Laddove fanno il deserto, lo chiamano Islàm

“A questi qua piace proprio tanto il deserto.” – così commenta amaramente Dario, un lettore di Wired.it, la distruzione di Hatra per mano dell’Isis.

Islàm (إسلام, consegna totale [di sé a Dio]) è una parola controversa. Sfogliando il dizionario, proprio perché condivide la stessa radice trilittera S-L-M di salam (سلام , pace) è assimilata ai concetti di pace, salute, salvezza. Sembra che uno dei Sette Sapienti, Misone, abbia detto: “Indaga le parole a partire dalle cose, non le cose a partire dalle parole”. E forse non aveva tutti i torti.

È una pace, quella bramata dai jihadisti, che, oltre a fare carneficina di occidentali, cancella un patrimonio di tutta l’umanità: luoghi di culto, libri, reperti archeologici. Qualche tempo fa, in un video registrato nella città di al-Mawṣil, l’ennesimo scempio. Vengono mostrate statue, in particolare quella di Nergal, antica divinità mesopotamica, dapprima gettate in terra, poi distrutte a martellate. A commento, nello stesso video, un estremista afferma: “Il Profeta Maometto ha tirato giù con le sue mani gli idoli quando è andato alla Mecca. Ci ha ordinato di distruggere gli idoli e gli stessi compagni del Profeta lo hanno fatto. Quando Dio ci ordina di rimuoverli e distruggerli, per noi diventa semplice e non ci interessa che il loro valore sia di milioni di dollari”. Una “promozione di valori e virtù” – così la chiama l’Isis – che evidenzia relatività e rovesciamento dei sistemi di valori cui siamo abituati.

Infatti uno dei detti attribuiti al Profeta recita: “Quelli che saranno puniti più severamente da Dio nel giorno del Giudizio saranno i pittori e gli scultori”. Questa è una delle regole che ha determinato la legge dell’irrappresentabilità, spesso mal interpretata come un’assoluta proibizione del figurativo. Dietro la proibizione non c’era il voler scoraggiare la creatività artistica, ma il voler evitare l’idolatria che statue e ritratti eseguiti per venerazione, magari esposti in luoghi di preghiera, avrebbero potuto suscitare nei fedeli.

british museum islam

Recentemente, il British Museum ha annunciato di aver in cantiere una mostra permanente: The Albukhary Foundation Gallery of the Islamic World. Saranno allestiti due spazi. Nel primo verranno esposti oggetti relativi a Bizantini, Vichinghi e Spagna musulmana, insieme a lampade da moschea in vetro, decorate con versetti islamici, che hanno poi ispirato artisti e designer europei del XIX secolo. Nel secondo, l’arte islamica sarà declinata nelle tre dinastie che dominarono il mondo islamico: Ottomani, Safavidi e Moghul, raccontati con ceramiche, dipinti e gioielli all’insegna delle diverse contaminazioni artistiche.

“Speriamo questa nuova galleria permetta di guardare alla cultura dell’Islam da Spagna a Cina in modo diverso”dice Venetia Porter, curatrice della sezione Medio Oriente del British Museum che, proprio grazie alle donazioni della Albukhary Foundation, può vantare una delle più importanti collezioni del mondo. Un proposito, quello della mostra permanente, fiorito sulla scia del successo di Hajj, esposizione che ha meritato il premio ISESCO.

Sfugge alla proibizione l’arte figurativa del calligrafo Hassan Massoudi. Nell’opera الــســــلام (as-salam, Pace) i significanti vengono morbidamente rimaneggiati per ricongiungerli col proprio significato: una colomba. Chissà che Islàm, parola dai significanti e dai suoni così familiari a salam, non riesca a consegnarsi totalmente allo stesso gesto grafico del significato simbolico di una colomba.

Verdiana Vino

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...