotente non può essere imperfetto e dunque non può essere oggetto di scherno; chi prende in giro Dio prende in giro la fede e i bisogni da cui essa nasce, è un attacco diretto alle più antiche fragilità dell’uomo. Ecco perché la metafora del Papa è tremendamente efficace, la religione è un rifugio, una guida certa nelle incertezze del mondo, esattamente come lo è una madre per suo figlio. La reazione del pugno è una sorta di esorcismo alla paura, un esorcismo che la satira fa attraverso la risata.

Il dualismo è evidente: la satira vuole essere libera, la religione vuole essere al di sopra della satira. Le due litiganti continueranno a guardarsi in cagnesco, almeno finché si occuperanno l’una dell’altra.

Leonardo Sanna

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